L’Agenda 2030 e una sostenibilità non solo ambientale

l 25 settembre 2015 le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs – Sustainable Development Goals), articolati in 169 Target da raggiungere entro il 2030. L’Agenda rappresenta un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo sul piano ambientale, economico e sociale. In questo modo, ed è questo il carattere fortemente innovativo del progetto, viene definitivamente superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione energetico-climatica e si afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo.

In questo scenario, tutti i Paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra Paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, anche se evidentemente le problematiche possono essere diverse a seconda del livello di sviluppo conseguito.

Sebbene Agenda 2030 abbia introdotto la necessità  di riconsiderare, ampliandolo, il concetto di sostenibilità, la situazione ambientale rappresenta uno degli aspetti cruciali di tutta la questione. E il fermento globale ne è la conferma: dalle indicazioni e dagli impegni di leader politici e vertici delle principali Istituzioni, fino alle mobilitazioni di piazza che vedono nei ragazzi di Fridays for Future il motore trainante, l’attenzione al clima rimane di primaria importanza.

Europa: il Pacchetto 2020 per il clima e l’energia

E, in questo senso, parallelamente al progetto dell’Agenda (o meglio, anche in anticipo, visto che gli obiettivi della strategia sono stati fissati dai leader dell’UE nel 2007 e sono stati recepiti nelle legislazioni nazionali nel 2009), l’Europa ha deciso di fare di più definendo il Pacchetto per il clima e l’energia 2020, una serie di norme vincolanti volte a garantire che l’UE raggiunga i suoi obiettivi in materia di clima ed energia entro quest’anno. Il pacchetto definisce tre obiettivi principali: taglio del 20% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990); 20% del fabbisogno energetico ricavato da fonti rinnovabili; miglioramento del 20% dell’efficienza energetica.

Come sta andando? Abbastanza bene, possiamo dire. A fine gennaio, infatti, Eurostat ha diffuso gli ultimi dati disponibili rilevando come nel 2018 il 18% dell’energia utilizzata nei Paesi dell’Unione è stata prodotta grazie alle rinnovabili. Dato che conferma il trend in aumento degli ultimi anni.

Europa, la road map verso il 2020 (fonte: Eurostat)

L’obiettivo del 20% si riferisce alla totalità dell’intero Continente, ogni singolo Paese nello specifico ha fissato il proprio target da raggiungere calcolato in base alla situazione di partenza: per Malta, ad esempio, è fissato al 10%, per la Norvegia al 67,5%. Per quanto riguarda l’Italia, è già dal 2015 che il nostro Paese è oltre l’obiettivo stabilito del 17%, anche se nel 2018 è stata registrata una flessione quantificabile in mezzo punto percentuale. In particolare, riportano gli ultimi dati Ocse sul benessere Equo e Sostenibile, la quota del consumo di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili che fa registrare un 34,3% totale nel 2018 (tre punti in più dell’anno precedente). Migliorano, inoltre, i valori degli indicatori della qualità dell’aria nei comuni capoluogo, mentre rallenta il consumo di suolo.

Italia, la road map verso il 2020 (fonte: Eurostat)

Note meno dolci sono arrivate, invece, per quanto riguarda i rifiuti. Istat parla di progressi “significativi” ma “ancora insufficienti”: restiamo lontani dall’obiettivo del 65% sulla raccolta differenziata che doveva essere raggiunto nel 2012 (siamo al 58,1%).

Tornando ai dati Eurostat, i Paesi scandinavi sono quelli nei quali il superamento del target 2020 è più significativo. Bene anche Estonia, Croazia, Bulgaria e Repubblica ceca.

Olanda e Francia sono invece le nazioni più lontane dagli obiettivi, rispettivamente del 6,6 e del 6,4%. I Paesi Bassi hanno 12 mesi di tempo per raggiungere il 14% di consumi energetici da fonti rinnovabili, la Nazione transalpina il 23%. Nonostante alcuni ritardi, però, nel 2018 l’Europa ha compiuto un ulteriore passo avanti verso l’obiettivo.

Una situazione, dunque, che potremmo definire mediamente soddisfacente, per quanto il lavoro da fare sia ancora di notevole portata. L’impressione è che l’Europa e gli Stati nazionali, chi più chi meno, abbiano intrapreso azioni serie e concrete per la salvaguardia del clima e della salute, presente e futura, dei propri cittadini. Anche l’Italia, con le dovute riserve, conferma di essere sulla buona strada e le ultime misure contenute nella Manovra 2020 riguardanti il Green New Deal testimoniano, come sostiene anche Enrico Giovannini, portavoce ASViS,  un deciso slancio in avanti  e provvedimenti innovativi per la transizione ecologica.

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