“Un patrimonio scolastico insicuro e obsoleto”. Nell’immaginario collettivo sono probabilmente due i luoghi a dover essere, prima di tutti gli altri, i più sicuri: gli ospedali e, appunto, le scuole. Invece quello che esce dal Rapporto della Fondazione Agnelli sull’edilizia scolastica è un profilo profondamente inadeguato sotto tutti e tre gli aspetti presi in esame (sicurezza, sostenibilità ambientale, didattica). Ci sono scuole costruite vicino a una discarica, altre accanto ad industrie inquinanti o in prossimità di campi elettromagnetici. E poi ci sono smog e inquinamento acustico che entrano nelle aule; il traffico che non rende sicuri ingresso e uscita degli alunni perché manca un’area protetta. Sono 9.200 gli edifici monitorati nel 2018 e interessati da questi fattori di insicurezza e ‘disturbo’, mentre per altri 3.110, secondo le relazioni dei tecnici degli enti locali risalenti a tre anni fa, sono state rilevati notevoli problemi strutturali che interessano tetti, solai, muri.

In Italia ci sono esattamente 39.079 edifici scolastici di ogni ordine e grado, e solo del 59% (23.000) è possibile risalire con precisione all’anno di costruzione, la metà del totale delle strutture è stata edificata tra il 1960 e il 1985, il 3,6% (1.345) tra il 1900 e il 1920, il 3,9% (1.461) addirittura prima del ‘900 [dati su un totale di 37.586, il numero non comprende gli edifici di cui non si conosce l’anno di costruzione]. Per il 12,7% (4.572) sono stati rilevati fattori di insicurezza nell’ambiente circostante (traffico, aree degradate, transiti ferroviari, aree industriali).

Molte scuole sono costruite senza criteri antisismici e con l’impiego di materiali scadenti

Molte scuole sono fragili, edificate senza attenzione ai criteri antisismici, con l’impiego di materiali scadenti e velocemente deperibili, con diverse carenze sia nelle strutture portanti, sia negli impianti; così come sono numerosi i casi in cui non sono state adottate misure per l’abbattimento delle barriere architettoniche. A questo va aggiunta l’assenza di adeguate politiche di manutenzione. Lo scorso anno il dossier di Legambiente e Cittadinanzattiva al riguardo confermava già la gravità della situazione rilevando numeri da emergenza: nelle scuole italiane si verificherebbe un crollo ogni tre giorni di lezione.

Per quanto concerne la sostenibilità ambientale, i nostri edifici scolastici sono poco efficienti dal punto di vista energetico: lo sono per la già citata inadeguatezza degli impianti, per l’utilizzo di fonti per il riscaldamento inquinanti o inefficienti, perché solo il 38% ha i doppi vetri e appena il 12% possiede materiali di isolamento delle pareti esterne, mentre i pannelli solari sono montati su poco più di un quarto delle strutture.

Il rapporto ha voluto dedicare attenzione anche alle modalità didattiche, anch’esse definite obsolete: spazi scolastici pensati e costruiti per una didattica tradizionale (figlia del baby boom degli anni ’60 e ’70 in cui si viaggiava al ritmo di 800 nuove scuole all’anno) e sostanzialmente ‘trasmissiva’. Cattedre la centro e rialzate, banchi in fila davanti al docente, lavagne al muro, con una logistica che lascia difficilmente spazio a modalità didattiche diverse dalla lezione frontale.

Entro il 2030 oltre un milione di alunni in meno per calo demografico

Che fare? La prima cosa che verrebbe in mente sarebbe quella di costruire ex novo edifici scolastici al passo coi tempi, sicuri, magari auto-sostenibili. E bene no, non sarebbe questa la scelta migliore secondo la Fondazione: è stato stimato, infatti, che entro il 2030 le nostre scuole perderanno un 1.100.000 alunni a causa del calo demografico. Quindi “non occorrono nuove scuole. Serve sistemare o ricostruire l’esistente e nel farlo ripensare a spazi adeguati alla didattica innovativa. È un investimento prioritario”, ha dichiarato Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli.

Per sistemare l’esistente occorrono circa 200 miliardi: mutui Bei, taglio agli sprechi e 8×1000 all’edilizia scolastica tra le possibili soluzioni

E per farlo servirebbero 200 miliardi di euro, tre volte le risorse dedicate all’intero comparto dell’istruzione, una spesa superiore all’11% del Pil nazionale. Una quantità di denaro immane, stimata sulla base della spesa complessiva (opere edili, arredi, compensi) per la ristrutturazione della scuola media Enrico Fermi di Torino, e che è stata di circa 1.350 euro al metro quadro, da moltiplicare per i 150 milioni di mq corrispondenti all’intera area degli edifici scolastici italiani. “È una cifra enorme – dice ancora Gavosto – ma non impossibile se si costruisce un piano ventennale finanziato anche con mutui Bei e con l’abbattimento degli sprechi sui consumi energetici”. E’ inoltre di questi giorni l’emendamento del Decreto fiscale depositato in Commissione Finanze alla Camera che permetterà ai contribuenti di destinare l’8×1000 all’edilizia scolastica, scegliendo tra cinque categorie di intervento: ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili adibiti all’istruzione scolastica di proprietà pubblica.

Non curare la scuola è come dimenticare di annaffiare l’orto o di rifare il letto, è una forma di sciatteria depressiva, un torto che si fa al presente e un sabotaggio in piena regola del futuro. (Michele Serra)

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