Ci sono immagini della cerimonia di insediamento di Trump che, ben più di tante cronache e analisi, ci introducono eloquentemente nel “nuovo mondo”: la mimica facciale mentre pronuncia il suo rivoluzionario discorso, culminato nel proclama “andremo su Marte”; il look di Melania, elegante, ma talmente austero da essere causticamente definito dal “Washington Post” da “vedova di mafia”; lo schieramento osannante del neo capitalismo, i padroni delle nuove tecnologie e l’ambiguo braccio teso di Musk.
Trump punta ad obiettivi clamorosi e che appaiono insostenibili: la deportazione di due milioni di immigrati; l’acquisizione del canale di Panama e della Groenlandia; l’aumento sproporzionato dei dazi…
Ma il suo discorso va preso sul serio: poco importa che si tratti di mete difficilmente raggiungibili (di sicuro, non nei quattro anni di Presidenza), lui ci proverà comunque e ha già cominciato, estromettendo immigrati, pretendendo di cambiare le mappe e aggredendo il Canada.
E il solo fatto di provarci mette in moto processi economici, sociali e tecnologici di lunga durata; finalizzati, indipendentemente dai risultati, ad affermare una dirompente visione del mondo.
Se è vero quello che nello straordinario finale del “Trono di spade” dice Tyrion Lannister (“Cosa unisce le persone? Eserciti, oro, bandiere? Le storie! Non c’è niente di più potente al mondo di una buona storia. Niente può fermarla. Nessun nemico può sconfiggerla“), Trump sta raccontando una storia travolgente. Letteralmente. Nel senso che travolge istituzioni, regole, equilibri, mentalità…
Il nano (con Trump si può dire!) continua: “E chi ha una storia migliore di chi cadde da una torre e visse?”. E Tyrion/Trump impunemente lo ha detto: “Dio mi ha salvato per il bene dell’America”. Per poi concludere: “Chi meglio ci condurrà verso il futuro?”.
Non c’è molto da aggiungere… Se non domandarsi se ci sia spazio (e quale sia) per una storia alternativa. Non di una storia americana, ma di una storia globale, della Storia di tutti noi. Chi riuscirà a farla vivere? Chi la racconterà?
Non certo le altre grandi potenze, Russia e Cina, dittature che con Trump faranno affari mentre guerreggiano. Mentre i “non allineati” e il “terzo mondo”, storicamente alla ricerca di nuovi equilibri e di riscatto, non sono più nella scena e l’ONU langue…
Eppure, questa Storia alternativa è possibile: sono le grandi questioni e contraddizioni del mondo contemporaneo che ci costringeranno a raccontarla. E a questo compito, per la sua storia l’Europa, nonostante ci appaia sterile e impacciata, non può sottrarsi dalla responsabilità di rilanciare una diversa visione del mondo.
Davanti a una disponibilità di mezzi incommensurabile, come mai prima, e, nonostante ciò, alla persistente crescita delle disuguaglianze economiche e sociali, la risposta non sta nei nazionalismi e negli egoismi, ma nella infaticabile ricerca di un equilibrio tra solidarietà e progresso. L’Europa, che ha dato vita al Welfare e alla economia sociale di mercato, può e deve tenere aperta questa prospettiva.
La straordinaria libertà offerta dal progresso tecnologico viene compromessa dal “grande fratello” (la velocità con la quale i nuovi padroni del vapore sono corsi al capezzale del vincitore è impressionante e preoccupante). Questa è una deriva che va arginata: servono leggi, una cultura del diritto e una autonomia del potere politico da quello economico (si rilegga il discorso di Eisenhower, molto citato in queste settimane), che l’Europa può sostenere.
C’è poi la questione delle libertà civili e personali, compresi gli orientamenti sessuali.
Si dice, e con qualche ragione, che l’eccesso di adesione da parte dei democratici americani alla cultura Woke sia una delle ragioni della sconfitta. Accettare, ad esempio, che venga censurata, addirittura rimossa, la storia passata per una esasperata idea del “politicamente corretto” è una aberrazione, ma lo è anche la reazione oscurantista che oggi ci viene proposta. L’Europa, negli ultimi vent’anni, ha sperimentato il consolidamento delle libertà personali in equilibrio con una visione comunitaria.
Ancora: abbiamo bisogno di una visione e una proposta sul creato e la sua difesa.
L’uscita dell’America dalle convenzioni sul clima deve trovare risposta. L’Europa, con tutti i limiti che sappiamo, ha maturato un livello di progresso tecnologico e una consapevolezza collettiva che le consente di tenere insieme sviluppo e ambiente.
Sarà in grado l’Europa di oggi, divisa e incerta, di farsi protagonista? Di ricominciare a scrivere una storia alternativa, quella che l’America non racconta più, o sara anch’essa sommersa dall’onda che sembra vincente?
Sarà in grado l’America di ritrovare la strada maestra verso quelle frontiere che l’hanno resa protagonista nella affermazione delle libertà e della democrazia?
Sarà possibile dar vita a una rete globale impegnata nella ricerca di un altro destino?
A queste domande, in questa tormentata epoca nella quale riappare concreto lo spettro della guerra, non ci sono risposte consolanti.
Ma, proprio la Storia lo dimostra, nemmeno inesorabili conclusioni.



