Il massiccio attacco che gli Stati Uniti e Israele stanno conducendo contro la Repubblica Islamica dell’Iran sarà quasi certamente ricordato come la pietra tombale su qualsiasi parvenza di diritto internazionale e degli organismi multilaterali creati dopo la seconda guerra mondiale per dirimere pacificamente le controversie tra gli Stati. La crisi di questo sistema era in corso da tempo ma sembrava che a metterlo in discussione fossero soprattutto quei Paesi dove le regole democratiche sono solo apparenti, quei Paesi cioè in cui le leadership non hanno un problema di consenso interno e ritengono che le opinioni pubbliche possono essere tenute a bada dagli apparati repressivi. La Russia di Putin che ha scatenato la guerra con l’Ucraina, drammaticamente ancora in corso, è il principale esempio di quanto sopra affermato.

Ma perché leaders la cui sopravvivenza dipende indissolubilmente dal voto dei loro elettori, come Trump e Netanyahu, decidono di poter prescindere da qualsiasi legittimità internazionale e scatenano una guerra contro l’Iran proprio mentre erano in corso negoziati finalizzati ad una soluzione pacifica ? Anche in questo caso sembrano prendere spunto da Putin che non accenna a diminuire gli attacchi al popolo ucraino nonostante i tentativi negoziali in corso.

L’Iran non è soltanto lo Stato canaglia che, da quando è ascesa al potere la teocrazia sciita di Khomeini, non ha mai smesso di sostenere in tutti i modi possibili il terrorismo islamico, che non esita a massacrare i suoi stessi cittadini che protestano per ottenere condizioni di vita decenti e diritti civili minimi, che alimenta la guerra totale in Medio Oriente sostenendo, al pari di Netanyahu nei confronti dei palestinesi, la non legittimità dello Stato di Israele. L’Iran moderno è uno Stato antichissimo, erede dell’impero persiano e quindi con una profonda identità nazionale che ha radici ben più profonde dell’attuale Stato islamico. Gli iraniani non sono arabi ma persiani, sono un popolo con un alto tasso di scolarizzazione, sono circa 90 milioni di cittadini, possiedono un patrimonio culturale e monumentale tra i maggiori del mondo, controllano risorse energetiche necessarie a mezzo mondo (hanno le seconde riserve mondiali di petrolio). Anche sul piano militare hanno un apparato bellico importante e hanno sviluppato tecnologie militari (vedi i droni Shahed) di avanguardia.

Lo Stato islamico degli ayatollah non è una semplice teocrazia ma è strutturato con strutture repressive e di sorveglianza interna molto pervasive, i “Guardiani della Rivoluzione”, i Pasdaran non sono soltanto un corpo paramilitare pesantemente armato ma un’organizzazione complessa, una vera e propria holding che dispone di risorse finanziarie, industrie, centri di ricerca, partecipazioni finanziarie fuori dal Paese; sono un centro di potere almeno pari a quello degli ayatollah. L’Iran quindi non è una “tigre di carta”!
Attaccare così l’Iran è allora un’operazione ad alto rischio per i due “bulli” Trump e Netanyahu. L’Iran non è il Venezuela dove Trump riuscendo con un blitz a neutralizzare il dittatore Maduro e a ricondurre il regime sudamericano sotto il controllo statunitense, ha potuto quindi vantare davanti all’opinione pubblica interna e internazionale, di aver eliminato dalla scena un dittatore sanguinario.

Allora, tornando alla domanda iniziale, perché lo stanno facendo? La risposta è banalmente semplice: per una questione di consenso interno, per mantenere il loro potere. Ambedue dovranno affrontare a breve dei momenti elettorali importanti. Netanyahu sa che dopo la disfatta del 7 ottobre solo una guerra, giustificata con la sopravvivenza di Israele, può consentirgli di rimanere al potere alle prossime elezioni. E’ la stessa strategia utilizzata nella guerra di Gaza, prolungata ben oltre la ritorsione per l’attacco del 7 ottobre, con l’idea di poter realizzare il genocidio totale del popolo palestinese.

Trump ha recentemente inanellato una serie di insuccessi che lo stanno indebolendo moltissimo anche con il suo stesso elettorato: la vicenda dei dazi con la sconfessione delle sue scelte da parte dell’Alta Corte statunitense, la gestione dell’ordine pubblico con il comportamento criminale dell’ICE, l’aumento dei prezzi al consumo per gli americani anche a seguito della politica sui dazi, la resistenza della Federal Reserve al tentativo trumpiano di fargli abbassare il costo del denaro in una situazione economica incerta, le grottesche rivendicazioni sulla Groenlandia e sul Canada, sono tutti insuccessi che gli statunitensi metteranno sul conto di Trump nelle elezioni di midterm del prossimo autunno. Lo stesso successo dell’operazione venezuelana non è stato sufficiente a ribaltare i sentimenti dell’opinione pubblica. E allora? Allora un’altra guerra. Ed ecco l’Iran, l’avversario di sempre, l’impero del male, il destabilizzatore del Medio Oriente, il nemico esistenziale di Israele.

L’Iran, in questa fase, sta soffrendo di tre pesantissime debolezze: i bombardamenti dei mesi scorsi hanno indebolito il suo potenziale bellico, le proteste popolari contro il regime degli ayatollah represse nel sangue hanno creato una grande frattura tra i cittadini e il potere, i principali alleati, a partire dalla Russia, impegnati in altri conflitti e quindi impossibilitati a dare sostegno alla Repubblica Islamica. Tuttavia, come detto, l’Iran non è una “tigre di carta”. Sembra reagire in maniera ragionata attaccando le monarchie del golfo e gli altri Paesi che offrono supporto logistico agli americani, ha predisposto per tempo la successione nelle linee di comando sia militari che governative depotenziando le operazioni Israele-americane di eliminazione della leadership compresa l’uccisione della guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, sa che nessuna guerra si vince senza schierare truppe sul terreno.

Ovviamente non sappiamo quanto durerà l’offensiva e come finirà. Se anche si riuscisse ad abbattere il regime iraniano c’è un rischio altissimo di ritrovarsi in una situazione simile a quella della Libia del dopo Gheddafi. Purtroppo possiamo essere certi che in ogni caso a perdere saranno la civiltà, il diritto internazionale, i popoli che ancora una volta pagheranno il prezzo imposto dai signori delle guerre.

1 commento

  1. È tutto perfetto Salvatore cio che hai evidenziato.Il problema maggiore è che il costo di questa ennesima follia sarà pagato dai derelitti ( anche qui si ripete lo schema degli attacchi agli ospedali e alle scuole) e dai deboli ( noi europei poveri di risorse e purtroppo non solo energetiche). Ma quale strategia per il “dopo”hanno questi pazzi che cercano solo di salvare le loro poltronee di arricchise se stessi? Un rozzo come Trump sa cosa sia stata ed è la Persia (come tu giustamente ci ricordi )? Ch

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