O il mondo è popolato interamente da pacifisti, tanto che tutti possano vivere senza senza armarsi, o altrimenti è necessario prendere adeguate misure preventive contro gli insopprimibili conati di ladroni, violenti, prepotenti, guerrafondai.
L’uomo pacifico, nobilissima specie, è un uomo tranquillo, dedito ad attività nobili, a numerosi rapporti amichevoli, ha una forte attrazione per gli aspetti estetici e piacevoli del mondo e della vita, e tende istintivamente a rifuggire dalle noiose e intristenti precauzioni di difesa dei suoi beni e della sua persona. Ma ciò lo rende vulnerabile presso i ladroni e sopraffattori, che, quasi sempre, spinti dal loro insaziabile desiderio di dominio e di beni altrui, diventano aggressivi e violenti dove è facile fare preda. Il pacifista, per non solleticare i loro istinti aggressivi, dovrebbe espungere da sé ogni aspetto di attrattività sua e dei suoi beni; scegliendo di essere povero e meschino, così da non istigare, anche se involontariamente, gli appetiti del violento,. Questi non perderebbe il suo tempo con dei poveracci, che non gli assicurano nessun appetibile guadagno. Al massimo li infastidirebbe per scherno o li asservirebbe, riducendoli in schiavitù.
I paesi ricchi e disarmati sono stati nella storia oggetto del desiderio di preda dei paesi poveri e affamati o dei ladroni per natura. Taranto, nel terzo secolo a.C., era una città fiorentissima e godereccia della gloriosa Magna Grecia, in un territorio ubertoso e con un clima dolcissimo. Quella città stuzzicò gli appetiti dei rozzi pastori e contadini romani ed i tarantini, assuefatti alla bella vita, non erano in grado di difendersi. Chiamarono perciò a farlo Pirro dall’Epiro, il quale, da buon mercenario, non valse a salvare Taranto, che fu smantellata delle sue mura e assoggettata a Roma, dove andarono le sue ricchezze (272 A.C.). I soldati romani portarono distruzione e morte anche in tutto il territorio ionico, Metaponto, Eraclea, Sibari, Crotone, patrie di filosofi, letterati, matematici, e la regione più ricca e felice della penisola cadde in totale abbandono e miseria. Meno male che Roma, affascinata dalla cultura della Magna Grecia, si lasciò poi civilizzare da essa. Ma quella terra non si è più ripresa, perché non si fece trovare preparata a far fronte ad un’aggressione militare, lontana dallo spirito della loro città, felice di se stessa, tanto che le ragazze di Taranto (le tarentille) e gli uomini di Sibari (i sibariti) erano ritenuti persone dalla vita spensierata e felice per il mondo di allora. Ma il primitivismo belluino ed aggressivo dei romani, dalla vita dura ed ingrata, distrusse la loro beata felicità disarmata.
Vi è come una legge di compensazione ineludibile che regge la convivenza dei popoli. O i più fortunati condividono i loro beni con i meno fortunati, accogliendoli, o vi sarà, prima o poi, la rabbia di questi a distruggere la felicità di quelli, perfino per istinto belluino di uccisione del diverso. Pensiamo agli inermi indios schiavizzati o uccisi dagli europei nelle Americhe, abitate da nativi innocenti e pacifici. Né si può controllare questo meccanismo, se i popoli della pace e della mitezza non sapranno organizzare la loro difesa dai popoli dell’aggressione e del latrocinio. Occorre la previdenza collettiva della difesa per far fronte all’aggressione dei violenti. La NATO aveva alla sua fondazione questo scopo esclusivamente difensivo, di solidarietà nella difesa per renderla deterrente. La pace non va solo amata, ma va coltivata, difesa e perfino paradossalmente imposta, per farne la benefica tutrice della convivenza sul pianeta, che difenda i miti e dissuada i violenti. I pacifisti hanno la missione di farlo, e non solo per se stessi, ma anche per infrenare ovunque i ladroni violenti, con l’esempio, se possibile, con l’imposizione convincente altrimenti. Essi hanno minore o nessuna propensione ad associarsi, ritenendosi ognuno abbastanza potente e volendo godere individualmente il frutto della prevaricazione. Due bellicisti entrerebbero in conflitto di supremazia o di quote di spartizione. I pacifici non hanno problemi di supremazia, non dovendo spartire bottini contendibili. Potrebbero, tuttavia, avere problemi sulle quote di partecipazione alla comune difesa collettiva ma, essendo pacifici e miti, eviterebbero conflitti interni e si affiderebbero al ragionevole compromesso.
Se l’Ucraina fosse stata membro di una coalizione internazionale, Putin non l’avrebbe aggredita, invasa e martoriata, come ha potuto fare, senza che il popolo ucraino, com’era giusto, avesse pari diritto di ritorsione, non eseguibile trovandosi sotto minaccia nucleare. E così i Russi hanno potuto invadere e devastare il territorio ucraino, disseminarlo di morte, senza che gli ucraini abbiano potuto contrattaccare con uguale misura, secondo il giusto criterio della proporzionalità nella difesa, seminando morte nelle città russe. E così i cittadini russi non hanno avvertito il morso distruttivo della guerra in casa, che li avrebbe sollevati contro il loro governo. E per questo Finlandia e Svezia hanno chiesto precipitosamente l’adesione alla Nato, e non perché fossero belliciste o avessero intenzione di invadere la Russia, ma per difendersi da suoi pretestuosi e comodi appetiti imperialistici, sotto il ricatto nucleare. E’ allora evidente che gli amanti della pace, che vogliono e devono difenderla dai bellicisti, non devono disdegnare di armarsi. Essi, di propria iniziativa, non useranno mai le armi, ma se necessario sapranno farlo per difendersi, com’è loro diritto e per difendere la pace, come valore umano trascendente, valido universalmente in se stesso, e contrastare le degradanti aggressioni belluine e spegnere così, possibilmente, tutte le tentazioni aggressive dei diffusi prepotenti bellicisti. Se non si facesse ciò non si consentirebbe alla pace di imporsi sull’intero pianeta, che costituisce il fine più alto e nobile di un uomo razionale e perciò pacifico. Seppure con le armi, la pace va tutelata e perfino imposta universalmente e per farlo i pacifisti devono essere pari o superiori ai bellicisti, e tuttavia le loro armi sono nelle mani di chi mai prenderà l’iniziativa di usarle. Si tratta di strategia preventiva, per dissuadere guerra.
Se tutti i popoli pacifici, che sono la stragrande maggioranza, si unissero in una coalizione pacifica, potrebbero impedire la guerra armata anche tramite collettive barriere commerciali o di altre restrizioni, pur persuadenti contro le aggressioni armate, impedendo, con le proprie armi di dissuasione, l’uso delle armi attive degli aggressori. Quando non erano le montagne, o i grandi fiumi a proteggere la Città, questa si rendeva imprendibile con alte mura intorno, come Tebe o Gerico. Mura e castelli erano strumenti di certezza difensiva. Quali sistemi, inerti e di sola difesa potrebbero funzionare oggi? Forse li fornirà la telematica, che già ne produce alcuni che intercettano gli attacchi aerei. Forse si potrà installare una funzione di intelligenza artificiale planetaria che escluda preventivamente ogni tentativo aggressivo. Questi strumenti di sola difesa esalterebbero la funzione di un pacifismo finalmente mondiale e lo auguriamo ai nostri figli e nipoti. Ma i carri armati, che cannoneggiano sventrando le città, come li fermeremo? Il pacifismo ci obbligherebbe a subirli e portare la croce, cantando il salmo pacifista? Se il popolo ucraino fosse sceso per le strade occupandole, avrebbero potuto i carri armati russi penetrare in città, schiacciando centinaia di migliaia di persone inermi? Potrebbe essere una modalità di difesa passiva, di tipo gandhiano, proponibile ed efficace? La pace, bene inestimabile, non ci è concessa di diritto, va conquistata. Bene il nostro esempio pacifico, nella speranza che sia virale, ma sappiamo che così non è, ed anzi è forse il contrario, se il pacifismo inattivo agevola le tentazioni aggressive altrui. Da pacifici dobbiamo non solo dare esempio di pace, ma mettere in atto tutto ciò che è necessario per imporla dappertutto, perché stabilmente regni ovunque sul nostro pianeta, e possibilmente con una ONU davvero democratica, senza veti, che agisca con equanimità nella direzione della pace tra i popoli. Ma dovremmo mettergli a disposizione un esercito sopranazionale di dissuasione o di interposizione, per evitare ogni scontro tra eserciti nelle crisi di guerra… Accetterebbero le nazioni, soprattutto le grandi, questa riduzione della propria autonomia ed anche della propria prepotenza? E’ bello sognarlo. Siccome ciò non è all’orizzonte, il pacifismo deve essere propositivo, attivo, concreto ed efficace, perché un pacifismo inerme, testimonianza di altissimo valore umano, pur senza volerlo, tradisce la stessa pace, perché provoca e stimola il grezzo e volgare istinto del bellicista, offrendogli prospettive di facile guadagno. Lo Stato ha, invece, per sua fondamentale funzione la sicurezza esterna (l’esercito) ed interna (tribunali e carceri). Non può assumere nobili ideali a costo della vita dei suoi cittadini, la cui difesa è il primario suo dovere. Lo Stato dovrà armarsi, ed insieme professare che mai userà le armi di sua iniziativa, perché sceglie l’opzione nobile del pacifismo, ma concreto e responsabile.
Perché l’alta missione etica pacifista viene concretamente garantita non dal disarmo, ma dall’efficace armamento difensivo per spegnere quello offensivo altrui. Il disarmo bolso e senza prudenza alimenta le tentazioni del bellicista. Lo ha da sempre capito la saggezza popolare, condensata nel vecchio monito: “chi agnello si fa, lupo se lo mangia”. Di fronte ad un qualsiasi agnello il lupo sentirà l’istinto irrefrenabile di aggredirlo e strazialo. L’agnello deve corazzarsi se vuole salvarsi, o avere amici che corrano a strapparlo dal lupo. E comunque, i pacifisti si rispettino tra loro senza incriminarsi per le diverse enunciazioni sulla concretezza necessaria per salvare la pace universale, sospirata da Immanuel Kant (1724-1804), che la poneva nelle ragionevoli convenzioni. Occorre essere totalmente solidali tra pacifisti, che non devono smentire se stessi aggredendosi reciprocamente nei dibattiti. Occorre, invece, trovare insieme la strada più efficace non solo per contrastare ogni aggressione, ma ancora meglio per prevenirla, o cancellarne per sempre l’eventualità, attraverso la coalizione universale e fraterna di tutti i popoli amanti della pace, nella collettiva organizzazione della difesa dissuasiva, fino a quando dal pianeta sarà bandito ogni bellicismo, come forma residuale di umanità degradata e belluina.
Nel frattempo, la pace va diffusa e difesa, e perfino, per quanto paradossalmente, imposta, perché è un valore, come la verità e la giustizia con essa connesse. Perché anche la pace, senza giustizia, è una resa senza dignità, una condizione umana servile. Di verità deve nutrirsi la giustizia e di giustizia la pace, una pace attiva e feconda, come insegnano gli ultimi Pontefici Cattolici.



