La PACE non è e non vuole essere sinonimo di acquiescenza o di arrendevolezza alla prepotenza dell’altro, non è e non vuole essere affermazione di sé, della propria condizione sociale, della propria potenza, del proprio credo religioso o politico. La PACE è innanzi tutto riconoscimento dell’altro, accettazione delle differenze, delle diversità e quindi capacità di confronto, di dialogo, di comprensione, di mediazione. Ma come affermato prima, questa parola, che dovrebbe essere sacra e inequivocabile per l’intera umanità, spesso viene svilita, svuotata di significato, utilizzata per fini del tutto contrari al suo significato universale.
Durante il dibattimento nel maxi processo contro la mafia, istruito dai giudici Falcone e Borsellino e da tutto il pool antimafia della Procura di Palermo, prese la parola il boss mafioso Michele Greco, soprannominato il “Papa” di cosa nostra, e rivolto al Presidente della Corte, il giudice Alfonso Giordano, gli disse testualmente:” io vi auguro la “pace” sig. Presidente, a tutti voi auguro la “pace”….e vi auguro ancora, sig. Presidente, che questa “pace” vi accompagnerà nel resto della vostra vita”. Credo sia evidente a tutti lo stravolgimento, in questa dichiarazione, della parola PACE e del suo significato. Essa diventa minaccia, provocazione, sfrontatezza, annuncio di un prossimo regolamento violento dei conti.
In questi giorni il Presidente Trump ha varato il “Board of Peace”. Si tratta di un consesso dei governi di circa una ventina di Paesi del mondo, sostanzialmente asserviti o ricattati a vario titolo dal Presidente Trump e a cui si è purtroppo accodato anche il nostro governo, unico tra i paesi del G7 e tra quelli fondatori della UE, con un ridicolo escamotage, siamo “osservatori “, per eludere i giusti impedimenti che la nostra Costituzione ha previsto in modo lungimirante per situazioni come questa. Questo “board” inizialmente era stato concepito per accompagnare il tentativo di porre fine ai massacri dei palestinesi di Gaza e avrebbe dovuto essere lo strumento principale per la ricostruzione di Gaza. Da subito però, è stato chiarito da Trump e dai suoi soci in affari (Witkoff e Kushner) che l’ipotetica ricostruzione di Gaza non sarebbe servita a ridare case e infrastrutture sociali ai palestinesi ma a trasformare la Striscia in un immenso resort di lusso in cui i palestinesi, al più, avrebbero potuto fare i camerieri. Alla faccia della linea dei “due Popoli e due Stati”!
Ma c’è di più: il “Board of Peace” non è né un organismo democratico né una struttura multilaterale. Il suo statuto e le dichiarazioni del suo fondatore lo configurano come un consesso totalmente dominato da Donald Trump che si è autoproclamato presidente a vita e a cui si accede pagando un obolo di 1 miliardo di dollari e che, peraltro, viene spacciato come il luogo dove risolvere tutti i conflitti del mondo, una sorta di pietra tombale sull’ ONU e su tutti gli altri organismi internazionali multilaterali. Però si chiama “Board of Peace” ! Un altro esempio di come si può stravolgere il significato della parola PACE che, in questo caso, viene utilizzata per mascherare i veri obiettivi che si vogliono perseguire: affari, affari e speculazioni, affari e occupazione prepotente di un territorio espellendone la popolazione che legittimamente lo occupa, affari e accaparramento di risorse naturali.




Grazie Salvatore per queste belle parole piene di impegno e consapevolezza.