Negli anni ‘70 del secolo scorso, quando c’era la guerra del Vietnam, molti di noi manifestavano per le strade e nelle piazze con lo slogan “fate l’amore non la guerra”. Ora il Wall Street Journal, nella sua ultima copertina, ci indica che il mantra dell’amministrazione Trump è il ben più cinico e prosaico: “fate i soldi, non la guerra”. Questa “filosofia” è sotto i nostri occhi in ben evidenza e soltanto chi non vuol vederla non la considera o, addirittura, la nega.

Donald Trump e i suoi sodali, fin dal primo giorno di insediamento della nuova amministrazione americana, hanno trasformato la politica estera e la diplomazia nel campo di gioco degli affari e degli interessi.

Mettiamo in fila le principali iniziative messe in atto da Trump a livello internazionale:
1- I dazi contro la maggior parte dei Paesi del mondo senza distinzione alcuna tra alleati storici e gli altri, mettendo in fibrillazione i mercati e le economie di tantissimi Paesi;
2- l’ipotesi di conquista della Groenlandia considerata strategicamente come territorio necessario sia per le consistenti ricchezze minerarie che per la sua posizione centrale per il controllo dell’Artico, regione anch’essa ricca di materie prime e, soprattutto fondamentale per il controllo della rotta artica);
3- l’approccio alla NATO soltanto in termini di ripartizione delle spese e soprattutto di procurement di sistemi d’arma Made in USA, senza alcuna visione strategica dell’alleanza euro-atlantica;
4- il bombardamento del territorio iraniano nel tentativo di risolvere “manu militari” l’annosa questione del nucleare e questo dopo aver interrotto unilateralmente i tentativi che la diplomazia internazionale stava facendo per porre fine all’arricchimento del combustibile nucleare iraniano, al fine rendere più liberi gli affari con i Paesi del Golfo e l’Arabia Saudita;
5- la proposta di trasformazione della Striscia di Gaza in una novella Disneyland o Miami, cacciando i palestinesi o al massimo trasformandoli tutti in inservienti e camerieri, senza alcuna considerazione del radicamento e del dolore di quel popolo, senza alcun rispetto del diritto all’auto determinazione sancito da numerose dichiarazioni delle Nazioni Unite;
6- la minaccia armata, il blocco navale e l’interdizione dello spazio aereo del Venezuela dove, utilizzando il ruolo di Stato canaglia che il regime al potere in quel Paese si è guadagnato usando spregiudicatamente il commercio delle droghe per sostenersi, mira in effetti al controllo delle immense riserve petrolifere venezuelane;
7- la gestione della guerra in Ucraina dove prima ha condizionato il prosieguo degli aiuti militari e di intelligence alla sottoscrizione di un accordo sullo sfruttamento da parte delle compagnie statunitensi delle miniere di terre rare ucraine, poi, ottenuto questo, ha imposto ai Paesi europei della NATO di essere i soli finanziatori dei sistemi militari americani necessari per la difesa dell’Ucraina e infine, dopo aver raggiunto anche questo obiettivo, sta tentando di imporre un “accordo di pace” che umilia l’eroica resistenza ucraina all’aggressione russa imponendogli, senza neanche ottenere un cessate il fuoco, la cessione di parti del proprio territorio ancora non conquistate dai russi in assenza di serie garanzie per la sicurezza futura del territorio ucraino. Disconoscendo il ruolo dell’Europa che ha evidenti interessi di sicurezza non solo del proprio territorio fisico e cibernetico ma anche del proprio modello politico e valoriale e proponendo alla Russia di Putin, il Paese aggressore, un vero e proprio accordo commerciale per la spartizione del business della ricostruzione utilizzando i capitali russi congelati nelle banche europee, offrendo a Putin il rientro vittorioso in tutti i consessi internazionali e l’impunità rispetto all’accusa per crimini di guerra avanzata dalla Corte Penale Internazionale.
Cosa ci dice questo breve e sommario elenco delle principali azioni trumpiane? Dove vuole andare a parare? A me sembra dimostrare la giustezza del titolo del Wall Street Journal : per il comitato d’affari che governa a Washington la pace serve a fare contratti, a fare soldi!

Per uomini come Donald Trump non conta il diritto, tantomeno quello internazionale, non contano i crimini di guerra, non contano il dolore e la sofferenza delle persone e, quando diventano presidenti del più forte Stato del mondo non contano neanche gli interessi di quello stesso Stato, anzi la forza statuale viene messa al servizio degli interessi personali e della sua cerchia di affaristi.

Se la guerra ostacola gli affari allora via la guerra e diamogli pure il premio Nobel per la Pace! A fronte di tanto cinismo ed egocentrismo è triste constatare la debolezza della nostra Europa che, a causa delle sue divisioni interne e dei risorgenti nazionalismi non riesce a proporre con la necessaria fermezza le proprie ragioni, i propri interessi strategici, la propria idea di Pace quale condizione necessaria per il benessere dei popoli e non dei singoli signori della forza.

Per noi italiani è ancora più amaro constatare che la nostra Presidente del Consiglio è non solo succube di Trump ma ne condivide la stessa ideologia di democrazia autoritaria ed esercita un ruolo di freno a tutte le possibili, autonome iniziative dell’Unione Europea.
Forse Trump riuscirà, come in Palestina, ad imporre la propria “pace” anche in Ucraina, forse riuscirà a fermare le carneficine che i suoi veri alleati, Putin e Nethanyau, stanno compiendo impunemente ma, questa “pace”, sarà purtroppo foriera di nuove e ancora più drammatiche guerre.

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