Da Ventotene il contributo delle donne al processo di formazione dell’Europa
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Non furono solo le audaci postine alle quali dobbiamo la diffusione clandestina del manifesto di Ventotene, Ursula Hirschmann e Ada Rossi, che in questi giorni sono state ricordate per il ruolo fondamentale che ebbero nel 1941 nel fare da ponte tra l’isola di confino e il continente. Ognuna di loro ed altre, insieme a loro e dopo di loro, contribuirono con determinazione e impegno individuale alla causa europea, anche se spesso i loro nomi e i loro volti non sono noti e conosciuti, come quelli dei loro compagni di vita e di avventura politica. Perché di un’avventura vera e propria si trattò all’inizio, di un sogno, come ci ha raccontato Benigni, di un’utopia, come molti consideravano l’idea che per non avere più guerre bisognava trovare una nuova forma di organizzazione politica transazionale, una federazione europea.

Donne che vengono da Paesi e da esperienze diverse, accomunate dall’orrore dei fascismi e dai disastri lasciati dalle guerre, ma che nella ricerca della pace e dell’affermazione dei diritti delle donne, trovarono nell’idea d’Europa la sintesi e l’espressione migliore del loro impegno individuale e collettivo.

Ada Rossi, Ursula Hirschmann, Fiorella e Gigliola Spinelli, mogli e sorelle degli autori del Manifesto di Ventotene, libere di muoversi dall’isola di confine, queste coraggiose donne svolsero nel resto di Italia e anche fuori dai confini nazionali un’opera di diffusione e divulgazione del progetto federalista, che continuò anche dopo la guerra e anche quando le loro vicende personali e familiari le separarono dagli autori del Manifesto.

Ada Rossi, già appartenente dal 1928 al movimento Giustizia e Libertà, farà trascrivere il documento alla sua allieva Mimma Quarti, diffondendolo negli ambienti studenteschi e universitari e formando tra l’altro una generazione di studenti, ai quali impartiva lezioni di matematica, sui principi dell’antifascismo e della resistenza. Ursula Hirschmann lo traduce in tedesco per diffonderlo in Germania all’interno del movimento di resistenza al nazismo.

Ambedue all’indomani della guerra, partecipano attivamente alla nascita del Movimento federalista europeo fondato il 27-28 agosto 1943 nella casa milanese del valdese antifascista Mario Alberto Rollier, a cui poi aderiranno federalisti da tutta l’Europa.

Ada Rossi aderì al Partito d’azione e nell’esilio in Svizzera fu attivissima nella propaganda federalista e azionista tra i giovani rifugiati, com’era nella sua vocazione di insegnante.

Nel marzo del 1945 Ursula Hirschmann contribuì a organizzare a Parigi la Conferenza internazionale dei federalisti europei, a cui partecipano anche Albert Camus e George Orwell e per anni sarà segretaria della sezione romana del Movimento federalista europeo.

L’impegno europeista sarà sempre presente nella loro vita e nella loro azione politica: Ada Rossi lo mantenne e lo praticò all’interno del Partito radicale in cui militò dopo la morte del marito, partecipando a tutte le battaglie per il divorzio, il disarmo, i temi ambientali, la legalizzazione dell’aborto, custodendo l’archivio e la memoria dei movimenti di Giustizia e Libertà, del Partito d’azione e del Movimento federalista.

Ursula troverà invece nella nascita dei movimenti femministi un felice punto di contatto con i temi del federalismo europeo, e darà vita nel 1975 al gruppo Femmes pour l’Europe. Grazie al suo attivismo le richieste legate alle politiche di genere entrarono di diritto e con autorevolezza all’interno della costruzione della politica europea e ne sono tutt’ora uno dei punti di forza .Il suo lavoro in Europa fu raccolto e continuato da una straordinaria funzionaria italiana della commissione europea, Fausta Deshormes, grazie al cui lavoro e alla rete di relazioni che seppe costruire,  per la prima volta, l’istituzione europea si è dotata di una struttura informativa rivolta all’opinione pubblica femminile.

Sui temi della pace e del rifiuto delle guerre si costruisce pure il contributo al progetto europeo dato da Anna Siemsen, pedagogista, deputata del partito socialdemocratico tedesco, pacifista ed esule in Svizzera negli anni del nazismo. Su temi quali l’educazione dei giovani, la formazione degli insegnanti, la questione femminile, costruisce le sue proposte che vennero accolte quasi integralmente nella dichiarazione adottata in Svizzera dai movimenti federalisti di 14 paesi europei nel 1946, che individuavano nella costruzione di una federazione europea il modo per superare i nazionalismi e evitare sofferenze e distruzioni causate dalle due guerre mondiali. Il suo appello in quegli anni bui di guerra e di fascismi è rivolto a risvegliare le coscienze dei popoli. Dopo la guerra sarà presidente della sezione tedesca del Movimento socialista per gli Stati uniti d’Europa e membro del Consiglio tedesco del Movimento Europeo.

Quando si parla di Madri dell’Europa non si può infine non nominare Simone Veil prima donna Presidente del Parlamento europeo nel 1979, che approda all’impegno politico in Francia dopo aver sperimentato personalmente la deportazione nei campi di concentramento e la perdita di parte della sua famiglia. Paladina di importanti riforme nel campo della sanità e dei diritti civili, nei suoi incarichi istituzionali e di governo, Simone Weil porta in Europa un impegno contrassegnato da una forte umanità, dal dovere della memoria e dalla difesa dei diritti delle donne e dai principi di solidarietà e cooperazione.

E’ molto significativo quello che Spinelli scrive nelle sue memorie, osservandola durante un pranzo istituzionale, all’indomani del suo insediamento come Presidente del Parlamento europeo: ne ammira la concentrazione, il coraggio, la consapevolezza di essere impegnata in un terreno ancora  ostile per le donne, quello della politica, e riconosce in lei lo stesso spirito assertivo e generoso che  ritrovava nella sua compagna di vita, Ursula Hirschmann e in molte donne che si impegnano in politica.

Naturalmente non sono solo queste le donne che contribuirono alla costruzione e al rafforzamento del progetto europeo; un progetto dell’Università La Sapienza di Roma, i cui principali risultati sono stati pubblicati nel libro Europa. Brevi ritratti delle Madri fondatrici. di Maria Pia Di Nonno (edizioni di Comunità 2017) vuole restituire memoria a molte di loro, protagoniste del sogno europeo, tanto quanto i loro Padri fondatori.

In questa breve rassegna di donne d’Europa ci sono delle costanti che le accomunano tutte: l’impegno per un progetto di pace, che è stato quello che fino ad oggi ha consentito all’Europa di rinascere dalle macerie della guerra, che tutte loro avevano conosciuto direttamente, per un progetto di libertà e di democrazia e la coerenza tra la loro visione politica  e la  vita personale, testimonianza di cui le giovani generazioni hanno tanto bisogno, in un momento storico in cui è difficile sognare e sperare in un mondo più giusto.

 

 

 

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