È proprio vero che il rischio di passi indietro nel cammino dei diritti delle donne è sempre dietro l’angolo. Con la parola dissenso sostituita a quella di consenso è stato stravolto il senso di una legge che, nelle intenzioni delle sue proponenti, prime fra tutte Laura Boldrini, doveva tutelare di più e meglio le donne, vittime di violenza, nei tribunali chiamati a giudicare i loro stupratori.
E tutto ciò è avvenuto dopo che, sia in commissione giustizia che in aula, alla Camera, si era trovato l’accordo tra tutti i partiti sulla modifica dell’articolo 609bis del codice penale relativo alla definizione del concetto di stupro. Tale modifica convenuta, rispondeva peraltro pienamente al testo della Convenzione di Istanbul, già recepita nel nostro ordinamento e testo fondamentale sul tema della violenza contro le donne. E soprattutto frutto di un accordo preventivo tra Presidente del Consiglio e Segretaria del principale partito di opposizione.
Cosa ancora più grave è che la modifica presentata in Senato dalla Lega sia avvenuta per mano e bocca della Senatrice Buongiorno, avvocata penalista e in passato promotrice di un’associazione a difesa delle donne vittime di violenza. Una donna che conosce bene le aule dei tribunali e che sa che questa modifica comporterebbe per le donne il carico e l’onere di dover dimostrare di avere in ogni modo tentato di evitare lo stupro che hanno denunciato.Un carico insopportabile per chi si appresta ad affrontare un processo.
30 anni fa grazie a un patto trasversale tra le donne di tutti i partiti politici lo stupro divenne un reato contro la persona e non contro la morale, come prevedeva il codice Rocco, approvato dal regime fascista di Mussolini ed allora, sulla spinta del nostro paese, le violenze sulle donne nei Balcani, furono dichiarate crimini di guerra e contro l’umanità.
Dopo 30 anni e tanta esperienza, ahimè accumulata dai Centri antiviolenza, che seguono le donne nei percorsi di recupero dopo episodi di violenza, ma soprattutto grazie a sentenze della Cassazione, che hanno fatto giurisprudenza, si è cercato di riproporre un’alleanza simile per fare un altro passo in avanti. Ma la destra che ci governa attualmente evidentemente teme i diritti e l’autonomia delle donne e, pur di affermare potere e autocrazia, non esita a sacrificare principi sacrosanti e sconfessare patti già conclusi.
Sostituire il consenso con il dissenso umilia il diritto della persona offesa, il suo diritto alla difesa per la sua dignità, e non ci può essere negoziazione su questo termine, chiaro e inequivocabile : consenso libero e attuale! Non è un problema lessicale o terminologico, vuol dire spostare l’onere della prova da chi ha commesso il reato a chi l’ha subito.
Per questa ragione il 15 febbraio scorso, in tutte le città italiane, si sono tenuti presidi, manifestazioni, iniziative promosse dalle associazioni femminili e dai centri antiviolenza, a cui hanno aderito le conferenze delle democratiche presenti nei territori e il 28 febbraio si terrà una manifestazione nazionale a Roma.
La parola d’ordine “Senza consenso è stupro”, che vede le donne ritornare in piazza dopo 30 anni su questo tema, non è uno slogan ma la chiara affermazione che solo nella reciprocità dei rapporti, nella scelta libera e consapevole, ci può essere libertà sessuale per la donna.



