Intervista a Davide Policastro (Agenzia Quorum)

È stato un errore caricare di significato nazionale l’elezione in Umbria?
Sì, la coalizione di governo ha commesso un errore molto grave. Hanno scelto un’elezione con un centrosinistra in forte difficoltà anche per ragioni interne locali, e mi riferisco allo scioglimento della Giunta per gli scandali riguardanti la sanità. E non dimentichiamo che “Sanitopoli” era stato innescato proprio dal Gruppo consiliare grillino in Umbria. Mettere assieme la ex maggioranza del Governo regionale in crisi con chi aveva dato il colpo finale alla tenuta della Giunta era difficile interpretarlo come buon viatico per la futura vittoria. Questo ha inciso sul voto e sulla pessima performance in particolare del M5S, che è andato sotto il 10%, quasi dimezzando i dati rispetto alle ultime Europee.

L’alleanza Pd-M5S quindi non può funzionare? La foto di Narni è già sbiadita?
Se fossi nella testa di Di Maio e Zingaretti non saprei davvero come fare, trovo che la questione sia  di difficile lettura da parte di entrambi. Da quando si è insediato questo governo le due forze di maggioranza non sono stati capaci di dare una nuova spinta e di offrire una alternativa alla Lega di Salvini e al centrodestra. Il M5S deve preoccuparsi di non scomparire al centronord, dove i loro elettori disertano le urne o votano altro, soprattutto la Lega. Non può aspettare le elezioni nelle regioni meridionali per ottenere risultati positivi.

Il Pd rischia di perdere anche l’Emilia-Romagna? Se fra tre mesi Salvini dovesse conquistare la terra rossa per eccellenza, il governo dovrà gettare la spugna? 
L’appuntamento elettorale di gennaio ritengo che sarebbe stato più sensato come primo test per l’alleanza Pd-M5S. Il Pd è più solido che in Umbria e anche la cultura politica dei grillini mi sembra più vicina al centrosinistra in Emilia-Romagna, quantomeno rispetto al resto d’Italia. Una buona candidatura (che è da vedere chi possa essere) potrebbe compattare le due anime della coalizione di governo. Salvini punta alla conquista di questa regione da tempo: a Bologna aveva preteso di candidare come sindaco la leghista Lucia Borgonzoni, poi sconfitta al ballottaggio da Merola. Diciamo che qui non parte favorito, ma se vince sarebbe un colpo che potrebbe rendere le elezioni anticipate molto più plausibili, anche perché ci troveremmo in un periodo post-finanziaria, quando andare a votare è più facile.

Tra i “vincitori non protagonisti” delle elezioni in Umbria c’è Renzi. Con il crollo di Forza Italia davvero Italia Viva può puntare a conquistare l’elettorato moderato? 
Renzi ha pensato bene di disinteressarsi dell’Umbria, annunciando invece che Italia Viva concorrerà in Toscana. Una mossa politica molto abile, che gli ha permesso di smarcarsi dalla sconfitta pur rimanendo al governo. A livello nazionale, staccarsi dal Pd gli ha permesso una maggiore libertà d’azione e anche di intestarsi come anti-Salvini, una investitura che fa molto comodo allo stesso leader della Lega, che vede in Renzi uno dei politici meno temibili, con un indice di popolarità di gran lunga inferiore al suo. Insomma, un ottimo avversario. Il progetto di Italia Viva punta al centro, all’area moderata. È vero che Forza Italia continua a perdere voti, +Europa non supera la soglia di sbarramento, Pizzarotti si sta rivelando un flop e Calenda non si sa bene se esista o meno dal punto di visa politico, ma sinceramente non so se esista spazio al centro, non mi sembra molto ampio. Mesi fa Demos ha pubblicato un sondaggio, dal quale si evinceva che negli anni sempre meno italiani si autocollocano al centro, si definiscono di centro. Renzi presidia questa area politica, ma a meno di uno spostamento significativo a sinistra del Pd, sul quale forse spera, rischia di rimanere minoritario, confinato in una zona asfittica.

Tra i vincitori delle elezioni umbre c’è sicuramente Fratelli d’Italia: in questo momento qual è l’elettore medio del partito della Meloni?  
Il profilo sociodemografico dell’elettorato della Meloni non è variato: Fratelli d’Italia è un partito che fa particolare presa nel centrosud, tra gli elettori di media-bassa scolarizzazione. Parliamo di un piccolo partito che pesca soprattutto tra gli elettori che vivono nelle periferie dei grandi centri urbani o nei piccoli centri. I voti a FdI sono arrivati soprattutto dalla destra del M5S, vero serbatoio da cui ha preso di più, ma anche dall’ala destra della Lega, e in parte da Forza Italia. Non ritengo però che nnostante i flussi provenienti anche da Forza Italia FdI possa trasformarsi in una nuova Alleanza Nazionale, alle cui dimensioni sta lentamente arrivando. Il partito della Meloni è e rimane una forza sovranista ed euroscettica.

Draghi è davvero “sul mercato”? Può diventare il punto di riferimento dell’area anti-sovranista?
Draghi ha negato più volte di essere interessato ad incarichi politici, al ruolo di Presidente del Consiglio in un governo tecnico. La soluzione è oggettivamente molto difficile, sarebbe un ritorno alla formula del governo Monti, che è quella che nel 2011 permise al M5S di crescere, di consolidarsi come partiti anti establishment. Sarebbe un assist politico-elettorale per Salvini e decreterebbe la fine dell’esperienza di Governo per il M5S. Draghi ha capito che non tira una buona aria, e non mi sembra che M5S e Pd possano scegliere un soggetto come draghi come presidente del consiglio. Insomma, un’altra operazione in stile monti consegnerebbe definitivamente l’ltalia ai sovranisti. E il risultato elettorale umbro ci insegna che le due forze sovraniste principali, Lega e Fratelli d’Italia, sembrano poter arrivare concretamente alla maggioranza in parlamento a prescindere da qualunque legge elettorale.

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