Alla fine è arrivato l’atteso annuncio del presidente degli Stati Uniti d’America, atteso e non inaspettato poiché era ormai nell’aria il ritiro del candidato democratico. Un uomo che negli ultimi tempi aveva fatto dubitare del suo stato psicofisico e della capacità di vincere contro il principale avversario Trump. Tra gaffe imbarazzanti e un profilo non più all’altezza del prossimo leader del “mondo libero”, finisce la corsa di Joe Biden.
Ma prima di arrivare all’epilogo, bisogna riavvolgere il nastro e vedere chi è Joe Biden: capitano di lungo corso, senatore dal 1972 al 2009, fino a quando non affianca il presidente afroamericano Barack Obama, come vicepresidente, fino al 2017. Nel 2020 “Sleepy Joe”, come venne definito in quella campagna elettorale, fu il recordman di preferenze e riuscì a battere Donald Trump, a differenza di Hillary Clinton.
Che cosa accadrà ora? Con altissime probabilità, Kamala Harris verrà nominata candidata dai Democratici, ma il tema è più complesso e si inserisce nelle pieghe di un paese diviso, anche rispetto ai fatti di cronaca che si sono susseguiti in questi giorni. L’attentato a Donald Trump e il tentato attentato a Milwaukee rappresentano non solo il clima di fanatismo presente in America, ma evidenziano anche la spaccatura interna al paese: da una parte i sostenitori di Trump, che raccolgono i sentimenti e gli istinti più brutti, rappresentati da Donald Trump stesso, e dall’altra gli anti-Trump, preoccupati per la tenuta democratica del paese qualora Trump vincesse di nuovo.
Sono ancora impressi negli occhi di tanti americani gli episodi di Capitol Hill e il “mandato morale” dato dall’ex Presidente Trump. Il fatto che la leadership democratica possa essere percepita debole dagli stessi elettori democratici potrebbe creare un clima di rassegnazione, pericoloso per la tenuta democratica dell’intero paese, già diviso in due blocchi contrapposti. I finanziatori democratici hanno spinto molto affinché si desse una leadership più “competitiva” ai Democratici, ma sarà sufficiente?
Ma il rischio resta alto, e il mito di un candidato che invita ad andare avanti, nonostante sia stato appena colpito da un proiettile, dà l’idea che Trump sia l’uomo di ferro, indistruttibile e capace di guidare un paese, un condottiero, a differenza dei Democratici, la cui leadership è indebolita e, da oggi, a mio avviso, ancor di più.
Insomma, l’America è appesa a un filo. Quello che serve agli Stati Uniti oggi è sapere che la partita è contendibile; altrimenti, l’intero sistema democratico di quel paese potrebbe essere messo in discussione.



