Incastonata nel golfo di Pozzuoli, immersa nei Campi Flegrei tra la collina di Posillipo, l’affaccio sul mare e l’isolotto di Nisida, sorge Bagnoli, un quartiere della città di Napoli che negli ultimi 100 anni è salito alle cronache per la sua storia siderurgica. Infatti, nel 1904, il governo Giolitti, attraverso una legge speciale ispirata dal meridionalista Nitti, insedia a Bagnoli un impianto siderurgico, uno dei più importanti del Mezzogiorno. Non si può pretendere che in quel periodo si tenesse conto di criteri estetici, e quindi, per la sua posizione geografica e morfologica, Bagnoli rappresentava un territorio strategico per l’insediamento di un impianto siderurgico. Anche perché l’intuizione dell’epoca era quella di portare l’industria al Mezzogiorno per cercare di colmare il divario storico con il produttivo Nord.
Lo stabilimento dell’allora Ilva inizia la sua produzione nel 1910, occupando circa 1500 operai. Fino ad arrivare a raddoppiare il numero di operai prima del conflitto mondiale, che imprimeva una sete d’acciaio tipica delle nazioni belligeranti. La storia del centro siderurgico è travagliata: nel secondo conflitto mondiale viene pesantemente bombardato e depredato, ma nonostante gli ingenti danni, il governo De Gasperi rimette in campo un piano siderurgico per Bagnoli, restituendo la centralità della produttività. Si arriva così al massimo della produttività e dell’occupazione, con 25.000 maestranze impiegate tra interni e indotto.
Attorno al sito industriale non è cresciuta solo la produttività, ma anche la coscienza sociale, civica e politica di una parte della città. La mobilitazione dei caschi gialli rappresentava un vero e proprio corpo vivo all’interno della città. Non è un caso che a Bagnoli, nonostante fosse un quartiere periferico, la presenza della criminalità organizzata fosse più debole rispetto ad altri quartieri della città. Per anni, il suono della sirena dell’impianto siderurgico ha scandito la vita e il destino di un pezzo della città, con la coltre di fumi dell’Italsider che tingeva il cielo d’arancione, rendendo il quartiere in un perenne tramonto.
Tuttavia, il 3 novembre del 1981, l’allora ministro delle Partecipazioni Statali del governo Spadolini annuncia, alla presenza di 2000 operai, la proposta di spegnimento dell’altoforno e la cassa integrazione per 4.000 operai per la realizzazione di un moderno treno di laminazione. Modernato e reso più sostenibile ecologicamente con un investimento, alla metà degli anni ‘80, di circa 1200 miliardi di lire, venne poi venduto a India e Cina per 20 miliardi.
Insomma, la storia siderurgica di Bagnoli è quasi al declino. I trattati europei impongono quote sempre più stringenti di produzione d’acciaio e quindi si pensa di chiudere lo stabilimento di Bagnoli. L’idea è quella di trasformare Bagnoli in un sito che realizzi la sua caratteristica morfologica: infatti, il suo nome deriva da “balneolis”, un luogo ricco di insediamenti termali prima dell’industria siderurgica, e quindi recuperare quella sua vera vocazione turistica.
Inizia un ampio dibattito in città e tra gli operai e le maestranze, che mai hanno subito passivamente le scelte politiche, fino ad arrivare al referendum interno. Dopo aspre, lunghe e controverse trattative sindacali, si persuade i lavoratori che l’unico modo possibile per garantire i livelli occupazionali era cambiare tutto e dare una vocazione turistica a quel territorio. Era l’unica possibilità che gli operai avevano per garantire un futuro ai propri figli. Il referendum vince con un risultato positivo e da lì in poi inizia la fine e la dismissione dell’insediamento siderurgico, una fase drammatica descritta benissimo da Ermanno Rea in uno dei suoi capolavori, “La dismissione”.
Il 20 ottobre 1990, con l’ultima colata, viene spenta l’«area a caldo» del centro siderurgico di Bagnoli ed iniziano le operazioni di bonifica superficiale realizzate da Bagnoli Spa. Nel 1993, in città, si inaugura un nuovo corso politico: Bassolino diventa sindaco di Napoli con una maggioranza progressista e inizia a delinearsi il nuovo profilo della “Nuova Bagnoli”. Infatti, nel 1996 viene approvata la variante per la salvaguardia di Bagnoli di Vezio De Lucia, secondo la quale la bonifica deve coprire circa due milioni di mq allo scopo di recuperare il valore ambientale e realistico dell’ex area industriale, sancendo il principio che chi ha inquinato deve pagare. Nel 1998, il sito Bagnoli-Coroglio viene inserito nell’elenco dei siti di interesse nazionale e nel 2002 si crea una società di trasformazione urbana con il compito di ridisegnare la nuova Bagnoli e reperire risorse attraverso la vendita dei suoli, attraendo investimenti privati.
Dopo anni travagliati, lastricati da inchieste e dall’incapacità di attrarre investimenti privati, la società Bagnoli Futura Spa fallisce nel 2014. Nel frattempo, il dibattito su Bagnoli non si è mai fermato, formando di fatto una contrapposizione del tutto inutile e quasi ideologica sulla colmata e il ripristino della linea di costa. A quel punto, l’allora governo Renzi interviene attraverso il decreto “Sblocca Italia”, inviando un commissario di governo per l’area SIN e incaricando la società dello stato “Invitalia” di attuare le bonifiche e la trasformazione urbana. In questi ultimi 10 anni si sono fatti passi avanti nel reperimento delle risorse per le bonifiche, nonostante si siano succeduti diversi governi. Infine, con il Decreto-legge n. 60 del 07.07.2024, art. 14, vengono individuate le ultime risorse necessarie per le bonifiche a mare: 1,2 miliardi di euro, di cui 28 milioni per l’anno 2024, 90 milioni per il 2025, 100 milioni per il 2026, 200 milioni per il 2027 e 400 milioni per ciascuno degli anni 2028 e 2029.
Con il reperimento delle risorse necessarie per il completamento delle bonifiche si pone fine anche all’annoso dibattito sulla colmata a mare, che verrà messa in sicurezza e non più eliminata. Insomma, Bagnoli ha rappresentato e rappresenta una sorta di cartina tornasole, un’eterna incompiuta, la pietra d’inciampo delle classi dirigenti napoletane e campane. Mi auguro che, con il reperimento delle risorse necessarie per le bonifiche da parte del commissario di governo e Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, si possa finalmente mettere la parola “fine” a una parabola triste che rappresenta una cicatrice per la città e che quest’area possa essere finalmente restituita alla cittadinanza e ai bagnolesi, che attendono da 34 anni che Bagnoli si realizzi.



