La poetica del bilancio” è il titolo di un interessante ciclo di seminari che Open Impact (società che si occupa di valutazioni di impatto sociale e di economia sociale) sta realizzando a Roma. L’obiettivo è quello di costruire una nuova visione dei bilanci – aziendali e pubblici – che permetta una valutazione non solo economico-finanziaria ma anche relativa alla loro capacità di soddisfazione dei bisogni del territorio e di generazione di valore sociale.

Siamo abituati ad una lettura asettica e pressoché automatica dei bilanci. In fin dei conti l’unica cosa, l’unico dato che conta è quello dell’ultimo rigo del bilancio: l’utile netto!
Certamente questo è un dato, un indicatore, molto efficace dello stato di salute di quel bilancio ma, sicuramente, non ci dice tutto. Intanto andrebbe verificato se quell’utile e’ effettivamente corrispondente al massimo raggiungibile oppure se, andando a rivedere le righe precedenti, possiamo scoprire che un determinato bene o servizio poteva essere prodotto in maniera più efficiente o a minor costo.
Ma tutto ciò non basta. Bisogna altresì verificare se, per raggiungere il risultato di quell’ultimo rigo, si siano prodotti anche degli effetti negativi o positivi nel contesto economico e sociale in cui opera l’impresa. Sostanzialmente dobbiamo essere consapevoli che è necessario un altro rigo: la valutazione di impatto. Anche questa tuttavia non può essere esclusivamente rappresentata come un racconto, una narrazione, ma deve tramutarsi in un valore economico ben definito!

Possiamo quindi affermare che la valutazione di impatto è una pratica utile ad attuare l’art. 41 della nostra Costituzione che così recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.”

Ancora una volta la Costituzione italiana dimostra di essere equilibrata e lungimirante!
È proprio a partire da questa nuova lettura dei bilanci che vanno considerate anche le imprese sociali. Esse devono essere valutate non soltanto per la loro capacità di stare in equilibrio economico ma, altresì, per la loro capacità di generare un valore sociale che, generalmente, riesce a essere superiore a quello delle imprese profit.
Potremmo allora scoprire che in un contesto economico più complessivo, l’impresa sociale può definirsi più performante di quelle tradizionali perché non si limita a generare soltanto un valore economico o a soddisfare alcuni bisogni sociali ma, generando valore sociale, riesce a ridurre i costi che la collettività dovrebbe spendere per soddisfare dei bisogni essenziali dei cittadini.
L’impresa sociale si dimostra essere il migliore alleato di una Pubblica amministrazione che vuole ridurre i costi senza tagliare i servizi anzi incrementandoli, il migliore strumento per una reale politica di sussidiarietà. Ecco allora perché è corretto parlare di “poetica del bilancio “. Il bilancio non è una fredda e triste sequenza di numeri e cifre, dietro ognuna di esse c’è una scelta, una decisione, un progetto che deve essere raccontato se vogliamo comprendere fino in fondo la sua valenza positiva o negativa che sia.

1 commento

  1. E’ molto interessante questa chiave di interpretazione!
    Mi piacerebbe approfondire!
    Ad esempio
    Con un piano di previsione coerente con questi principi il territorio, nel tempo, assume più valore?
    La maggior attenzione al sociale ( per brevità) integra e fidelizza coloro che vi abitano?
    Io penso di sì!

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