Nei giorni scorsi si è svolta a Roma una interessante iniziativa in ricordo di Mimmo Lucà, organizzata dalle ACLI e dalla Fondazione Achille Grandi. Lucà scomparso recentemente, è stato un importante dirigente delle ACLI, fino a diventarne vice presidente nazionale e responsabile del patronato, parlamentare della Repubblica per diverse legislature, presidente del movimento dei Cristiano Sociali.
Il suo contributo da legislatore è stato fondamentale per affermare una nuova cultura del welfare che, superando la visione ottocentesca dell’assistenzialismo caritatevole, affermava i diritti delle persone, specie quelle più deboli, i disabili, i non autosufficienti.
Da presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, fece realizzare la prima indagine conoscitiva sulle famiglie in Italia. Il convegno dal titolo “Da credente nella sinistra” non è stato soltanto un momento di rievocazione dell’opera di Lucà, bensì un’occasione di riflessione sul ruolo dei cattolici in politica.
Prodi, Manfredonia (pres. ACLI), Livia Turco, Antonio Russo (pres. Fondazione Achille Grandi), Cuperlo, Gualtieri ed altri hanno accompagnato questa riflessione offrendo diversi stimoli e pensieri “lunghi” che partendo dalla vicenda politica e sociale di Lucà devono farci riflettere sul presente e sul prossimo futuro. Oggi si fa un gran parlare dei cattolici in politica, della gamba riformista, della necessità di costruire un “centro” che guarda a sinistra. E’ un tema vero ma che il più delle volte viene declinato in riferimento a spazi di rappresentanza se non di potere.
L’esperienza dei Cristiano Sociali si poneva invece l’obiettivo di offrire, dopo la crisi del partito unico dei cattolici – la DC-, un luogo in cui l’impegno politico era vissuto come realizzazione dei valori della dottrina sociale della Chiesa quali guida morale e politica nell’impegnarsi nella lotta contro le disuguaglianze e per l’affermazione dei diritti della persona e di una maggiore giustizia sociale.
Pierre Carniti, Ermanno Gorrieri, Pietro Scoppola, fondatori dei Cristiano Sociali, e poi Mimmo Lucà da presidente del movimento, intendevano offrire questo spazio politico e valoriale a quei cattolici operatori nel sociale (CISL, ACLI, AGESCI, Azione Cattolica, FUCI, Confcooperative, ecc…) che sentivano l’esigenza di uno spazio politico coerente con il loro impegno sociale e con il loro universo valoriale.
Questa coerenza non poteva che essere ricercata e realizzata nell’ambito della sinistra politica, nell’incontro tra le culture riformiste e riformatrici del cattolicesimo democratico, del socialismo europeo, del liberalismo democratico. E’ per questo che i Cristiano Sociali si sciolsero quando nacque il Partito Democratico, ritenendo compiuta la missione di creare una grande casa comune delle grandi culture riformiste. Forse fu una decisione prematura.
Oggi, purtroppo, dobbiamo constatare un ridimensionamento della grande speranza accesa dalla nascita del PD. Una situazione determinata non soltanto da cause interne ma anche da orizzonti internazionali sempre più cupi, più difficili per la democrazia e per i progetti democratici in tutto il mondo a partire da quello occidentale, dall’Europa e dagli USA.
Un ripiegamento che sta portando anche le organizzazioni del cattolicesimo sociale ad adattarsi a questi arretramenti, a consolarsi nel ricevere le attenzioni dei nuovi poteri, senza accorgersi che così facendo finiscono per diventare funzionali a questi nuovi poteri e tradiscono l’essenza stessa del cattolicesimo sociale e della dottrina sociale della Chiesa.
Forse avremmo ancora bisogno di uno strumento come i Cristiano Sociali, certamente avremmo bisogno di persone come Mimmo Lucà.