Appunti per la Celebrazione del 25 Aprile davanti alla lapide per Saverio Tunetti
in Roma, Viale del Vignola, alle ore 10:00 – 25 aprile 2024

Il 25 Aprile è un anniversario che dovrebbe unire tutti gli italiani poiché il 25 aprile 1945 l’Italia fu totalmente liberata dall’oppressione militare, dittatoriale e ideologica del nazifascismo. Una Liberazione che ha concluso una eroica Resistenza ai fascisti e ai nazisti, con un contributo determinante militare e politico da parte degli Alleati – Gran Bretagna e USA – cui l’Italia si era unita dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943.

La Liberazione non è avvenuta in un sol giorno. Dopo il 25 luglio del 1943, con la caduta del Fascismo, i partiti antifascisti, ma tutto il popolo italiano, si erano resi conto che si doveva
riconquistare appieno la libertà. È stato un lungo percorso che si è sviluppato con la Resistenza contro i Fascisti di Salò e i Nazisti che occupavano l’Italia e contrastavano l’avanzata delle truppe alleate sbarcate in Sicilia nel luglio del 1943; che vessavano la popolazione insofferente alle angherie e alle prepotenze che fascisti e nazisti avevano accentuato con la loro occupazione e con la perdita del potere di governo sull’Italia; che
accentuavano arresti e deportazioni di cittadini necessari ai loro lavori e alle loro vendette.

La resistenza armata all’invasore nazifascista iniziò l’8 settembre 1943 e, in modo più palese, dopo la Liberazione di Roma, da parte degli Alleati, il 4 giugno 1944. Fino a quella data però, nel Mezzogiorno, gli episodi di resistenza furono numerosi e significativi.

L’insediamento del Re e del Governo italiano a Brindisi sollecitò la visibilità degli antifascisti con una prevalente presenza in Puglia e a Bari. Ricordo gli epigoni di quel periodo che ho conosciuto: in particolare i fratelli Leonardo e Albino Sacco di Matera; Rocco Mazzarone, di
Tricarico, medico di Rocco Scotellaro; Tommaso Fiore e il figlio Vittorio e tanti altri che furono poi protagonisti degli sforzi per sollevare il Mezzogiorno da un arretramento culturale ed economico. Tra gli episodi più eclatanti di quella Resistenza ricordo qui le Quattro Giornate di Napoli e la Battaglia di Mignano Montelungo Le Quattro Giornate di Napoli videro un’insurrezione popolare che, tra il 27 e il 30 settembre 1943, riuscì a liberare Napoli dall’occupazione delle forze tedesche della Wehrmacht. Nei pressi di Mignano Montelungo, tra l’8 e il 16 dicembre 1943, ci fu una battaglia tra reparti regolari italiani e l’esercito tedesco, nella guerra di liberazione dell’Italia meridionale.

La presenza di un Esercito regolare italiano in quella battaglia fu il primo segnale di una ‘cobelligeranza’ dell’Italia con gli Alleati che si tramutò in ‘Alleanza’ solo dopo l’aprile del 1944. A Mignano Montelungo morirono 784 giovani soldati italiani per contribuire allo sfondamento della ‘linea nazista Gustav’. In quel periodo, fino alla liberazione di Roma, si svolse la devastante battaglia di Montecassino. Si verificarono stupri a seguito del bottino di
guerra promesso e poi concesso a particolari reparti che avessero espugnato la linea Gustav a Cassino. Il 22 gennaio 1944 lo Sbarco di Anzio. Vari eccidi furono perpetrati dai nazisti in altri comuni del Lazio. Ricordo Dino Savelli fucilato a Borgo Montenero/Terracina insieme ad altri 4 giovani terracinesi all’alba del 4 maggio del 1944.

La Resistenza romana fu il movimento di liberazione che operò a Roma durante l’occupazione tedesca della città, durata dall’8 settembre 1943 (per la mancata difesa da parte dei vertici del Regio GP/25 aprile 2024/ Liberazione e Libertà Esercito e dopo la battaglia di Porta San Paolo, del 10 settembre) al 4 giugno 1944, data della liberazione di Roma da parte degli Alleati. La Resistenza romana coinvolse sia militari sia un gran numero di cittadini romani, i quali si opposero, in modo palese o nascosto (talora passivamente e senza l’uso di armi, oppure auto-organizzandosi in formazioni paramilitari) alle forze tedesche e alle varie milizie fasciste. Noi ricordiamo sempre, con grande commozione, il carcere inumano di Via Tasso e la strage delle Fosse Ardeatine. La rappresaglia per Via Rasella era un paradigma che i nazisti avevano presente e lo attuarono a La Storta dove i nazisti in fuga trucidarono Saverio Tunetti insieme a Bruno Buozzi e altri dodici antifascisti.
Lo ripeterono in tanti altri paesi. Ricordiamo Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto.
Oppure ricordo i racconti, gli scritti e le fotografie del mio amico Sergio Volponi che bambino – aveva la mia età – abitando a Via Rasella vide, quel giorno, i nazisti portare via il padre, Guido, impiegato nel Ministero dell’Agricoltura, che fu trucidato alle Fosse Ardeatine.

La guerra iniziata dal fascismo il 10 giugno 1940 aveva provocato lutti, distruzioni e miseria ed era proseguita dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943: sempre lutti, miseria, città distrutte, macerie e fame. Il 25 Aprile 1945 i nazisti erano stati definitivamente scacciati dal territorio nazionale. Il Fascismo, ridotto nelle angustie della Repubblica di Salò, era stato definitamente debellato e deposto. Una Festa di tutti, quel 25 Aprile del 1945, perché era la liberazione dalla paura, perché era la possibilità di esprimere una gioia legata a un
senso di speranza, di possibilità di un futuro, di afflato comune per uscire dal terrore della guerra, dalle oppressioni naziste e fasciste, di qualcosa di cui si era perso il senso e il significato: la libertà. In venti anni di dittatura il Fascismo aveva oppresso i valori della
personalità umana, della solidarietà sociale, della libertà. Chi aveva reagito era stato assassinato, fucilato, incarcerato, confinato nelle più misere condizioni – non solo ad Eboli -, esiliato, o si era rifugiato all’estero per proseguire da lì una opposizione al regime fascista e tenere vivi gli ideali di libertà.

Con la lotta di liberazione, durata quasi due anni e conclusa il 25 aprile 1945, l’Italia comprese il valore della libertà e dei sacrifici necessari per conquistarla. Proprio per questo, il 22 aprile 1946, Umberto II, nuovo Re d’Italia, con decreto legislativo n. 185, lo decretò Festa Nazionale “A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano”. Una Festa di tutti, istituzionalizzata Festa della Repubblica, insieme al 2 giugno, nel 1949, con Legge a firma di Luigi Einaudi. Con questi frammenti ricordiamo ed esaltiamo il 25 Aprile. La libertà, come sempre, ha avuto un costo e per questo dobbiamo sempre riconoscerne il valore universale. È per questo che non trascuriamo gli altri affinché si riconoscano nella
stessa celebrazione, nella stessa Festa.

Cos’era la libertà? Saverio Tunetti – che viene qui ricordato con una lapide – nel suo
mestiere di insegnante elementare aveva capito cos’era la libertà. Mi raccontava il fratello Placido, iscritto qui, alla vicina sezione PSI di via Tiepolo, che Nardo – come Saverio era confidenzialmente chiamato – mentre insegnava in Sicilia, aveva constatato che i bambini, lasciati liberi di esprimersi, apprendevano prima e meglio, anzi, indicavano nuove idee.
La libertà sollecitava quindi lo sviluppo, la cooperazione, la solidarietà. Entrato come tenente nel Regio Esercito trasmise nelle funzioni di comando quei principi ma ne verificò il contrasto, non tanto con la disciplina militare ma con il clima di arroganza che si voleva inculcare nell’assolvimento di un compito doveroso seppure ingrato. Dopo l’otto settembre si trovò tra quei militari spaesati che tentavano di contrastare i tedeschi a Porta San Paolo e comprese che un riscatto da quegli anni di oppressione si poteva solo avere riconquistando la libertà. Entrò nelle Brigate Matteotti ma fu arrestato dai nazisti e tenuto in serbo per eventuali rappresaglie. E per i nazisti l’occasione si presentò a La Storta, sulla Via Cassia, a
qualche chilometro da Roma, dove fu ammazzato insieme ad altri tredici antifascisti, nemmeno tutti italiani, che erano stati detenuti e torturati in Via Tasso.

Il 25 aprile 1945 tutti quelli che avevano voluto, lottato e sperato nella Liberazione, che avevano sofferto, anche imbelli, i dolori della guerra e la barbara occupazione nazifascista, che avevano sperato la fine della guerra e la liberazione capirono che era stata conquistata la libertà.

Meminisse iuvabit
Giova ricordare quanto costi la libertà. Bisogna tenerla cara! Cos’è la Libertà?
È come l’aria che si respira, te ne accorgi quando manca! La libertà però non è semplicemente l’assenza di restrizioni o la possibilità di scegliere tra diverse opzioni, ma anche la possibilità di realizzare le proprie aspirazioni. Se non c’è libertà non è possibile stabilire unioni e vicinanze e scambi proficui tra i popoli. Se non c’è libertà non è possibile costruire il benessere. Se non c’è libertà non è possibile costruire la pace. L’Italia e gli italiani se ne accorsero con lo slancio per la Ricostruzione. Tutto era distrutto e si dovette ricominciare daccapo, ricostruendo sì ma utilizzando tecniche, strumenti e metodi nuovi che consentirono in quegli anni del dopoguerra di costruire quello che poi fu definito, in Italia, il Miracolo economico. Nella Costituzione Repubblicana il concetto di libertà è stato recepito
come frutto del riscatto. Come condizione di crescita e di sviluppo. Come contrasto e superamento di quei criteri oppressivi con cui il fascismo aveva governato e poi portato alla rovina l’Italia. Con l’indicazione di principi e criteri che non possono essere consentiti
da nessuna dittatura. Esplicitamente, là dove vengono indicati i diritti e i doveri dei cittadini si afferma che “la libertà personale è inviolabile”.

Questa affermazione sembra avere un carattere amministrativo ma viene dopo quel fondamentale articolo 3 della Costituzione dove, tra i Principi fondamentali, viene sancito che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni
personali e sociali. E che gli ostacoli di ordine economico e sociale, limitando di fatto la
libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Lo sviluppo della persona umana e la partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale del paese si configurano come un tutto nella ricerca e nella conquista di mete sociali
condivise e di benessere da conquistare. La libertà è anche il rispetto per gli altri e il diritto a essere rispettato. Anche nelle situazioni più impervie. Mi preme ricordare una considerazione che Italo Calvino svolge nel suo racconto sulla Resistenza, “Il sentiero dei nidi di ragno”, per spiegare a un adolescente, impelagato in piccoli loschi traffici, le ragioni
dei partigiani, lo spirito della Resistenza e il valore della lotta per la Liberazione.

Scrive Calvino:
• “”Perché c’è qualcos’altro, comune a tutti, un furore…..
• Perché combattono, allora?
• Eppure, tu sai che c’è coraggio, che c’è furore anche in loro (i fascisti, ndr)…..
• Quindi, lo spirito dei nostri.., e quello della brigata nera… la stessa cosa?…
• La stessa cosa, intendi cosa voglio dire, la stessa cosa… la stessa cosa ma tutto il contrario. Perché qui si è nel giusto, là nello sbagliato. Qua si risolve qualcosa, là ci si ribadisce la catena. Quel peso di male che grava sugli uomini del Dritto (il fascista
repubblichino, ndr), quel peso che grava su tutti noi, su me, su te, quel furore antico che è in tutti noi, e che si sfoga in spari, in nemici uccisi, è lo stesso che fa sparare i fascisti, che li porta a uccidere con la stessa speranza di purificazione, di riscatto.

Ma allora c’è la storia. C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Ricordare, dopo 79 anni, chi allora stava dall’altra parte con le proprie pulsioni e passioni è legittimo. È legittimo, oltre che auspicabile e necessario, che si riconosca il senso della storia e il nuovo modo di vivere il nostro Paese, la nostra cultura che ha potuto progredire proprio perché si è affrancata, si è riscattata dalla dittatura fascista. È per questo che la Festa della Liberazione deve essere una Festa di tutti e la nostra presenza oggi qui è per impegnarci che lo sia, che il suo valore, che ha origine da un riscatto per la libertà, deve essere ribadito e sviluppato nel tempo e in un contesto sociale, nazionale e sovranazionale, che abbia la libertà come elemento caratteristico fondamentale, irrinunciabile. Le persone che sono qui riunite oggi hanno serie preoccupazioni che quei valori finora richiamati possano essere offuscati se non contraddetti. Allora nasce l’impegno da elaborare e da affermare nel tempo affinché quei valori siano sempre più condivisi.

Ritorna un frammento di storia: “Graecia capta ferum victorem cepit”. Non c’è bisogno di particolari spiegazioni. La Repubblica, la Costituzione Repubblicana consentono l’alternanza
di forze politiche nel Governo. È questo un primo principio da mettere in evidenza e da rispettare. Il fascismo, qualsiasi dittatura, non l’avrebbe permesso. Dobbiamo essere orgogliosi di essere e di stare da quella parte che ha permesso che ci fosse l’alternanza, scelta con il voto libero, fra forze di destra e di sinistra.

Un secondo aspetto di fondamentale importanza è la cooperazione con tutti quei paesi che si ispirano alla libertà nelle loro organizzazioni, nelle loro istituzioni, nel rapporto con gli altri paesi nelle sedi internazionali. Siamo immersi nella prova del fuoco. Prima l’invasione russa in Ucraina. Poi l’attacco di Hamas a Israele, e la reazione sproporzionata, spiegabile ma non giustificabile nella sua crudeltà, per contrastare e vanificare l’antisemitismo. L’apertura di un conflitto in Medio Oriente che si è esteso al Mar Rosso e poi all’Iran e
fa temere un maggiore allargamento dei conflitti tra varie nazioni e tra vari continenti.
La guerra in Ucraina si manifesta crudamente come difesa della libertà non solo di un paese che fa parte della cultura europea ma di tutta la cultura europea e occidentale ispirata alla Libertà e ai Diritti dell’Uomo. Non si tratta solo di sostenere, insieme agli altri paesi democratici, una guerra terribile, ma di comprendere che il sostegno all’Ucraina è un
sostegno alla libertà di quel popolo ma anche, soprattutto, la conferma che ha la libertà per la autodeterminazione dei popoli.

Le violenze di Hamas non possono essere giustificate per il loro carattere genocida ed efferato pari a quello nazista, legato ad un desiderio di sopraffazione di una religione sull’altra, prima di ogni interpretazione geopolitica. La stessa politica internazionale che procede oggi con questo Governo deve essere ispirata maggiormente ad un concreto collegamento europeo e europeistico. Non sono solo criteri attuali, ma si rifanno proprio a quei principi che Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni – costretti dal fascismo
nel confino di Ventotene – clandestinamente, definirono in un Manifesto che è ancora presidio per le istituzioni europee. Tutti noi abbiamo la responsabilità di concorrere alla indicazione di una visione del futuro della nostra società che non è costruito in base a
contrasti temporanei e occasionali. Non sono solo gli schieramenti politici su cui dobbiamo impegnarci. Ma una visione della società che sta cambiando in tutti i suoi istituti, prima di tutto nel lavoro e nelle sue forme, con il superamento delle diseguaglianze, con i condizionamenti imposti dalle nuove tecnologie, che dobbiamo sempre sviluppare anche individuando e indicando i modi per governarle.

C’è di fronte a noi un periodo che non è lungo. Ci sono scadenze che impegnano tutta la comunità nazionale a momenti di riflessione e di azione. Le prossime elezioni europee debbono essere affrontate con l’indicazione di azioni e programmi per il futuro, rifuggendo da conflitti ispirati a ricordi e a nostalgie o a fatti e eventi che non hanno valore universale.
C’è un Giubileo che impegna il mondo verso l’Italia e noi per primi dovremmo essere all’altezza indicando alle istituzioni i modi e i valori universali da condividere, prima ancora che queste immiseriscano un evento così importante con affermazioni improvvide e improprie. Ci saranno le prossime elezioni amministrative a Roma e fin da ora, nei rioni e nei quartieri, nei Municipi, dovremo dimostrare le capacità amministrative, dar conto di risultati, diversi da aspetti contabili ma pilastri per un futuro migliore, In ogni sede di lavoro, di studio, di ricerca, di amministrazione ognuno di noi, di qualsiasi mestiere o professione, dovrà mostrare la sua capacità di stare dentro una realtà mutevole e in continuo sviluppo.

È la responsabilità del sapere, della coscienza che ognuno ha del proprio mestiere e della propria professione, è la presenza nella società delle competenze, cioè la consapevolezza che ogni momento della nostra esistenza, ogni nostra azione fa parte di un tutto e deve essere svolta con responsabilità e competenza, commisurandola ai fini comuni di questa società in rapida evoluzione. Questa celebrazione del 25 Aprile non vuole essere un rito, né le prossime dovranno essere un rito ma sempre la verifica del nostro impegno e l’occasione per ribadirlo e migliorarlo, guardando al futuro. Se sapremo assumere questo impegno e saremo capaci di persuadere a quest’ottica le persone e le istituzioni, qualsiasi esse siano, allora conquisteremo qualsiasi fiero vincitore e impareremo a coinvolgere tutti, soprattutto se saremo vincitori.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here