In queste settimane stiamo vivendo la fase più evidente della crisi dei sistemi democratici occidentali. La democrazia liberale accompagnata da elezioni libere con diritto di voto universale, a mio avviso, rimane il sistema di convivenza migliore costruito dall’umanità. Esso è fondato sulla libertà di espressione, di parola, di religione, di orientamento sessuale, di opinione, di voto di ogni cittadino e, proprio per queste ragioni il modello non può essere esportato con la forza. La storia ci ha dimostrato che tutti i tentativi fatti, specie dagli USA, sono stati fallimentari, sono stati vissuti come propositi di neocolonialismo, hanno prodotto astio e diffidenza verso l’occidente, hanno dimostrato la doppiezza delle nostre azioni e soprattutto quella dei nostri principi.
Ciò che vale per i nostri cittadini non conta per quelli dei Paesi che non fanno parte dell’Occidente. Per anni il terrorismo interno e internazionale, così come i Paesi con regimi totalitari, hanno cercato di distruggere le nostre democrazie ma non ci sono riusciti perché le nostre società erano coese e, forti delle nostre Costituzioni democratiche, consapevoli dei diritti e dei doveri di ogni cittadino. Le drammatiche vicende delle due guerre mondiali, i milioni di morti, l’orrore della Shoah, avevano segnato profondamente anche i sentimenti dei cittadini occidentali, specialmente di quelli europei. E’ per questo che i nostri governanti dell’epoca, riuscirono a promulgare Costituzioni profondamente segnate dagli ideali di libertà, di partecipazione dei cittadini, di tolleranza e dialogo con le altre culture e con tutte le religioni e a costruire organismi internazionali e sovranazionali come le Nazioni Unite, l’Unione Europea e tante altre, con l’obiettivo di evitare nuovi conflitti e nuove discriminazioni.
Purtroppo oggi dobbiamo constatare che dove non sono riusciti i nemici della democrazia, siamo noi stessi a demolire le ragioni profonde dei nostri sistemi di convivenza.
E’ drammatico assistere alla demonizzazione di qualsivoglia criterio non solo di solidarietà ma di umanità, pur di racimolare qualche voto utile a mantenere il potere. Pensate a come vengono vergognosamente rappresentate le ONG che fanno soccorso in mare nel Mediterraneo: favoreggiatori dell’immigrazione clandestina, complici dei trafficanti di esseri umani, gli stessi esseri umani che però perdono ogni umanità di fronte alle autorità dei Paesi di sbarco. Le fragilità delle nostre società, le paure dei nostri cittadini, le disuguaglianze esistenti, anziché essere affrontate e, possibilmente, risolte o almeno mitigate, vengono invece alimentate e strumentalizzate a fini propagandistici ed elettorali.
Le destre mondiali sono campioni di queste politiche distruttive della solidarietà e della convivenza pacifica dei popoli, delle regole e delle organizzazioni internazionali che dovrebbero gestire le relazioni tra gli Stati, della cultura del dialogo e della tolleranza che pure trovano fondamento nella comune religione cristiana dell’Occidente. Le sinistre balbettano senza riuscire a proporre soluzioni credibili a questo drammatico stato della convivenza comune, nonostante abbiano le loro radici ideologiche e politiche nelle ragioni fondanti delle nostre democrazie.
La questione epocale dei migranti è al centro di questo disegno reazionario ed eversivo. Le conseguenze sono sotto i nostri occhi! Il governo di destra-destra della Meloni sta spudoratamente strumentalizzando la crisi migratoria avvenuta a Ceuta ( territorio spagnolo in Marocco a cui non si applica il trattato di Schengen) pur di guadagnare qualche voto da parte di coloro che temono una presunta invasione di migranti, paura costantemente alimentata da loro stessi. Il disegno tuttavia è più complesso: la Meloni punta a favorire VOX, il partito dell’ultradestra spagnola, ad assumere la leadership delle destre europee e, per questa via, riconquistare i favori del grande protagonista di questo disegno di distruzione delle nostre democrazie, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, colui che sta minando le fondamenta della grande democrazia americana e che già si propone, in caso di sconfitta alle elezioni di mid-term, di invalidarle. La sospensione dell’accordo di Schengen da parte dell’Italia verso la Spagna non ha alcun fondamento né giuridico né fattuale. Anche il governo centrista tedesco del Cancelliere Mertz, nel tentativo di arginare la fuga degli elettori verso il partito di estrema destra razzista quale è l’AFD, intende utilizzare quell’altro pessimo compromesso europeo rappresentato dall’accordo di Dublino sui migranti secondari (quelle persone che arrivano come primo ingresso in un Paese europeo ma poi si spostano in un altro – i cosiddetti dublinanti) per rispedire in Italia persone che hanno avuto il primo ingresso nel nostro Paese. Siamo di fronte all’esatto opposto di una politica di integrazione dei migranti in quanto il principale motivo per cui essi si spostano dal Paese di ingresso è perché cercano di ricongiungersi con familiari da tempo residenti nel Paese secondario.
Anche la Danimarca della premier Mette Frederiksen, socialdemocratica, attua una politica di respingimenti e di allarmismo contro i migranti. Anch’essa spinta dal desiderio di contenere la destra danese, anche a costo di andare a braccetto con le altre destre europee a cominciare dalla Meloni. Infine, da ultimo, ma non certamente per disumanità, quanto sta facendo il premier israeliano Nethanyau a Gaza e in Cisgiordania. Qui non si tratta di migranti ma del tentativo di cacciare dalle proprie case, dalle proprie terre, popolazioni che vi risiedono da secoli. Questa è sempre stata la strategia della destra ultra ortodossa israeliana, ma ormai da tempo è diventata anche la politica del Likud, il partito di Nethanyau al governo di Israele da qualche decennio e, purtroppo, anche delle IDF, le forze armate israeliane da sempre baluardo della laicità di quello Stato. Sul proposito di cancellare le popolazioni palestinesi dalla loro terra si giocano le elezioni israeliane del prossimo autunno e anche i partiti di opposizione strizzano più di un occhio a queste politiche genocide. Il vecchio partito laburista, fondatore dello Stato di Israele, è ridotto ai minimi termini così come lo sono le voci del dissenso israeliano. La democrazia israeliana e le ragioni fondanti dello Stato di Israele, vengono così affossati da ciascun giorno di occupazione di Gaza, da ogni colono che occupa illegalmente e violentemente le case e le terre dei palestinesi.
E’ da tutti questi esempi che emerge come il momento elettorale, l’altare più sacro delle nostre democrazie, diventa anche l’occasione per far prevalere i sentimenti più retrivi, più crudeli, più disumani delle società occidentali e portare al governo coloro che li hanno cinicamente e consapevolmente alimentati. Stiamo assistendo alla autodistruzione delle società occidentali per evidente carenza di umanità!



