Papa Leone XIV si è presentato al mondo auspicando, appena eletto, “una pace disarmata e una pace disarmante”. Un messaggio accorato, di forte sollecitazione ideale, ma anche carico di coinvolgente ambiguità, che mira ad una straordinaria e suggestiva visione  profetica e fideistica, nell’adombrare una pace disarmata che possa per se stessa essere produttrice di altra pace, e così espandersi fino a quella universale. In tal senso la ‘pace disarmata é disarmante’ e, nell’auspicio profetico del Papa, libererà tutto il mondo dal  flagello della guerra. La connessione dei due aggettivi, della stessa radice verbale, quasi una taumaturgica endiadi, farebbe pensare che sia perfino possibile realisticamente uno stretto legame tra loro, anche per quella misteriosa forza del ‘nomen-omen’. Ovviamente non risulta che esista, perché la pace disarmata, nella effettuale realtà, storicamente validata, non produce , per se stessa, l’effetto attivo a cascata del disarmo degli altri, che anzi non raramente istiga l’aggressione armata del rapace e del violento. Ma a livello di fede la connessione diventa possibile e così l’inerme disarma l’armato, infondendogli il disagio di esserlo, come avvenne per Attila di fronte al Papa Leone Magno, al quale certamente il novello Papa si collega nella speranza della pace ‘disarmata-disarmante’.

Un certo collegamento tra pace disarmata e il disarmo altrui potrebbe essere preso in considerazione, se non altro nella evidente constatazione che un riarmo ne sollecita certamente tanti altri, mentre il proprio disarmo, se non produce automaticamente il disarmo altrui, quanto meno lo sollecita, se non altro per la considerazione dell’ inutilità delle spese nell’armamento a fronte di un disarmato. Ed appare il converso nella motivazione di chi si arma di fronte all’armarsi del vicino, nella demenziale gara del generale e incrementante armamento. E’, dunque, evidente che chi si arma genera altri armati, e tuttavia il disarmato non genera disarmati, e forse sollecita, senza volerlo, la facile aggressione armata del vicino. Dunque, sul piano effettuale delle vicende tra nazioni, la sequenza ‘disarmato-disarmante’ ha una eventualità molto residua. Se non nulla. L’armarsi, anche nella dimensione dello stretto necessario, di uno Stato nazionale risponde per tale ragione al suo fondamentale ed ineludibile dovere istituzionale di assicurare al proprio popolo la sicurezza della sua vita e del suo territorio, a prescindere da ogni eventuale futura contingenza bellica. Ed è tanto più cogente tale dovere quanto più sono appetibili i beni della collettività operosa, mentre neppure l’assoluta povertà metterebbe al riparo della rapacità altrui, che potrebbe puntare ad appropriarsi, come avveniva nel passato, perfino degli stessi cittadini per renderli e sfruttarli da schiavi. Non resta che armarsi, dissennatamente e nonostante l’evidente paradosso che armi chiamano armi, e se pareggiano, come sovente avviene, non garantiscono nemmeno la vittoria: tanto valeva per entrambi non averle prodotte, mentre germe di saggezza rimane l’accordo collettivo sul disarmo, che tuttavia non ha la stessa spinta emulatrice del riarmo, alimentato da avidità e boria.

Il nuovo Papa sembra volere di proposito muoversi sul piano degli assoluti ideali, a prescindere dalle ragioni della cruda realtà. La sua è fede incondizionata, che trae linfa dal Vangelo, in cui si afferma che sono i miti che possederanno la terra, ribaltando ogni umano convincimento. Ma questa è la buona novella e tutto avverrà, perché gli ultimi saranno i primi, e chi ha fame e sete di giustizia sarà saziato, perché l’ingiustizia divora se stessa, come ogni disvalore. Perciò chi ama la pace riesce ad amare il suo nemico, a perdonare settanta volte sette, a dare anche la veste se vogliono portargli via il mantello, e a porgere l’altra guancia, se riceve uno schiaffo. Tutto ciò suona strano nella realtà di questo mondo, ma sappiamo che attende nel suo grembo escatologico il suo verificarsi, quando il bene ed il giusto ribalteranno i loro opposti. Il Papa, su un livello di inattaccabile intuizione e premonizione religiosa, ne annuncia il verificarsi, anche quello del ‘disarmo per se stesso disarmante’ su tutto il pianeta. E tuttavia, chi ama la pace non deve limitarsi solo ad invocarla ed attenderla, che è pure il primo modo di onorarla, ma dev’essere anche determinato ad imporla trionfante, se possibile ed auspicabile con il convincimento, entro un’organizzazione internazionale di illuminata razionalità, che spenga ogni focolaio di guerra, risucchiandolo in una collettività pacifica, anche se i tentativi già storicamente esperiti sono scoraggianti, a causa degli aggressori incalliti.

Politicamente la suggestiva ‘endiadi’ papale ‘disarmato-disarmante’ se non riesce a coinvolgere, nella razionalità del calcolo delle convenienze del disarmo universale, tutti i popoli, forse sarà, nel prossimo futuro, presa in carico da una rigorosa e cogente intelligenza artificiale planetaria, che, calcolata la l’evidente sconvenienza pratica degli armamenti, imporrà a tutti i popoli l’immensa utilità del disarmo mondiale. Alla fallita deterrenza universale dell’animale politico, preda dei suoi assurdi istinti belluini, subentrerebbe l’argine della suprema razionalità dell’Intelligenza Artificiale, non distorta dalle passioni, che darà l’inappellabile sequenza assiomatica vincolante della assoluta convenienza del disarmo universale, e realizzerà l’auspicata endiadi ‘disarmato-disarmante’ di Papa Leone. Divenuto esito di rigoroso calcolo ipotetico-deduttivo sulla fratellanza universale, produrrebbe, e non più solo per richiamo religioso, ma per vincolo rigorosamente elaborato dalla Intelligenza Artificiale, un mondo fraterno, bello da vivere, grazie ad un inappellabile algoritmo, fratello adulto della fragile buona novella religiosa del Papa di Roma.

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