Vi proponiamo di seguito la postfazione del libro “Quei cinque di via Po 21” (Raffaele Morese, Edizioni Lavoro). Si tratta “di un racconto di vite di personaggi di indiscusso valore del mondo del lavoro – come è riportato sul sito della casa editrice – snocciolato come paradigma della capacità di leadership nei mutamenti della società italiana.

Giunti alla guida della Cisl, Giulio Pastore, Bruno Storti, Luigi Macario, Pierre Carniti e Franco Marini hanno contribuito in maniera significativa a riscattare la condizione lavorativa dalla palude dell’ignoranza, della sottomissione, della miseria in cui era stata condannata per secoli.

Quello ripercorso in questo volume non è soltanto un itinerario visto dal di dentro e dal vicino, non si respira il rigore dell’osservatore distaccato.

Piuttosto si è immersi in una memoria sorretta dall’emozione e dall’importanza prodotte dagli eventi, più che dalla cronologia da calendario, dagli intrecci tra l’esercizio della leadership e le aspettative di milioni di lavoratori, dalla crescita della coscienza civile e politica di donne e uomini di un Paese non certo radicato da tempo nella democrazia partecipativa”.

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Il racconto di Raffaele Morese non è, a ben vedere, la storia dei primi cinque segretari generali della Cisl ma una sorta di autobiografia – arduo dire quanto consapevole – riflessa nel gioco di specchi dei suoi incontri con i ‘grandi vecchi’ che hanno costruito quello che un po’ enfaticamente è stato chiamato il sindacato nuovo. La vicenda della Cisl inizia prima e continua dopo la carriera sindacale di Morese,  che  vi è entrato nel 1967 come ricercatore presso l’Ufficio studi confederale per uscirne trent’anni dopo, nel 1998, con il titolo di segretario generale aggiunto. Successivamente, come tanti altri sindacalisti a fine carriera, si è ingegnato in mille altre cose: è stato Sottosegretario al lavoro (1998-2001); poi presidente di Trambus, la società del trasporto pubblico di superficie di Roma (2002-2009); mette in piedi dal 2002 l’impresa no profit Nuovi Lavori tuttora attiva; presiede l’associazione Koinè, e si potrebbe continuare a lungo. Tuttavia, nonostante sia trascorso un quarto di secolo dalla sua dipartita dal sindacato, il suo interesse principale quello è stato e quello rimane – per certi versi, il memoir sindacale raccolto in questo volume ci consegna la più recente testimonianza di una fede mai persa.

Nel suo tragitto sindacale Morese ha conosciuto a fondo tutti i segretari generali della Cisl e di ognuno ne  descrive la parabola. Manca solo Pastore, di cui tuttavia ha respirato per anni l’autorevolezza iconica nei mille racconti che riempiono il “tempo perso” dei sindacalisti. L’arco temporale è quello che va dal 1950 al 1991; anzi, a dire il vero, la cronologia esatta andrebbe fatta iniziare nel 1944 con la ricostituzione della corrente cristiana all’interno della Cgil prima, poi, a seguire, con la scissione del sindacato unitario e la costituzione della Lcgil il 15 settembre 1948.  Sono i 40-45 anni della cosiddetta “Prima repubblica”, a seconda delle datazioni di inizio e di fine periodo che si preferiscono, a conferma dei mille fili che uniscono le vicende associative a quelle politiche.

Leggi la postfazione di Paolo Feltrin

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