Intervista al politologo Paolo Feltrin

Cosa pensi della vittoria abbastanza sorprendente del centrodestra nella Liguria di Toti e delle note vicende giudiziarie?
È evidente che la vittoria del centrodestra era considerata impossibile fino a qualche tempo fa, si parlava di una partita senza portiere. E come mai una partita che doveva essere già vinta prima di cominciare è andata a finire così? È ovvio che se ci fossero stati due candidati di partito Orlando non avrebbe avuto nessun problema. Se lo scontro fosse stato, come sembrava in un primo tempo, Orlando contro Rixi, partito contro partito, oggi il risultato sarebbe stato diverso. La “mossa del cavallo” del centrodestra, già fatta in varie elezioni precedenti, sia comunali che regionali, è stata quella di candidare un civico quando non si trova un accordo. E non c’è figura più civica di un sindaco! Questo produce due effetti: compatta la coalizione, perché sono tutti contenti, è un accordo in cui nessuno perde. Dall’altro lato cambia completamente lo schema di gioco.

Quando il centrodestra ha annunciato la candidatura del sindaco di Genova, Bucci, cosa avrebbe dovuto fare la coalizione rivale?
Il centrosinistra avrebbe dovuto correre ai ripari. Orlando avrebbe dovuto ritirarsi e la coalizione avrebbe dovuto trovare un altro candidato, un candidato civico. Una tipologia di candidato che abbiamo già visto in molte situazioni nelle quali il centrosinistra è andato molto bene: Tommasi a Verona, Decaro a Bari, Manfredi a Napoli, per citare alcuni casi. Se la squadra avversaria cambia completamente gioco e tu rimani fermo, è ovvio che si va in difficoltà, in fibrillazione. Non averlo capito è stato un gravissimo errore di grammatica, neanche di sintassi.

E quindi il centrosinistra ha sbagliato il candidato?
Orlando è il politico per eccellenza, è un uomo di apparato, lontano dal territorio. È molto spostato a sinistra, sarebbe stato un ottimo candidato se la sfida fosse stata tra partito e partito. E poi i politici non sono simpatici, bisogna prenderne atto e chiudere l’argomento. Si aggiunga che non c’è la capacità di fare emergere e di selezionare nuove classi dirigenti politiche. Sono ritenuti tutti usati, e non è detto che l’usato sia sempre garantito. Lo stesso Orlando era un “usato”: una riflessione sul reclutamento di candidati anche da altri mondi il centrosinistra dovrebbe farla. Era proprio necessario prendere Orlando, che ha già fatto 5 legislature a Roma ed è stato 3 volte ministro? Viene visto come un politico lontano dal territorio.

Cosa emerge dalla lettura del voto, i numeri cosa ci raccontano?
È evidente che i partiti della coalizione di centrosinistra hanno tirato più di Orlando. La differenza tra i voti al singolo candidato, che è una misura del traino del candidato presidente, parla da sola: Bucci ha preso 21mila voti al solo candidato, Orlando 10 mila, meno della metà del suo rivale. È evidente che anche qui c’è un secondo problema, legato al primo, alla candidatura di un politico e non di un civico. Un altro elemento, su cui vale la pena di riflettere, è un problema specifico della sinistra: ci sono troppe liste di ultrasinistra al di fuori della coalizione. Parliamo in questo caso di circa 12 mila voti.

Torniamo al problema annoso della unità a sinistra. Il centrodestra riesce a governare le differenze, come accade ora con le diverse posizioni dei partiti al Governo su numerose tematiche. E torna alla mente la doppia coalizione di Forza Italia, unita al nord con la Lega di Bossi e al sud con Alleanza Nazionale di Fini: Padania da una parte e Frecce tricolori dall’altra, secessione e orgoglio italiano. Uno schema (vincente) che sarebbe impensabile tra i progressisti…
Sì, è una difficoltà chiarissima: il centrodestra riesce a compattarsi, il centrosinistra ha mal di pancia al centro, al centrosinistra e nell’ultrasinistra. È tutto un mal di pancia! Il centrodestra ha problemi di distanza ideologica molti più gravi del centrosinistra, ma riesce a mettersi d’accordo. Pensiamo a questo Governo, alle differenze tra Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati su Europa, Orban, Russia, diritti ecc. Eppure il centrodestra riesce a restare unito.

Come ne esce il campo largo da queste elezioni?
Direi che ha ragione Renzi, quando dice che “se vogliamo vincere dobbiamo stare tutti insieme”. Gli altri lo fanno, il centrosinistra no. Nel mondo della sinistra sembra quasi che vincere non sia l’obiettivo primario. Eppure rispetto alle precedenti regionali il centrodestra ha perso molto consenso il centrosinistra ha recuperato. Ma non è bastato.

Anche queste elezioni sono state caratterizzate da una scarsissima affluenza.
Sì, è la solita storia che dal Brasile nessuno viene a votare in Liguria. Eppure nel computo totale sono conteggiati anche quei votanti, e l’astensionismo è alto. In realtà è andato a votare il 3% in più, ma bisogna considerare che aumentano gli anziani, e che non si dà la possibilità di votare. Oltre la metà degli elettori americani ha già votato! Cerchiamo di introdurre anche in Italia forme di voto alternativo, come quello anticipato o per corrispondenza. In questo modo si potrebbe recuperare anche il 20-25% degli elettori.

In pochi anni in Liguria, la regione di Beppe Grillo, il M5S ha perso 70 mila voti. Sono oramai “stelle cadenti”?
La vera sorpresa sarebbe stata se i 5 Stelle fossero andati forti. Ricordo che parliamo di un movimento di ideologia particolare, nato dal niente, esploso in tutte le direzioni, con lotte intestine molto forti. Se continua a prendere voti è davvero un miracolo.

Il Pd da un lato può esultare, con l’ottimo 28%, il doppio di FdI. Dall’altro è preoccupato per le prossime elezioni regionali.
L’esito delle urne in Liguria ovviamente mette una ipoteca anche sul voto in Umbria, che è una regione in bilico. Invece non dovrebbero esserci problemi in Emilia Romagna, dove il centrosinistra è più forte e ha giocato in anticipo candidando il sindaco di Ravenna: più civico di così non si può!

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