Mancano ormai pochi giorni al voto per eleggere il Parlamento Europeo. Nonostante la sempre più evidente importanza che svolge nella nostra vita quotidiana, l’Europa è ancora vissuta da molti come altro da noi, quando non estranea. È proprio questa la posta in gioco l’8 e il 9 giugno! Mai, dalla sua costituzione, dopo la seconda guerra mondiale, il dilemma Europa sì, Europa no è stato così esplicito e conflittuale.

Una parte importante di Stati e di partiti pensano che l’Europa sia un peso, una gabbia da cui liberarsi. Poco importa se le legislazioni nazionali per l’80% sono originate da norme europee; poco importa se l’Europa è il primo mercato globale; poco importa che nel quadro economico mondiale solo l’Europa è in grado di proporre un modello: l’economia sociale di mercato, in grado di tenere insieme crescita economica e giustizia sociale. Nonostante questa agenda, e l’elenco è ben più lungo, c’è chi pensa di poter adottare un pericoloso fai da te, chiuso all’interno di confini nazionale. Quando, al contrario, è incontestabile che la pace, compromessa dentro nostri confini e appena fuori, può essere riconquistata solo con una comune diplomazia europea (che manca) e una difesa comune di tutti gli Stati membri; poco importa che nello scontro USA Cina per l’egemonia globale, possiamo evitare la marginalizzazione del nostro continente solo se l’Europa unita ha una propria idea sul ruolo che vuole svolgere in futuro.

Questa offensiva anti europea è esplicitamente in atto anche nel nostro Paese. Un po’ senza remore, alla Vannacci, un po’ sotto traccia, ma non troppo, quando Giorgia Meloni fa rete con Orban e Le Pen. Dall’altro lato, i sostenitori dell’Europa sono tanti, per fortuna; ma frantumati, divisi, in competizione tra loro. Troppe sigle, troppi leader che si fronteggiano. Eppure, pur con le differenze che conosciamo, proprio il riconoscimento dell’Europa come casa comune rappresenta il collante che unisce, di fatto, tutto il mondo riformista, radicale e moderato. Sono soprattutto i giovani a capire questo. La questione non è se l’Europa ha bisogno di cambiare. Certo che c’è questa esigenza. La questione è se si sceglie di migliorarla o di rinunciarvi; di rafforzarla o indebolirla. La risposta sta nel voto di sabato e domenica prossimi.

In questo scontro tra una idea negativa e una positiva di Europa c’è una terza componente dell’elettorato, che può fare la differenza: gli indifferenti! Sono tanti e crescono. Sono loro che possono fare la differenza… prima ancora che nel merito della scelta, nel significato negativo che ha l’astensionismo, involontario alleato dei detrattori del progetto europeo.
Quindi è doppio il lavoro che va fatto in questi pochi giorni a favore dell’Europa.
Da lunedì prossimo commenteremo come è andata. Adesso siamo in grado ancora di… farla andare al meglio.
Buon voto!

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