Di seguito vi proponiamo l’intervento di Pier Paolo Baretta al Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e per i diritti umani (Perugia, 11 ottobre 2025)

Ringrazio Flavio Lotti per i contenuti che ci ha proposto e per le indicazioni operative che ci ha offerto per dare corpo a quella che possiamo definire la nostra “strategia di pace”.

La motivazione con la quale ieri è stato attribuito il Nobel per la Pace a Maria Machado è perché: “mantiene accesa la fiamma della democrazia in mezzo ad un’oscurità crescente”.
È un messaggio potente, che ci interroga. Dobbiamo, anche noi, per come possiamo, con testarda determinazione, con quotidiano coraggio tenere accesa la fiamma della speranza… Non riposta sotto il moggio, ma ben visibile nel lucerniere (Mc 4, 21-22), per testimoniare, artigiani di pace, che la fiamma della pace non si spegne.

Siamo protagonisti, infatti,  di un’epoca travagliata, nella quale la pace viene compromessa con spietatezza e cinismo, violata senza pudore. Sicché, alla fine, quando faticosamente e precariamente viene raggiunta – come, finalmente, in medio oriente – rischia di sembrare un residuato bellico, un puro cambio di interessi economici e geopolitici, una soluzione provvisoria. E non un cambio di mentalità; un modo nuovo di guardare al futuro. Quello a cui noi dobbiamo tendere non é una pace di risulta. Dobbiamo affermare una visione positiva della pace. È il conflitto la eccezione. La pace è la norma!
Dobbiamo diffondere, controcorrente, questo pensiero, testimoniarlo.

Per questo va salutata con entusiasmo l’idea di intraprendere un cammino della pace che, sulle orme di san Francesco, attraversi l’Italia. Una marcia Perugia Assisi diffusa. Ciascuno di noi deve sentirsi impegnato a realizzare questo progetto.

Come Comune di Napoli partecipiamo alla marcia di domani con una delegazione numerosa di studenti che rappresentano 4 scuole. Qui, assieme a me, c’è Maura Striano, l’Assessora alla educazione, che ha realizzato questo importante risultato. Ma siamo pronti, lo diciamo, anche a nome del Sindaco, a partecipare e ad essere una tappa di questa marcia itinerante.
Possiamo cogliere anche una occasione… laica: il prossimo anno, il 2026, Napoli sarà la capitale europea dello Sport e sappiamo che lo sport, pur con tutte le contraddizioni, è, deve essere, un messaggero, un veicolo di pace e di convivenza pacifica.

E, a proposito di convivenza e artigianato di pace, proprio san Francesco tentò di costruirla andando lì, in terra santa, dove già allora si combatteva, praticando la strada del dialogo, del confronto (parlando direttamente col Sultano… il “nemico”), affermando una diplomazia della pace fondata sulla fraternità, come discriminante della convivenza, del reciproco riconoscimento. Non ebbe successo concreto allora, ma lasciò un segno indelebile nella Storia. Ha indicato la strada. Ieri, Machado, ringraziando del premio ha detto: “non ci siamo ancora… ma ce la faremo”.

Dialogo e diplomazia della pace da un lato e fraternità dall’altro sono due approcci indispensabili per costruire la pace. In particolare la fraternità. Fratelli tutti non è un valore solo morale. Nella visione moderna dello Stato laico le tre parole chiave sono: libertà, uguaglianza e fraternità. Sulle prime due, per quanto con difficoltà, molta strada si è fatta. Ma la fraternità come programma politico resta la grande incompiuta a cui dedicare molte delle nostre energie.

Sappiamo che senza la pace non c’è libertà vera e viceversa; sappiamo che lo sviluppo giusto è per tutti è il vero nome della pace; ma sappiamo anche che  solo il riconoscerci nella fraternità, nella fratellanza (nella sorellanza…) è il vero cemento che rende la pace irreversibile.

Compito immane. Ma con san Francesco siamo in buona compagnia. Immane, ma indispensabile. Mai come ora, nella condivisione quotidiana del villaggio globale, nella evidenza che non ci sono confini, né aree sicure, protette, la pace non è solo un valore; è una necessità. A. San (il grande economista indiano) ha detto che siamo arrivati ad un punto che senza giustizia sociale non ci sarà sviluppo. Non… ci sarà uno sviluppo ingiusto, ma non ci sarà sviluppo.

A maggior ragione possiamo dirlo per la Pace. Siamo arrivati ad un punto che senza la pace non c’è futuro. Non ci sarà un futuro squilibrato, ma non ci sarà proprio futuro.
Ci pensino bene proprio i più forti, facciano bene i loro calcoli anche quelli cinici delle loro convenienze politiche, economiche. Quelli della guerra sono calcoli sbagliati!

Se, poi, guardiamo anche in queste ultime settimane alle persone, alle famiglie, ai giovani che si sono mossi, che hanno marciato per sostenere la pace – indipendentemente da chi convoca le piazze e togliendo di mezzo gli estremismi violenti, le parole di odio, che vanno condannate e isolate -vediamo crescere una sincera ricerca di pace. Un bisogno, appunto una necessità.

Cominciamo, dunque, questo cammino e attraversiamo le città del nostro Paese.
Le grandi e le piccole. Sono le città, infatti, il luogo più concreto, più immediato, più vicino, dove costruire dialogo e relazioni. È lì, nei Comuni, che si formano i cantieri, che i bisogni si manifestano direttamente; che le contraddizioni possono essere ricomposte; che le risorse possono essere  immediatamente spese e raggiungere lo scopo; che la convivenza e la pace possono essere seminate con profitto.

Ebbene questo è ciò che dobbiamo provare a fare ogni giorno; ma è quello che proveremo a testimoniare col giro d’Italia della pace. Ma, per arricchire questo nostro cammino, propongo che ogni comune identifichi un progetto specifico, grande o piccolo non importa, poche o tante risorse poco importa, per finanziare e aprire o sistemare una scuola, un centro antiviolenza, un bene confiscato, una biblioteca di quartiere, intestandola al cammino di pace. Noi amministratori dobbiamo essere i più impegnati e sono sicuro che lo saremo.

 

1 commento

  1. Un commento, e’ una parola. Una rivoluzione no! E’ violenta e poi, malgrado tutto, stiamo, nel nostro occidente, troppo bene per farla. Cominciamo all’ora ad eliminare il grosso problema della gestione pubblica, il denaro. I politici facciano il loro senza invadere la gestione che spetta ai competenti. Cosi’, forse, avremo dei Politici sani di mente e di cuore e, forse, all’altezza del loro compito. Per essere ben rappresentati ci vuole, comunque, la fatica dell’impegnarci in prima persona e con costanza e determinazione. Ma noi lo facciamo?

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