La strage dei ragazzini nell’area del Golan, al confine col Libano, è un pessimo presagio di un possibile allargamento del conflitto in Medio Oriente. La preoccupazione che l’alta tensione già presente tra Israele e le milizie libanesi Hezbollah (sostenute dall’Iran), nella zona di confine del Libano meridionale, sfoci in un conflitto aperto, è purtroppo una eventualità divenuta probabile. Non dimentichiamo che proprio in quell’area ci sono circa 1.300 militari italiani che operano in missione di pace sotto l’egida dell’ONU, occupando una zona cuscinetto tra le forze armate israeliane e quelle di Hezbollah, esposti direttamente ai rischi conseguenti all’allargamento del conflitto.
Un Medio Oriente infiammato da una guerra che coinvolgesse alcuni dei protagonisti principali di quell’area non porterebbe quindi nulla di buono ai già precari equilibri mondiali. Pensiamo solo ad esempio alla posizione geografica e alla condizione dell’Egitto, paese di oltre 100 milioni di abitanti, alle prese con una situazione economica gravissima che da un momento all’altro potrebbe esplodere, generando disordini e quant’altro. In queste ore le diplomazie di numerosi paesi, soprattutto quella americana, si stanno impegnando per evitare questa deflagrazione.
Per noi Italia e per l’Europa tutta, sarebbe un’ulteriore sciagura alle porte di casa. Ormai, come andiamo dicendo da anni, i fatti del mondo ci riguardano sempre più da vicino, eccome! La politica nostrana farebbe bene ad occuparsene di più, come pure i media.
(Foto di Kyle Glenn su Unsplash)
