“La Russia ha distrutto l’armata di Napoleone nell’Ottocento e ha distrutto l’armata di Hitler nel Novecento. Entrambe avevano fatto la follia di invadere un paese così vasto, irriducibile nella capacità di difendere il suo territorio”. Affermazioni come questa si leggono sui giornali e si ascoltano nei talk televisivi come premessa per affermare che è impossibile che l’Ucraina possa resistere alla potenza russa. Dunque si arrenda e ceda senz’altro ai russi i territori che in buona parte questi hanno già occupato. Quello che ci interessa notare in questo tipo di affermazioni e nell’orientamento mentale espresso in esse è l’uso disinvolto, anzi arbitrario e fuorviante dei riferimenti storici. Sul piano morale, appropriato per giudicare il presente, senza fingere che sia già il “passato storico”, la posizione descritta sopra trova nel personaggio manzoniano di don Abbondio il suo eroe. Queste affermazioni e questi orientamenti si basano anche su omissioni di altri fatti storici, per esempio le sconfitte subite dalla Russia o Unione Sovietica in altre avventure militari, per esempio in Afghanistan, più di quarant’anni fa.
Un’altra caratteristica di posizioni mentali o ideologiche come queste che stiamo considerando è l’inversione tra esito ed inizio, ossia, in questo caso, l’esito di alcune guerre del passato serve ad omettere la conoscenza e la riflessione sull’inizio della guerra tra Russia ed Ucraina. Eppure tutti abbiamo visto sugli schermi, nel febbraio 2022, un enorme esercito russo invadere l’Ucraina, non solo per occupare il Donbass ma puntando su Kiev. Da allora, son passati quasi quattro anni, i russi hanno continuato a devastare il territorio e le risorse dell’Ucraina e ad ammazzare la popolazione civile. Il giudizio fondato sull’anacronismo trascura il passare del tempo ed il carattere temporale di ogni evento ed appiattisce il passato sul presente, facendo del presente il banco del giudizio dal quale giudicare il passato, al quale viene imputato di non essere all’altezza del presente.
Il meccanismo e il vizio di questa procedura si basano su un difetto di conoscenza e di consapevolezza che le cose un tempo erano diverse da come sono oggi. La conoscenza e la consapevolezza, assenti nell’anacronismo, sono la conoscenza storica e il senso storico.
L’anacronismo non va confuso con la tesi di Benedetto Croce che la storia è sempre storia contemporanea. Il filosofo, ben consapevole che i “fatti storici” non hanno consistenza e stabilità fuori della “conoscenza storica”, intendeva cogliere ed asserire il principio che la conoscenza storica nasce da una interrogazione che si può formulare così: perché e come è accaduto ciò ch’è accaduto? Perché il nostro presente ha i caratteri che possiamo osservare? Questi caratteri del presente in quali eventi e cause precedenti hanno la loro origine? Le domande, formulate dal ricercatore nel suo tempo presente, danno avvio, senso e forma alla conoscenza per cui, parlando astrattamente, si può dire che il presente interroga il passato e, ricostruendolo, lo rende contemporaneo.
Ben altro è l’anacronismo, inteso come un autentico errore culturale. Gli utenti principali dell’anacronismo sono i giornalisti ed i politici. Gli ultimi, qualunque sia il livello della loro conoscenza storica, tendono a fare un uso strumentale e propagandistico dei riferimenti storici. Non è noto quanto quest’uso giovi al loro successo ma di sicuro i riferimenti storici strumentali nuocciono alla conoscenza storica in quanto la deformano.
L’uso dei giornalisti mira al sensazionale, a suscitare la sorpresa del lettore, il quale da una notizia costruita col meccanismo dell’anacronismo viene indotto a chiedersi: ma come è stato possibile? L’anacronismo si palesa ovunque è debole il senso storico, col risultato di far torto agli uomini e alle idee del passato ma di ottenere un’apparente superiorità sugli stessi.
Nota. Vi è anche un uso felicemente creativo dell’anacronismo, con risultati di grande spasso per il lettore. Per fare due esempi, l’anacronismo creativo lo si può apprezzare nel romanzo dello scrittore inglese Roy Lewis, intitolato Il più grande uomo scimmia del Pleistocene (Adelphi ed. – 2003). Altrettanto felice è l’opera di Italo Calvino, Cosmicomiche (Einaudi, 1965). Quelle di Calvino sono straordinarie narrazioni della storia dell’universo, fondate sul rispetto delle teorie scientifiche cosmologiche che formano e interpretano la stessa storia. La comicità deriva dall’innesto in una storia di tempi indefinibili, distanze immisurabili ed eventi freddi ed indifferenti di sentimenti e ragionamenti umani, propri dell’ultimo segmento della storia dell’universo, prestati al protagonista narrante di quasi tutti i racconti, il cui arcaico nome è Qfwfq. Una variante consapevole dell’anacronismo, nell’invenzione romanzesca, è l’ucronia.
