“Leggere ha a che fare con la libertà (…), ci conduce attraverso la comprensione della inevitabile pluralità e inimitabilità di ogni essere umano, e ci aiuta a riconoscere la dignità inviolabile di ogni persona”. Ci fanno da guida per questo numero della Rubrica “Per un pugno di libri” le parole con cui Sergio Mattarella ha aperto il Festival del libro Pordenonelegge, che quest’anno ha scelto come filo conduttore l’Europa ed i libri che possono dare sostegno e forza alla libertà: libertà di espressione, libertà di conoscenza, libertà di interpretazione, libertà di aprirsi alla comprensione del mondo e di capire tutte le potenzialità che la tecnologia ci offre. L’attualità sempre più travolta dalle crisi internazionali, dai mutamenti degli equilibri geopolitici e dalla tecnologia che temiamo possa sfuggirci di mano, sembra deragliare in queste ultime settimane verso scenari apocalittici. Incertezza, pessimismo nel comune sentire e bisogno di sapere e
approfondire sono comuni a tanti di noi. Per riuscire ad elaborare l’inquietudine ed il pessimismo determinati da tanti fattori, tutti fortemente interconnessi, ma anche per orientarci nella modernità e soprattutto nei sentimenti offriamo qualche pagina utile per riflettere insieme.
Buona lettura!
Semi di saggezza (Raffaello Cortina Editore, 2025)
di Edgar Morin
“Alla dottrina che ha sempre una risposta, preferisco la complessità che ha sempre una domanda”. Il libro è una raccolta di pensieri di Edgar Morin, sociologo e filosofo francese che ha raggiunto i suoi 104 anni lo scorso 8 luglio. Morin prova a guidarci lungo il terreno impervio della contemporaneità violenta ritmata dal fragore di guerre e odio attraverso una voce lucida di speranza. E’ cruciale, oggi più di ieri, che i semi di questo nuovo umanesimo emancipatore riescano a disperdersi, senza mettere radici, ma libero di esprimersi e moltiplicarsi. Il suo è un pensiero complesso che si insinua tra la metadisciplinarità e la capacità di affrontare le incertezze, andando verso la comprensione e la realizzazione di ciò che ama chiamare “il senso di cittadinanza terrestre”. Un libro piccolo e prezioso, una raccolta di pensieri brevi di un autore complesso e sempre attuale.
Le macchine del linguaggio. L’uomo allo specchio dell’intelligenza artificiale (Einaudi, 2025)
di Alfio Ferrara
Le domande ci offrono spunti di riflessione e capacità di scelta. Anche Alfio Ferrara cerca di porsi soprattutto domande per capire meglio l’impatto che le tecnologie emergenti hanno sulle nostre vite e sulla società. Senza sposare facili entusiasmi o agitare paure apocalittiche, l’autore ci invita ad un uso consapevole, critico e culturalmente maturo dell’intelligenza artificiale, perché il vero rischio non è quello di venire sostituiti dalle macchine, ma di farne un uso passivo, rinunciando a comprendere quale potere trasformativo racchiudano per la nostra vita intellettuale. Quello che in genere manca in tante riflessioni sul tema è il dettaglio, dunque se ignoriamo cos’è una rete neurale e con quali operazioni di trasformazione dell’informazione essa produce i propri risultati, rischiamo di saltare un passaggio fondamentale della comprensione, ricavando un’idea solo
impressionistica del funzionamento di queste macchine così peculiari. E allora: in che modo
imparano le macchine? E, soprattutto, cosa possiamo imparare noi, osservando il loro
comportamento? Il libro esplora la relazione sempre più stretta tra intelligenza artificiale e
linguaggio umano, fornendo tutte le informazioni necessarie a comprendere davvero come
funziona, e quindi in cosa consiste l’IA generativa. Attraverso esempi concreti e riflessioni che nascono anche da spunti letterari e temi filosofici, Ferrara ci mostra i molti modi in cui le macchine del linguaggio non sono solo specchi più o meno deformanti della nostra cultura e dei nostri modi di essere, ma strumenti per ripensarli.
Il teatro delle macchine pensanti – 10 falsi miti sull’intelligenza artificiale e come superarli
di Stefano Epifani
“L’IA non è un destino: è un dialogo. E il modo in cui decidiamo di condurlo – o di subirlo – è, prima di tutto, una scelta culturale. Una scelta che dobbiamo affrontare con consapevolezza.” Stefano Epifani, uno dei principali esperti italiani di trasformazione digitale, docente universitario e giornalista, accompagna il lettore attraverso dieci capitoli, ciascuno dedicato a un falso mito sull’intelligenza artificiale. Ogni capitolo si apre con una storia di vita quotidiana che offre uno spunto per un’analisi più ampia, capace di connettere informatica, filosofia, sociologia, psicologia, economia e scienze cognitive. Non si tratta di un manuale tecnico, ma di uno strumento critico per orientarsi nel dibattito contemporaneo, adatto sia a chi lavora con la tecnologia, sia a chi ne subisce gli effetti e desidera comprenderli. Il libro decostruisce semplificazioni, suggerisce nuove prospettive, stimola domande per riflettere sul modo in cui raccontiamo l’IA e su quanto quelle narrazioni influenzino le nostre scelte, le nostre paure, il nostro futuro.
L’impero minore. Crisi industriale e crisi democratica nell’Unione europea – (Diarkos 2025)
di Sergio Giraldo
L’Unione europea è sull’orlo di una crisi epocale, frutto del suo stesso modello politico ed economico. Il tentativo di accreditarsi come potenza mondiale mostra che basarsi su fondamenta fragili può condurre al fallimento. La combinazione di austerità fiscale e di economia guidata dalle esportazioni, ad immagine del paese egemone in Europa (la Germania), sembra essere la matrice responsabile della crisi politica ed economica del continente. Le scelte compiute sull’energia hanno causato l’accelerazione di una crisi che era già in atto da diversi anni. Prima il grave squilibrio sul mercato del gas, con un unico fornitore, la Russia, che forniva il 50% delle importazioni di gas dell’Unione. Poi il Green Deal, con la drammatica sottovalutazione dei costi di una rivoluzione industriale imposta dall’alto e la sottovalutazione della capacità di adattamento della Cina. Giraldo
ci dice che la crisi industriale è, in origine, un riflesso dell’architettura disfunzionale su cui si basa l’Unione, e che la sostanziale mancanza di legittimazione democratica dell’Unione è il terreno sul quale ancora sembra prosperare il presidio tedesco rispetto ai processi decisionali di Bruxelles. L’Unione europea è un abbozzo di impero, un impero minore, privo delle caratteristiche dei due grandi Stati nazionali, Stati Uniti e Cina, con cui cerca di competere. A soffrirne oggi non è solo l’economia, ma le stesse democrazie nazionali, ridotte a province.

Grande da morire (Il Mulino 2025)
di Sylvie Goulard
Sylvie Goulard ha dedicato gran parte della sua esistenza, come parlamentare e membro di
Commissione europea, alla costruzione dell’Unione europea. Qualche anno fa è stata
appassionata coautrice con Mario Monti di un libro sulla Democrazia in Europa. In questo suo nuovo lavoro, con prefazione di Romano Prodi, si rivolge a noi europei esprimendo il suo disagio per l’Unione di questi ultimi tempi, che sembra aver perduto il suo originario progetto a vantaggio di una costruzione che appare schiava delle congiunture geopolitiche, dei particolarismi e dei nazionalismi. Mentre l’Europa è cresciuta a dismisura, da qui l’indovinato titolo del libro, non è cresciuta per nulla né la sua coscienza europeista, né si è sviluppata una maggiore democrazia nella dinamica europea, considerato che tutti gli indicatori sociologici ci dicono che tra i cittadini dell’Unione è sempre più forte il disincanto verso il progetto e che in tanti amaramente considerano l’esperienza e il sogno di Ventotene ormai al capolinea. L’Autrice apre tuttavia uno spiraglio attraverso la necessità di una profonda riforma delle regole europee. La possibilità di veto in una Europa a sei omogenea per cultura e per valori, poteva avere un senso, nell’Europa dei 27 è a
rischio, nel futuro prossimo di arrivare a 32, non è più compatibile con un mondo che viaggia velocissimo, che è permeato di Intelligenza Artificiale, dove gli scenari sociali e politici sono in convulsa evoluzione. Ciò detto occorre riformare anche il processo di ideazione politica e soprattutto di rappresentanza politica dell’Unione. Tendere a una difesa comune, avere una politica produttiva comune e un sistema di imposte che non divida gli europei ma li unisca e lavorare ad una profonda riforma che ristabilisca una democrazia europea.
The project – l’inchiesta sul piano che sta ridisegnando l’America e il mondo (Chiarelettere 2025)
di David A. Graham
Quando a gennaio 2025 Donald Trump si è reinsediato alla Casa Bianca, si è diffusa la notizia che avrebbe attuato il programma politico Project 2025, un documento di quasi mille pagine pubblicato dal think tank conservatore The Heritage Foundation. Ma cos’è esattamente Project 2025? Chi l’ha ideato e cosa comporterà per i cittadini americani e per il mondo, nel breve e nel lungo periodo? In questo libro il pluripremiato giornalista David A. Graham ricostruisce gli elementi essenziali del progetto e il contesto in cui va inquadrato. Si tratta con tutta evidenza di un programma di trasformazione e radicale potenziamento dell’esecutivo, per imporre il rispetto delle tradizionali norme di genere, per decimare il numero di funzionari statali, effettuare deportazioni di massa, ridurre la regolamentazione delle imprese e le tutele dei lavoratori e molto altro ancora. Project 2025 è a tutti gli effetti il manifesto della nuova amministrazione e, sostiene Graham, i suoi principi non dovrebbero essere noti soltanto agli esperti di politica, ma interessare (e far riflettere) la più numerosa opinione pubblica mondiale.
La Cina ha vinto (Feltrinelli, 2025)
di Alessandro Aresu
L’Occidente è ossessionato dalla Cina, spesso però la osserva miope o secondo schemi
interpretativi stereotipati. Alessandro Aresu, esperto sinologo, una delle voci più lucide del dibattito geopolitico italiano, rilegge la sfida cinese non come uno scontro ideologico tra democrazia e autoritarismo, ma come un conflitto sistemico tra modelli di potenza. “La Cina ha vinto” è una provocazione di metodo: per capire dove stiamo andando bisogna decifrare il pensiero strategico cinese, le sue origini storiche, le sue logiche industriali, i suoi strumenti di influenza globale, le sue contraddizioni. Aresu ci indica le traiettorie della tecnopolitica di Pechino, raccontando con chiarezza le trasformazioni dei rapporti tra Partito, capitale, sapere tecnico e ambizioni globali. Dalle radici confuciane all’intelligenza artificiale, dall’enorme vantaggio sul fattore umano ed i suoi numerosissimi talenti, alla superiorità produttiva, l’Autore ci restituisce un quadro che va oltre la narrazione dominante sull’“impero del controllo”. È la storia di un potere politico curioso del suo avversario e consapevole della propria forza. In queste pagine il lettore è chiamato a riflettere su quale mondo ci stiamo preparando ad abitare: uno in cui la vittoria o la sconfitta dell’Occidente non dipenderanno solo dalla Cina, ma anche dalla nostra capacità di capirla, senza illusioni e senza ipocrisie.
Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza (Laterza, 2025)
di Rashid Khalidi
Rashid Khalidi, docente alla Columbia University ed esponente di una importante famiglia
palestinese, ha ricostruito in modo autorevole e innovativo la storia del conflitto israelo-palestinese visto dalla parte dei palestinesi. Inizia il suo libro raccontando quando nel 1899 il sindaco di Gerusalemme, Yusuf Diya al-Khalidi, rimase molto colpito dalla richiesta del movimento sionista di creare in Palestina un focolare nazionale ebraico. Scrisse così una lettera proprio al fondatore del sionismo, Theodor Herzl, e lo avvertì dei pericoli che si sarebbero presentati se questo gli fosse stato concesso. Concluse la sua nota dicendo: «In nome di Dio, lasciate in pace la Palestina». Rashid Khalidi, pronipote di al-Khalidi, attingendo a una grande quantità di materiali d’archivio e ai resoconti di generazioni di membri della sua famiglia – sindaci, giudici, studiosi, diplomatici e giornalisti –ribalta le interpretazioni accettate del conflitto, che tendono, nella migliore delle ipotesi, a descrivere un tragico scontro tra due popoli che rivendicano lo stesso territorio. Questo libro ripercorre invece cento anni di guerra coloniale contro i palestinesi, condotta prima dal movimento
sionista e poi da Israele, ma sostenuta da Gran Bretagna e Stati Uniti. Originale, autorevole e importante, questo libro non è una cronaca vittimistica, né tralascia gli errori dei leader palestinesi. Piuttosto, analizzando in dettaglio le forze che si sono schierate contro i palestinesi, offre una nuova visione illuminante di un conflitto divenuto endemico e che oggi sta determinando la distruzione della popolazione palestinese e la stessa possibile morte di Israele.
Guardando le donne guardare la guerra – Diario di una scrittrice dal fronte ucraino (Guanda 2025)
di Victoria Amelina
Il libro, tragicamente rimasto incompiuto, è la testimonianza viva dell’attivista e scrittrice Victoria Amelina uccisa nel raid russo a Kramatorsk. Era partita il 17 febbraio 2022 con il figlio per una breve vacanza in Egitto quando la situazione in Ucraina era solo precaria. In quel momento stava scrivendo un romanzo, organizzando un festival di letteratura e prendendo i primi contatti con Truth Hounds, una ONG che si occupa di raccogliere le testimonianze delle vittime di guerra. Dopo qualche giorno la situazione precipita: la Russia dà inizio all’invasione su larga scala. All’improvviso gli obiettivi di Victoria cambiano e come tanti suoi colleghi mette da parte la scrittura er trasformarsi in reporter e investigatrice sul campo, facendosi portavoce di donne straordinarie
che, come lei, si uniscono alla resistenza: Evhenia, un’avvocata che ha scelto di arruolarsi nelle Forze di difesa; Oleksandra, Premio Nobel per la pace, che documenta decine di migliaia di crimini di guerra; e Yulia, una bibliotecaria che indaga sul rapimento e l’omicidio di un altro scrittore, Volodymyr Vakulenko. La sera del 27 giugno 2023, Victoria è a cena con altri autori in un ristorante Kramatorsk, nella regione di Donetsk, quando un missile russo distrugge il locale, provocando la morte di tredici persone e decine di feriti. Lei, colpita alla testa, morirà pochi giorni dopo, il 1° luglio, a soli trentasette anni. Senza mai perdere lo sguardo da narratrice, Victoria Amelina ci lascia il racconto vivo e originale delle devastazioni della guerra e del costo della resistenza, in presa diretta, fra le macerie di scuole, teatri e centri culturali, le drammatiche vicende del suo popolo.
L’Avvocato del diavolo – introduzione di Paolo Nori (Mondadori 2025)
di Boris Akunin
Boris Akunin ci offre una personale riflessione sul presente e sul probabile futuro della Russia. Oltre che un’aperta denuncia dei fatti e delle persone reali che compaiono tra le pagine, L’Avvocato del diavolo è nella sua essenza una satira ironica e feroce contro tutti i regimi e contro ogni limitazione della libertà di espressione. «Quando un grande paese è in mano a una sola persona per molto tempo, quella persona perde il contatto con la realtà, si fa un’idea del mondo tutta sua, si immagina, grazie anche a quelli che lo circondano, prima di tutto di essere infallibile, e anche di essere l’unto di Dio, e perciò di poter vedere più lontano, meglio di tutti.» Il libro ci propone un futuro distopico in cui la Russia è governata da un nuovo regime dopo l’improvvisa caduta del Leader Nazionale. Il neoeletto governo, promettendo una rivoluzione democratica, lancia un piano di Ristrutturazione Totale per ridare speranza al popolo e all’Occidente. Quando Boris Turgencikov, uno scrittore dissidente perseguitato dal vecchio esecutivo, torna in Russia per assistere ai cambiamenti messi in atto al suono dello slogan “Onore e Onestà”, resta intrappolato in una surreale vicenda giudiziaria. Ingaggiato da una attivista dei diritti umani, si trova a fare da difensore al vicesegretario del morente Leader Nazionale, diventato il capro espiatorio, il diavolo, il vero fautore di tutte le nefandezze del vecchio regime. Nel corso del processo, emerge un quadro di manipolazione politica e propaganda del tutto identico a quello del regime precedente, e Boris scopre che la libertà tanto promessa è solo un’illusione.
Mare aperto – storia umana del Mediterraneo centrale (Einaudi 2025)
di Luca Misculin
Il mare per molti e per gran parte della storia umana il mare ha suscitato la paura. Persino in un posto come il Mediterraneo centrale, dove Europa e Africa si guardano a poca distanza la paura è il sentimento che domina chi lo attraversa. La storia di questo pezzo di mondo, di un mare che può essere un ponte ma anche una barriera invalicabile, restituisce molto della storia umana che accomuna molti di noi. Dagli uomini preistorici che dalle sue sponde osservavano quelle acque oscure e minacciose senza mai trovare il coraggio di attraversarle, alle popolazioni che per prime intagliarono un tronco e lo misero in acqua; dai mercanti di ossidiana e i loro riti perduti, alle misteriose civiltà dell’età del bronzo; le conquiste degli imperi, le scorribande dei pirati, i flussi migratori che da nord andavano verso sud, come gli italiani che furono spediti in Libia dal regime fascista, o quelli che da sud vanno verso nord, come le migliaia di persone che oggi si affidano a traversate rischiosissime in cerca di una nuova vita o anche solo della sopravvivenza. Luca Misculin fa un vero e proprio scavo storico, raccontando la stratificazione di popoli, uomini e miti che si sono succeduti nel corso dei secoli. E allo stesso tempo racconta il Mediterraneo di oggi, le sue isole e i suoi porti, i suoi uccelli migratori e i cavi sottomarini che lo attraversano, i suoi
luoghi più inaccessibili, come basi militari abbandonate o piattaforme petrolifere. Muovendosi fra le coste libiche e tunisine, Pantelleria e Linosa fino a Lampedusa, Misculin ci fa conoscere un mare tutt’altro che nostrum, mostrandoci un Mediterraneo sconosciuto, con tutte le sue contraddizioni, la sua severa spietatezza, la sua straordinaria profondità storica e umana.
