Nell’iniziare questa collaborazione con l’associazione ReS vorrei intanto presentarmi, sono Maurizio Biondo, ho 48 anni e sono nato a Messina. Ho avuto dei gravi problemi psichiatrici ma ora per fortuna ne sono quasi uscito, lavoro come tirocinante alla biblioteca della fondazione Lelio Basso e collaboro da molti anni con l’associazione SOLARIS APS. È proprio di SOLARIS APS che vorrei parlare e del laboratorio di scrittura di cui sono il responsabile dal 2019.
SOLARIS APS nasce più di 20 anni fa da un’idea del sig. Lotario Turini e del dott. Antonio Maone. Alla base c’è l’idea che i pazienti psichiatrici, una volta usciti dalla comunità terapeutica potessero andare in un appartamento autonomo con l’assistenza e l’aiuto degli operatori dell’associazione.
Oggi l’associazione SOLARIS APS, di cui la prof.ssa Cammarota (mia madre) è presidente segue più di 30 pazienti e collabora con le famiglie e i centri di salute mentale in un percorso lungo e complicato come è quello dei soggetti con disagio psichico.
Oltre a fornire assistenza domiciliare e psicologica SOLARIS APS fa tante altre cose, e qui comincia la parte divertente. Grazie a finanziamenti pubblici e privati portiamo avanti tanti progetti: collaborazioni con associazioni simili nella comunità europea (Erasmus) e con associazioni italiane come “che follia” di Napoli, pubblicazioni di libri, opuscoli di poesie, una rivista che si chiama Pausa Caffè, gite, feste, visite alle mostre, presentazioni, convegni e soprattutto tantissimi laboratori.
I laboratori sono a frequentazione libera e aperti a tutti e si svolgono nella nostra sede di via Volsinio 19 (vicino piazza Istria). Attualmente sono attivi laboratori di informatica, scrittura, street art, cineforum e uno sul gioco e la socializzazione. Sta per partire quello di musica e forse una di yoga.
Io mi occupo del laboratorio di scrittura libera. Il laboratorio della durata di circa 1 ora si svolge ogni giovedì alle 15.30 in sede. La struttura è semplice, si propongono dei titoli, si sceglie il titolo e poi in 25 minuti si scrive. Alla base c’è la libertà di scegliere qualsiasi argomento e di trattarlo come si vuole, infine si è liberi di leggere ciò che si è scritto o meno. Le poche regole sono il silenzio, l’assenza di giudizi, e la riservatezza garantita dal fatto che ai quaderni posso accedere solo io. Oltre alla cosa più importante, i limiti dell’educazione.
Avremo modo di continuare a parlare dei temi del laboratorio, di SOLARIS APS, e di psicologia/psichiatria nei prossimi mesi in questa collaborazione con ReS.
Aggiungo un testo scritto per un opuscolo edito dalla comunità di Primavalle dove ho tenuto il laboratorio di scrittura per due anni, dal 2023 al 2025
Testo integrale dell’introduzione del fascicolo “pensieri e sapori” edito a dicembre 2025 dalla comunità terapeutica di Primavalle
Nell’iniziare questa introduzione vorrei partire da una cosa che ho scritto al primo laboratorio il 22 novembre 2023:
“Eccomi qua, vedendovi mi sembra di essere tornato indietro al periodo della comunità Reverie di Capena, dove ho cominciato a fare il laboratorio di scrittura creativa, esattamente come voi adesso, esattamente sono uno di voi. Adesso dopo 4 comunità la mia vita è cambiata, grazie anche all’associazione Solaris APS che rappresento in questo laboratorio. Ma partiamo dall’inizio…“
Proprio così, alla base dell’esperienza del laboratorio (che si è tenuto da novembre 2023 a giugno 2025), c’era il fatto che io ho iniziato la scrittura come utente in una comunità terapeutica. Quindi ho cercato di comportarmi di conseguenza. Cercando di capire il modo di relazionarmi con i ragazzi basandomi sul periodo in cui ero io in comunità.
Il laboratorio della durata di 2 ore, il mercoledì pomeriggio dalle 16 alle 18, a settimane alterne era così strutturato: per prima cosa sistemare i tavoli e le sedie e prendere i quaderni in ufficio, poi dopo una chiacchera o una sigaretta, ci mettiamo al lavoro. Ognuno propone un titolo e decide se fare il proprio, quello di un altro, più titoli insieme o più titoli trattati separatamente. Si può scrivere di qualsiasi cosa, con l’unica regola di restare all’interno dei limiti dell’educazione, per questo si chiama scrittura libera. Il tempo della scrittura è 35 minuti, poi si legge a giro quello che si è scritto, leggere comunque non è obbligatorio. Finita la parte del laboratorio vero e proprio discutiamo e facciamo domande su quello che si è scritto, cercando di alleggerire le cose più impegnative.
A seguire la “lettura”, il libro si chiama “scrivere zen” di Natalie Goldberg, pubblicato nel 1986. Abbiamo usato un metodo casuale leggendo ogni volta un paragrafo a caso senza seguire l’ordine del libro , che parla dei significati e dell’importanza che può assumere la scrittura anche come disciplina.
Infine la festicciola con bibite e biscottini portati da noi.
Nel laboratorio sono stato affiancato da Eleonora Ravello, vice-presidente di Solaris APS che (oltre ad accompagnarmi in macchina) ha avuto un ruolo fondamentale dal punto di vista del coinvolgimento dei ragazzi, con cui ha instaurato dei rapporti importanti, e da un’operatrice della comunità di Primavalle.
Ma al centro c’erano i ragazzi che hanno partecipato quasi sempre con entusiasmo, interesse e coraggio di parlare anche di argomenti difficili e personali. Alcuni poi sono usciti dalla comunità, altri hanno iniziato dei tirocini, altri (senza entrare nello specifico) mi hanno dato grandi soddisfazioni restituendomi più di quanto ho dato io a loro.
Parlare di se stessi e dei propri problemi non è mai facile, ma loro hanno preso la cosa sul serio, a partire da cose come l’aderenza alla terapia, le tossicodipendenze, problemi familiari o personali e le situazioni emotive. Siamo arrivati a creare un laboratorio in cui ci si poteva confrontare liberamente senza essere giudicati.
Abbiamo scritto e parlato anche di argomenti più leggeri, dal Natale ai viaggi, dalle vacanze alla squadra di calcio alle famose granite di Messina e persino di politica. Si è creata una vera e propria famiglia in cui cercavo sempre di coinvolgere tutti, anche quelli che non avevano voglia di fare niente. In un ambiente libero e rilassato.
C’erano 7 o 8 ragazzi che hanno sempre partecipato e che rappresentavano la struttura del laboratorio. Il primo anno abbiamo fatto 16 laboratori, il secondo 20. L’esperienza si è conclusa il 25 giugno 2025.
Personalmente la considero formativa sia dal punto di vista del lavoro sia da quello umano.
