Franco Castrezzati ci ha lasciati. Più soli e meno sicuri…
Franco è stato, per la mia generazione di sindacalisti (e per me, in particolare) un maestro, un riferimento e, anche, in alcuni momenti travagliati, un confidente.
A Brescia la FLM organizzò uno dei primi corsi unitari. Un mese residenziale per una trentina di giovani futuri dirigenti. Franco, allora segretario Cisl, partecipò come relatore, affascinando per quel suo modo caldo, semplice, ma tagliente, diretto, col quale impartiva lezioni non solo di sindacato, ma di vita, avendone già allora, tanta da raccontare (la resistenza, la militanza sociale e politica).
La formula del corso era originale: formavamo insieme, come FLM, con un programma unico, i futuri, segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm. In modo tale che una comune formazione facilitasse i rapporti e preparasse anche culturalmente il sindacato unitario a cui aspiravamo.
Castrezzati fu attratto da questa esperienza e tornò più volte, spontaneamente, durante quel mese di permanenza a Brescia, fermandosi, qualche volta la sera, per ascoltare e parlare con i giovani partecipanti che provenivano da tutta Italia, ma soprattutto da tre culture differenti: cattolica, comunista, socialista, allora ancora molto caratterizzate. Accumunati, però, da una condivisa visione di giustizia sociale e di emancipazione. E dalla certezza che il sindacato, prima ancora dei rispettivi partiti o movimenti, era lo strumento più adatto a realizzare quegli obiettivi, in un mondo del lavoro in trasformazione.
In questa dialettica – solide matrici politiche e culturali di provenienza, ma autonomia del sociale – Franco si inseriva a pieno titolo, protagonista diretto di questo percorso storico. Per me, giovane sindacalista,
l’occasione di una frequentazione assidua con una persona che già allora era un personaggio nel panorama sindacale, fu preziosa e costituì l’avvio di un lungo dialogo. Ero a un altro corso analogo (a san Miniato, in Toscana) quando scoppiò la bomba in piazza della Loggia e Castrezzati gestì con grande saggezza quel tragico momento. Ecco… saggezza è una parola che gli si addice. Fatta di una esperienza di vita rielaborata e meditata. Ci fu un’altra occasione nella quale il mio rapporto con Franco fu intenso e personale. Un momento complicato per la Fim. Ma, per la portata dell’evento, anche per tutto il sindacato.
Fu quando la segreteria nazionale della Fim si trovò di fronte alla difficile decisione di commissariare la Fim di Milano. In quell’occasione (ero segretario organizzativo nazionale della Fim e, dunque, con una responsabilità diretta sul caso) ricorsi più volte a Franco. Per conoscere e capire la storia più generale dentro la quale si svolgeva la nostra.
Il sindacalismo bresciano, la OM, i rapporti con l’allora monsignor Montini. Furono colloqui per me importantissimi, ben oltre la questione specifica, che mi consentirono di inquadrarla più lucidamente.
In verità, per rispetto della persona e della sua storia, non gli chiesi mai un parere specifico di merito sul problema che stavamo affrontando. E lui, con altrettanta discrezione, mi aiutò a capire, senza influenzare mai la dolorosa decisione che dovevamo prendere. Seguirono, negli anni, altre occasioni, pubbliche e private, di dialogo, di confronto. Col passare del tempo e il cambiamento di responsabilità i rapporti si sono ovviamente rarefatti, ma restano vive le chiacchierate, i ricordi, il contesto territoriale al quale fu sempre legato.
Un territorio, quello bresciano, come tutto il Nord Est, fertile di politici, di sindacalisti… di santi e di eroi (più o meno minori…). A Marco e ai famigliari, che hanno goduto di questa lunga vita un forte abbraccio.
In un tempo turbolento nel quale i buoni esempi si fanno più rari, avere avuto il privilegio di conoscere e frequentare Franco Castrezzati è una eredità preziosa che va reinvestita nel nostro costante impegno civico.

Soffriamo la mancanza di così alti profili umani e politici
Grazie Pierpaolo, non lo conoscevo, peccato, un bellissimo ricordo
Un uomo di parola e di azioni coerenti con la parola data.
Attento e capace di cogliere il contributo operativo o intelletuale che ciascuno portava con la propria capacità.
Formatore che ha usato l’esempio come concreta e diretta opera formativa.