La Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia ritorna al Lido nella sua edizione numero 78: questa è la seconda edizione vissuta nel nostro periodo storico della pandemia, ma, seppure con mascherine, protocolli e posti limitati, si respira un’aria diversa, di maggiore normalità, e le pellicole che durante la Mostra saranno proiettate propongono creatività e una forza di rivincita che superano i momenti più bui di stasi e insicurezza che le nostre vite hanno fronteggiato nell’anno precedente.
Lo scorso anno, nel 2020, vale la pena ricordare che la Mostra di Venezia non si è fatta fermare dall’emergenza sanitaria in corso, ed è stata l’unica manifestazione di cinema che ha lanciato un segnale di resilienza culturale.
In corsa per il Leone d’oro nella 78esima edizione ci sono 21 film con una vetrina di nomi importanti sia internazionali che italiani, di registi e star. La giuria del festival è presieduta dal regista coreano Bong-Joon-ho. Ben cinque sono i film italiani in competizione: E’ stata la mano di Dio di P.Sorrentino; Il buco di M. Frammartino; America Latina dei gemelli D’Innocenzo; Freaks Out di G. Mainetti; Qui rido io di M. Martone.
Compito del cinema, si sa, è proporre storie per immagini per scuotere coscienze e fare riflettere sul presente e sul passato più o meno recente, emozionare e aprire dibattiti oltre il mainstream istituzionale contro pregiudizi e letture stereotipate della Storia. L’organizzazione della Mostra non ha dimenticato di convogliare l’attenzione del pubblico presente al Lido sull’attualità tematica del cambiamento climatico proponendo il breve corto di Gabriele Muccino sugli orsi polari, che corrono il reale rischio di estinzione, e che viene proiettato per il periodo del festival sul maxischermo, all’esterno del Palazzo del Cinema.
Nessun film della Mostra tratta dell’esperienza pandemica, forse una vaga allusione al fatto che non siamo ancora pronti a esorcizzare la spiazzante, globalizzata, esperienza umana vissuta nel periodo del Covid-19. Non è il momento di un instant movie, pare.
Le nostre pellicole in concorso, da America Latina, un thriller che non parla di un continente ma di una periferia, alle vicissitudini di alcuni artisti circensi durante la seconda Guerra Mondiale a Roma, in Freaks Out, al lirismo autobiografico del film di Sorrentino, e il ricordo dell’attore e autore teatrale napoletano Edoardo Scarpetta nel film di Mario Martone, al film Il Buco, storia dell’esperienza del gruppo di speleologi che nel 1961 in Calabria si calano in un percorso labirintico di grotte profonde, che traccia un parallelismo tra l’interno e l’esterno, tra il mondo dentro e quello fuori.
La sfida è aperta ed è già iniziata al Lido di Venezia, i nostri cineasti in concorso sono di buona levatura e aprono le porte dell’ottimismo, ma hanno davanti i prestigiosi cast di Hollywood. Tra una settimana sapremo se le nostre migliori aspettative saranno coronate da un film italiano vincitore del Leone d’oro. Anche molti altri premi aspettano di essere assegnati ai linguaggi più innovativi e alle storie più universali dei film delle altre sezioni del festival. La Mostra del Cinema di Venezia negli anni ci ha anche abituati a delle sorprese e nulla può essere dato per scontato. Intanto godiamoci la visione.
