Un’immagine che vale mille parole. Questa mappa spiega perfettamente cosa vorrebbe dire, per l’Italia, realizzare la Tav, e quindi collegare Torino a Lione. Parliamo di una tratta di 235 chilometri che scongiurerebbero il rischio di tagliare fuori il nostro Paese dalle vie dello sviluppo europee, condannandoci alla marginalità economica.

Sulla Tav si sono scritti fiumi di parole. L’opposizione alla realizzazione dell’opera, nella maggior parte dei casi solo ideologica, ha fruttato consenso e voti. La Tav ha provocato incidenti sia fisici che politici e tante, troppe polemiche. Ieri il premier Conte ha detto che “bloccare la Tav costerebbe più che completarla”, con buona pace dell’analisi costi/benefici e dando il via libera all’ultimazione dell’opera.


Un annuncio che ha gettato nel panico il Movimento 5 Stelle, che ha assistito impotente alla capitolazione di un altro dei suoi cavalli di battaglia. E che arriva dopo un altro clamoroso dietrofront dei grillini, quello che autorizza il terzo mandato, grazie al trucco del “mandato zero”. Insomma, la Tav si farà. Il governo, però, supererà anche questa crisi, diviso tra favorevoli (Lega) e contrari (M5S) ma fortemente unito quando si tratta della nobile arte della conservazione del potere. Resta l’amarezza per il tempo perduto, e che poteva essere impiegato per accelerare il lavoro nei cantieri e per garantire l’occupazione alle persone impiegate.

Sulla bontà dell’opera, invece, mi piace citare Angelo Pettrone, uno dei primi 4 neolaureati in Green Economy all’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Oggi sul quotidiano “La Stampa” Pettrone, che ha realizzato una tesi proprio sui benefici della Tav, ha scritto un articolo in cui ha ricordato i vantaggi dell’opera: “meno traffico di Tir e quindi meno inquinamento, con ben 26 milioni di tonnellate di anidride carbonica non immesse nell’aria grazie al passaggio dal trasporto su gomma a quello su ferro; più capacità di trasportare a costi ridotti e nella massima sicurezza merci e persone verso l’Europa; creazione di 150 mila posti di lavoro; aumento del Pil dell’11,6% entro il 2030”.

E conclude: “Il mio lavoro di tesi si domanda quale amministratore di buon senso di fronte a questi benefici può voler bloccare la realizzazione di un’opera che non ha nemmeno controindicazioni di natura ambientale?”. Una domanda legittima, caro Angelo. Alla quale hai già dato la risposta.

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