Il 25 maggio 2026 nell’Aula del Sinodo in Vaticano è stata presentata la prima lettera enciclica di Papa Leone XIV. Chiara la visione: custodire la persona umana al tempo dell’intelligenza artificiale, recuperare la coscienza morale, la relazione autentica con l’altro e “disarmare l’AI” chiamando in causa la responsabilità morale, politica e istituzionale dell’intera famiglia umana. L’ “Intera famiglia umana” viene richiamata cinque volte nelle Lettera, come luogo di solidarietà voluta e scelta, criterio per orientare i processi tecnologici, metodo affinché l’IA possa servire a edificare quella famiglia universale, con diritti e doveri condivisi, dove la vicinanza digitale diventa occasione reale di incontro e di cura reciproca.
Già alla vigilia dell’elezione di Papa Leone XIV qualcuno aveva sostenuto che l’Intelligenza Artificiale, ecosistema più che strumento di supporto, sarebbe stata la prima sfida che il futuro Papa avrebbe dovuto affrontare per la Chiesa e per l’umanità. Ed oggi Papa Leone, raccogliendo il testimone da Papa Francesco, riporta con forza il tema nel dibattito pubblico globale. Francesco aveva osservato l’utilità dell’AI nel ridurre la fatica del lavoro umano, nel favorire la democratizzazione dell’accesso alla conoscenza, l’incontro tra popoli e culture, la capacità delle reti neurali di elaborare miliardi di informazioni al secondo, ma aveva anche insistito su un punto essenziale: l’AI non è neutra, è strumento potente che porta con sé il rischio della manipolazione, della disuguaglianza, della violenza, può essere l’arma perfetta per chi intende piegare la realtà a una narrazione strumentale ai propri interessi. Nella sua ultima enciclica, la Dilexit nos, papa Francesco aveva affermato: «nell’era dell’intelligenza artificiale, non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore».
Papa Leone XIV raccoglie questa eredità, insieme a quella di un altro suo predecessore, e la rilancia firmandola il 15 maggio 2026, stesso giorno nel quale Papa Leone XIII, da cui non a caso aveva acquisito il nome, firmava la storica Enciclica Rerum Novarum, 15 maggio 1831, per affrontare la questione sociale nel contesto della prima grande Rivoluzione industriale.
Nella Introduzione dell’Enciclica, Leone XIV si rifà proprio al suo “amato Predecessore ”che “ha dato impulso a quella riflessione sulla società, sull’economia e sulla politica che oggi chiamiamo “Dottrina sociale della Chiesa”. Il Papa richiama dunque proprio la Dottrina sociale della Chiesa quale patrimonio di saggezza, da cui attingere principi per pensare, criteri per discernere e giudicare, orientamenti concreti per agire. Ma oggi soprattutto per rispondere a un’altra rivoluzione industriale, che comporta nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro.
Emerge con chiarezza dall’Enciclica che l’AI, centrale dunque nel progresso umano, non potrà mai sostituire ciò che è specificamente umano: la coscienza morale, il discernimento, la relazione autentica con l’altro. La macchina può imitare, ma non comprendere; può processare, ma non giudicare; può apprendere, ma non amare. Ed è qui che si disegna il confine, sempre più sottile, tra simulazione e realtà. Papa Leone XIV fa eco a questi concetti chiedendo una governance multilivello dell’AI, che sia ispirata ai principi della dottrina sociale della Chiesa, ma traducibile in termini laici, pienamente condivisibili. In tal senso, si richiama al concetto di tranquillitas ordinis, la tranquillità dell’ordine proposto da sant’Agostino in De Civitate Dei. Non basta infatti regolare l’AI: bisogna regolare anche le sue finalità. La macchina non può essere lasciata sola a dettare l’agenda. Il Papa è consapevole che “la tecnica non va considerata, in se stessa, come forza antagonista rispetto alla persona: al contrario, essa è radicata nella nostra storia fin dal principio, in quanto «fatto profondamente umano, legato all’autonomia e alla libertà dell’uomo»
La tecnologia può curare, connettere, educare, custodire la Casa comune; ma può anche dividere, scartare, generare nuove ingiustizie. E se un tempo erano soprattutto gli Stati a guidare e indirizzare l’innovazione, oggi, invece, ci avverte che i principali motori dello sviluppo sono attori privati, spesso transnazionali, dotati di risorse e capacità di intervento superiori a quelle di molti governi. Il potere tecnologico assume così un volto inedito, prevalentemente “privato”, e per questo ancora più difficile da discernere, governare e orientare al bene comune, guidato da soggetti privati che lo finanziano, lo regolano, lo usano. È necessario adottare strumenti normativi adeguati, capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologico, sempre con la finalità del bene comune. Ed a questo punto il Papa parla con il linguaggio della contemporaneità, usa il termine accountability, per significare il controllo pubblico, la responsabilità delle decisioni, la valutazione. La presenza alla presentazione dell’Enciclica di Cristopher Olah, ricercatore e co-fondatore di Anthropic, ateo tra teologi, suggella il linguaggio della dialettica, del confronto, della attenzione globale sul tema.
“Ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni. Se un sistema viene concepito o impiegato in modo da trattare alcune vite come meno degne, o da escluderle senza possibilità di appello, esso non è un semplice strumento “da usare bene”: introduce già un criterio che contraddice la dignità inalienabile della persona. Per questo, il discernimento etico non può limitarsi a domandare se usiamo un certo sistema per uno scopo buono o cattivo, ma deve anche chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano. Perché l’IA rispetti la dignità umana e serva davvero il bene comune, è essenziale che siano chiare le responsabilità in tutti i passaggi: da chi progetta e addestra i sistemi fino a chi li utilizza e a chi decide di affidare ad essi le scelte concrete. In molti casi, tuttavia, i processi interni che conducono a un risultato possono essere poco trasparenti, e ciò rende più difficile attribuire responsabilità e correggere gli errori.”
Ed a questo punto il Papa usa la parola che forse più gli sta a cuore: “disarmare”.
Disarmare l’AI significa sottrarla alla logica della competizione armata, economica e cognitiva. Così ci invita a disarmare l’AI dall’algoritmo che rafforza un vantaggio geopolitico o commerciale sugli altri. Ci chiama a disarmare per impedire il dominio sull’umano, per sottrarre potere ai monopoli e favorire una dialettica plurale.
Il compito che affida alla comunità umana diventa così ecologico nel senso più radicale, “chiama in causa una nuova dimensione della nostra Casa comune” dove l’AI è ambiente, casa “in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti. Per questo, non basta regolarla: va disarmata e resa ospitale”.
Infine, il Papa rivolge la sua attenzione alle correnti del postumanesimo e transumanesimo, che interpretano il progresso come superamento dell’umano ed offrono una visione futuristica di “uomo potenziato” o di “uomo ibridato” con la macchina.
Li definisce metaforicamente come “un arcipelago di isole concettuali differenti, collegate però dal medesimo mare di presupposti: la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana.”
Ci avvisa, il Papa, al riguardo che anche quando queste ipotesi sono per lo più speculative, hanno una innegabile rilevanza, perché modificano l’immaginario collettivo e orientano le scelte sociali, economiche e politiche. Per questo il Papa richiama la grande responsabilità che hanno la comunicazione pubblica, la scuola, le università, le istituzioni, le imprese tecnologiche e ogni soggetto che partecipa alla costruzione dell’ambiente informativo.
Per concludere, la novità profonda portata dal Papa è anche tentare di “spostare l’attenzione sul terreno del desiderio, della direzione delle scelte di ciò che una civiltà considera degno di essere perseguito” (cit. Padre A. Spadaro), e lo fa riconoscendo nelle promesse del transumanesimo e di alcune correnti postumaniste, che inseguono un’umanità potenziata e quasi disincarnata, un desiderio che ci riguarda: il bisogno di una vita più piena, meno esposta alla fragilità e alla sofferenza.




Argomento incredibilmente affascinante e di grandissima attualità. Il dialogo tra l’alta tecnologia e la filosofia morale o la teologia offre spunti di riflessione profondissimi , e questo articolo aiuta a comprendere meglio l’argomento
Personalmente il punto dell’enciclica che mi trova d’accordo con la visione del Papa è la necessità di una regolamentazione etica quella che viene spesso richiamata come algoretica, questa sarà la sfida del futuro