Il 28 settembre del 2003 l’Italia piombò nel buio. Si verificò infatti un black-out totale che provocò non pochi disagi: treni fermi, semafori spenti, tantissime persone bloccate in metropolitana a Roma, dove era in corso la prima edizione della Notte Bianca. Circa 110 treni con 30 mila passeggeri a bordo rimasero bloccati nelle stazioni e lungo la linea ferroviaria. I voli subirono cancellazioni e ritardi, e in molte case italiane non arrivò l’acqua per ore. In alcune zone d’Italia, soprattutto al sud, l’erogazione dell’energia elettrica riprese solo in serata. Quella volta a causare il black-out fu un banale incidente in Svizzera: a causa del forte vento, il ramo di un albero cadde sulla linea elettrica ad altissima tensione Lavorgo-Mettlen, mettendo così in ginocchio l’Italia.

21 anni dopo la storia si ripete, provocando il blocco quasi totale della circolazione ferroviaria, come avvenuto ieri. Questa volta sembra che a provocare il danno sia stato un chiodo piantato erroneamente (e maldestramente) in un cavo elettrico da un’azienda privata che stava eseguendo alcuni lavori sui binari. Trenitalia ha fatto sapere che il blocco è stato causato da un guasto alla linea elettrica che alimenta il sistema che regola il traffico dei treni nel nodo ferroviario di Roma. Un “inconveniente” che ha provocato la soppressione di tantissimi treni a lunga percorrenza e locali e ritardi anche di diverse ore.

In attesa che siano accertate la dinamica e le eventuali responsabilità, e nella speranza che il ministro dei Trasporti si occupi davvero della rete ferroviaria (e non solo) del nostro Paese, resta il problema principale: l’Italia ha una carenza infrastrutturale gravissima, una cosa inaccettabile per la settima potenza economica del pianeta. Così come avvenne nel 2003, paghiamo lo scotto di reti obsolete, di scarsa manutenzione, di investimenti sempre inadeguati rispetto alla reale esigenza del Paese.

A onor del vero, la conformazione dell’Italia non aiuta i collegamenti: la forma stretta e lunga comporta sempre il rischio che un guasto tagli lo stivale a metà, come già accaduto in passato. In Francia, ad esempio, la rete ferroviaria è a raggiera, con Parigi al centro. La forma dello Stato è sicuramente più consona alla costruzione di una rete ferroviaria più “ordinata” e capillare. Ma c’è anche da dire che la Francia ha investito in Alta velocità molto prima di noi e con maggiore convinzione.

Insomma, non cerchiamo alibi: il ramo del 2003, come il chiodo del 2024, dimostrano che la strada verso un Paese moderno, efficiente, sostenibile è ancora lunghissima da percorrere. Un controsenso che questo accada in uno dei Paesi con maggiore flusso di turisti al mondo, e soprattutto a pochi mesi dall’avvio del Giubileo, che porterà in Italia e nella Capitale in particolare decine di milioni di pellegrini dall’intero pianeta.

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