La consulenza finanziaria indipendente, con le scf e i consulenti finanziari “autonomi”, in un contesto normativo che ne ha finalmente riconosciuto il loro ruolo, ha rappresentato nel corso dell’anno appena trascorso l’indubbio elemento di novità e l’inizio di una nuova fase.

Il 2020 si presenta quindi come un anno che servirà a far conoscere meglio agli investitori questo nuovo modello di advisory e il  pieno sviluppo della finanza indipendente, in un mercato che procede a rilento, potrà diventare una potenziale tempesta perfetta. Perché?

Proviamo a fornire alcuni essenziali elementi e caratteristiche per una corretta conoscenza di questo modello, ancora sconosciuto a gran parte del mercato e alla maggioranza degli investitori.

Chi è il consulente finanziario autonomo? Questa figura, intesa sia come persona fisica, sia come parte integrante di una società, va inserita nel novero delle professioni intellettuali. Come un commercialista o un avvocato, opera in assenza di conflitti di interesse, senza “toccare” il denaro dei clienti che rimane presso la banca o gli intermediari di loro fiducia, fornendo le proprie raccomandazioni e prestando un servizio remunerato esclusivamente dal cliente.  Non può, per legge ed eticamente, ricevere alcun compenso da nessun intermediario come banche, sgr, sim o compagnie assicurative. Questi professionisti prestano esclusivamente consulenza e assistenza ai loro clienti accompagnandoli in tutte le scelte di carattere patrimoniale, finanziario ed economico.

La maggiore trasparenza richiesta dalla Mifid 2 consente agli investitori di conoscere il vero costo dei servizi bancari e finanziari attraverso le lettere di rendicontazione, tutto ciò va nella direzione dei principi della consulenza indipendente. Questo professionista operando in assenza di conflitto di interesse non vende e non distribuisce prodotti, ha quindi la possibilità di consigliare qualunque prodotto o strumento vantaggioso ed efficiente presente sul mercato, svolgendo analisi approfondite sugli investimenti esistenti e predisponendo le strategie di investimento più adeguate per il raggiungimento del corretto livello di rischio e di protezione adeguata del patrimonio.

Il servizio è rivolto sia ad investitori privati sia ad aziende, come anche a clientela istituzionale.

Siamo all’inizio di un processo estremamente importante, soprattutto per i risparmiatori italiani che potranno finalmente scegliere a quale tipo di consulente affidare i propri patrimoni e beneficiare di un servizio di consulenza slegato dal sistema distributivo.

L’ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane evidenzia come 4/5 degli intervistati non sa come viene remunerato il proprio consulente o addirittura pensa che il servizio di consulenza sia gratuito. Il 50% degli investitori interrogati, di qualsiasi età, provenienza geografica, classe sociale e livello di istruzione, è disposto a pagare una parcella per un servizio di consulenza finanziaria slegato dalla distribuzione. Una finestra straordinaria per il modello fee only.

Una indipendenza soggettiva, ossia non solo il servizio che il consulente presta al cliente, ma il consulente stesso, un requisito strutturalmente previsto dalla normativa per il quale il venir meno si può essere radiati dall’Albo.

Il quadro contrattuale dell’operatore delle reti invece è sostanzialmente predeterminato, standardizzato.
Quello dell’operatore indipendente è tutto da creare e personalizzare. Il professionista deve definire la propria practice, i propri servizi, in quale modo si rapporta al cliente, in quale modo farsi pagare. Per il consulente finanziario indipendente l’unico valore è quello della consulenza stessa.

Una consulenza di qualità, la formazione e l’autoformazione si rendono necessarie per il consulente finanziario indipendente con anche uno scopo sociale: essere educatori finanziari all’interno del mercato.

Il sindacato guarda con grande interesse ed attenzione all’affermazione di questo modello, perché più attori in gioco rendono il mercato più aperto e democratico. La Felsa Cisl che ha la rappresentanza del lavoro autonomo di tutte le professioni del settore finanziario con questa tipologia di lavoro, attraverso  vIVAce, una associazione e community di lavoratori indipendenti e delle nuove professioni, offrirà loro una interlocuzione istituzionale, tutela e servizi attraverso politiche per la costruzione di un welfare ad hoc.

Per tornare alla consulenza finanziaria indipendente, siamo in ritardo di almeno dieci anni rispetto ad altri Paesi finanziariamente più evoluti del nostro. Basti pensare che negli Stati Uniti un americano su due si rivolge ad un consulente indipendente per pianificare le proprie scelte finanziarie. In Inghilterra la Retail Distribution Review del 2013 ha accelerato il passaggio verso un modello più trasparente, governato da logiche che servono l’interesse ultimo degli investitori.

Guardando il rovescio della medaglia chissà se questo nostro ritardo rappresenta una occasione unica per affermare un modello più trasparente, aperto e sano di mercato finanziario in Italia?

 

L’autore è Responsabile Nazionale Lavoro Autonomo del settore finanziario Felsa Cisl

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here