Sembra, nell’apparenza del titolo, che ragione e forza giochino a intrecciarsi amabilmente, mentre nella realtà, e nella universale considerazione, forza e ragione si dimostrano molto spesso antitetiche: la forza agendo molto spesso senza una ragione e la ragione risultando spesso labile e non degna di considerazione. Ed è un vero disastro.
E invece, unite, la forza che opera con giusta ragione produce benefici effetti, e la ragione, con una sua intrinseca forza e perfino travolgente, può suscitare forti adesioni e grandi imprese.
E tuttavia, molto più spesso, forza e ragione vivono separate, e con reciproca ostilità. La forza, se si muove senza ragione, è una cieca energia che si avvita su se stessa nell’ubriacatura della propria esplosione, distruggendo tutto intorno a sé, come l’Orlando il Furioso, e nel far questo svuota se stessa nell’esaurimento.
Eppure, un uomo forte è temuto e rispettato, mentre un uomo senza vigore è sbeffeggiato, servo della prepotenza altrui. Nonostante la considerazione sociale, la forza in sé è cieca, incapace di elaborare la propria validità e utilità, e solo chiedendo alla ragione una ragione può dirigere se stessa verso uno scopo che abbia un senso.
Nella giungla non v’è la ragione a regolamentare la forza, ma la natura ha disposto una serie di attitudini diversificate di salvataggio, per cui la forza non ha il predominio assoluto, e deve adeguarsi all’equilibrio dell’ecosistema, governato da altre abilità, come la corsa, l’astuzia, il volo, l’inganno o la coalizione dei meno forti, che surrogano l’assenza della ragione, con l’abilità collettiva di salvaguardia, salvando anche le ragioni della stessa forza che, lasciata a se stessa, creerebbe il deserto intorno a sé.
La società degli uomini, a sua volta, ha dato vita alla ‘forza pubblica”, che è forza istituzionalizzata ed organizzata per uno scopo elaborato dalla ragione: rendere più sicura ed ordinata la vita collettiva e l’ambiente. Quella forza è regolata e organizzata per impedire che vi sia la guerra di ogni forte ad essere il più forte, perché ogni meno forte è un debole sottoposto e sarebbe continua la lotta per prevalere, con immenso danno e tanta tragedia.
Diversa è la dinamica della ragione, che si avvale volentieri delle ragioni altrui onde elaborare la migliore strategia per dirigere la forza. E se questa riuscisse a soffocarla, la ragione riemergerebbe, ed è sempre riemersa, più forte di prima. La storia è piena di grandi eserciti sconfitti dall’astuzia e dagli stratagemmi di eserciti minori e meno forti. E così, è la ragione ad avere ragione della forza, inventando soluzioni liberatorie, e consentendo poi una vita creativa ed operosa
La forza fisica, è vero, può distruggere l’uomo portatore della ragione, ma questa non muore con lui, ed anzi si rafforza ed i martiri della ragione ideale sopravvivono anche alla loro tragica fine, e spesso con maggiore seguito e successo. La ragione trae da se stessa la forza per elaborarsi ed imporsi e, pur disarmata, splende la sua forza di trascinamento, che non ha alcun bisogno del supporto della forza fisica, anzi questa ne danneggerebbe la purezza attrattiva.
La forza, invece, nell’agire senza ragione, si consuma e finisce sepolta nella sua stessa cenere. La ragione, pur soffocata con la violenza, riemerge prepotentemente con maggior forza di prima. La forza che si è usurata nella lotta contro la ragione non si rinnova, mentre la forza della ragione sfugge al destino di consunzione, vigoreggia per se stessa e fronteggia la forza cieca. E tuttavia, anche la ragione, se ha un’elaborazione debole, senza forza, non produce alcun effetto. La ragione si impone se è forte per se stessa, alimentandosi della sua stessa elaborazione, mentre la forza fisica si eccita nell’agire ma va verso lo svuotamento di sé nell’ubriacatura.
Perché la forza si esalta nella propria performance, esaurendosi in essa, la ragione, invece, ha un severo criterio di monitoraggio e di valutazione critica di sé, che gli consente di evitare il corto circuito della contraddizione, suo rischio mortale, che essa stessa è però pronta a diagnosticare e superare. Nessuna ragione può tollerare un’affermazione ed il suo contrario, perché l’identità è il fondamento della non-confusione, condizione necessaria per il senso di ogni asserzione.
Per questa sua caratteristica, nella società degli uomini, è la ragione che deve andare al potere, sempre vigile di se stessa, per monitorare il corso della cieca forza fisica, affinché non faccia del dolce pianeta un morto deserto. Ed è meraviglioso che alla sommità della piramide delle specie viventi v’ è, con l’uomo, la forza della ragione, che rende visibile il progetto della natura, per assecondarlo, come quando assume la fisica energia elettromagnetica e ne ha fa, con la telematica, uno strumento al servizio della comunicazione del pensiero, per migliorare la dimora dell’uomo sul suo pianeta.
Se si uniscono ragione e forza, questa unione genera la giustizia, e questa la pace, dando alla forza la giusta funzione di supporto della ragione sociale. Se la forza non è temperata dalla ragione va verso il disastro della propria consunzione, mentre se la ragione non ha forza è volatile evanescenza. E tuttavia, mentre la forza ha bisogno di dipendere dalla ragione, la ragione trova nell’autonomia di sé, nella sua aseità, la sua forza, capace di opporsi alla forza senza ragione.
Se ragione e forza fossero sempre intrecciate, il nostro pianeta sarebbe più ospitale e felice grazie a una pace benefica e operosa. Separate, invece, si apre un varco alle ineluttabili sventure. La forza deve avere sempre con sé la ragione, la ragione deve avere sempre la sua forza.
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