Dobbiamo ricordarci di questa data, dobbiamo trasmetterne la memoria ai nostri figli, ai nostri nipoti, alle future generazioni. Dobbiamo ricordarcene non soltanto per commemorare ed onorare Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Antonio Montanari, Vito Schifani e Rocco Dicillo che quel giorno persero la vita per aver servito con coraggio e coerenza la legalità e lo Stato Democratico. Il ricordo non può essere soltanto un sentimento nostalgico, ma divenire la spinta per continuare l’opera di quei servitori dello Stato.

Non possiamo e non dobbiamo farci illusioni sul ridimensionamento della mafia e delle altre grandi organizzazioni criminali del nostro Paese. Certo non ci sono più state, da diversi anni, stragi e catene di omicidi, molti dei maggiori latitanti e capi della criminalità organizzata sono stati arrestati e, alcuni di loro, sono persino deceduti nelle patrie galere. Possiamo certamente affermare che le capacità militari di queste organizzazioni sono state fortemente ridimensionate dall’azione investigativa e repressiva della Magistratura e delle forze di Polizia. Tuttavia è necessario essere consapevoli che oggi continuano a fare affari con diversi traffici criminali: la droga, le armi, i rifiuti tossici, le opere d’arte, la tratta di esseri umani e perfino di bambini, l’inquinamento dell’attività politica e amministrativa al fine di accaparrarsi quanta più spesa pubblica è possibile. L’immenso flusso di denaro che queste attività producono ha il bisogno vitale di disporre di molteplici strumenti per il riciclaggio dei capitali illeciti. Ecco quindi che cresce e si espande una borghesia mafiosa, i colletti bianchi della criminalità. Si tratta di persone e società di affari formalmente legali, immacolate che investono in vari settori dell’economia legale, specie in quelle attività a basso valore aggiunto: il turismo, la ristorazione, l’edilizia, il commercio all’ingrosso, l’intermediazione di manodopera. Sono questi i soggetti che si occupano di interloquire con i politici, con gli amministratori, con la pubblica amministrazione.

Le stesse organizzazioni criminali hanno cambiato non soltanto il “modus operandi” ma anche la loro stessa struttura: non più organizzazioni verticistiche ma reti di affari e di intermediari che operano nel mercato legale, spesso senza neanche conoscersi tra di loro ma quasi mai inconsapevoli dell’origine dei capitali che utilizzano per i loro affari. In questo nuovo contesto criminale, lo Stato democratico annaspa, non riesce a garantire la legalità economica, a tutelare il libero mercato dei capitali, a reprimere, se non in pochi casi, la circolazione dei capitali illegali. Anche l’opinione pubblica è divenuta più disattenta e meno preoccupata sul ruolo delle mafie e, al contrario, più in ansia per la microcriminalità che allarma la quotidianità dei cittadini.

E’ proprio in questo contesto che la memoria di Giovanni Falcone ci indica la strada da seguire per sconfiggere le organizzazioni criminali, “bisogna seguire i soldi“, questo il grande insegnamento, quanto mai attuale, che Giovanni ci ha lasciato insieme ad un metodo di indagine quanto mai rigoroso, finalizzato non a far scoppiare casi mediatici, ma ad affermare la legalità della Stato democratico.

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