L’approccio sulla ripartenza delle attività dopo il lockdown appare confuso e senza l’emergere di criteri sufficientemente chiari condivisi e convincenti. La vera lezione che abbiamo appreso da questa esperienza è che dobbiamo avere molto più rispetto per noi stessi e per gli altri a partire dalle misure di precauzione più semplici, come l’uso delle mascherine e dei guanti monouso, oltre all’utilizzo di visiere e tute protettive nelle situazioni più impegnative e delicate. In qualche caso si devono indossare anche i copricalzari. Inoltre l’autodiagnosi diventa importante: avere anche un decimo di febbre sopra il proprio standard termico o sensazioni di spossatezza persistente dovrebbe legittimare la permanenza nel proprio domicilio e giustificare l’assenza dalla presenza fisica sul posto di lavoro, così come per le persone con diverse patologie croniche e degenerative  e con un’età avanzata oltre i 70/75 anni, possono essere utili delle ulteriori precauzioni. Tutto questo fino a quando non avremo l’effettiva disponibilità dei vaccini che con certezza verosimile potrà verificarsi entro i prossimi 24 mesi.

Anche il distanziamento fisico di almeno un metro rimane importante, ma se i dispositivi protettivi precedentemente indicati sono di qualità appropriata alle circostanze concrete in cui ci si trova ad operare e le persone in movimento sono effettivamente in piena salute e confortate dagli esiti favorevoli e recenti sia delle analisi sierologiche che dei tamponi, per brevi periodi e specifiche situazioni si potrebbe anche parzialmente derogare dal distanziamento fisico.

Nel frattempo, però, bisognerà disporre dei dispositivi di protezione individuali di qualità certa, di esami sierologici generalizzati, di esami dei tamponi di certa disponibilità e tempestività. Inoltre la disponibilità a breve di app capaci del tracciamento dei contagiati, permetterà l’immediato isolamento degli infettati anche asintomatici e la verifica tempestiva sullo stato di salute delle persone che ne sono venute a contatto. Il Governo, la politica e la pubblica amministrazione devono impegnarsi prioritariamente su queste questioni, garantire la disponibilità certa di queste strumentazioni e l’efficienza delle strutture pubbliche che devono gestire questa strumentazione e questi servizi.

Avere delle linee guida su ogni attività è utile, ma nell’immediato forse sono sufficienti le indicazioni sulle situazioni più delicate, che rimangono le operazioni in cui bisogna gestire anche manualmente il rapporto con le persone come sono appunto le attività di cura delle persone, non solo gli anziani, ma ad esempio le fisioterapie ed attività similari.

Per il resto sarà responsabilità e dovere di ciascuno operare al meglio, perché il Covid-19 è letale per tutti, per l’imprenditore e l’operaio, per l’artigiano e l’apprendista, per il negoziante e il consumatore. E ciascuno sa che è in gioco la propria esistenza, per cui userà il massimo delle precauzioni possibili.

Abbiamo visto le immagini dei Carabinieri andare a controllare le misure di sicurezza in alcune fabbriche che hanno avuto il coraggio di riprendere l’attività lavorativa. È l’immagine più negativa di questo brutto periodo. Ogni posto di lavoro dispone del medico competente: bisognerebbe semplicemente richiamare la loro attenzione, visto che è a loro che compete anche la validazione dei sistemi di sicurezza della salute di tutti i dipendenti, compresi dirigenti e imprenditori, di fronte ai rischi del virus, compiti già previsti dalla normativa vigente. Le visite di controllo, che comunque sono sempre necessarie e indispensabili, devono essere svolte da tecnici e personale sanitario competente sia delle ASL ma in particolare dell’Inail, devono essere in primo luogo interventi a supporto, di consulenza gratuita, che confortino  le procedure adottate ed eventualmente le migliorino ulteriormente.

Ci sono poi le strutture sindacali del territorio, sia delle imprese che dei lavoratori, che conoscono le realtà e che per le piccole imprese, comprese quelle artigiane, dispongono di figure preparate e condivise che sono centinaia e centinaia: mi riferisco ai Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza del Territorio (Rlst), che opportunamente aggiornati possono aiutare il sistema a ripartire in sicurezza con il supporto dei tecnici delle Asl e dell’Inail. Sì, è di una nuova Inail che abbiamo bisogno: più presente sul territorio, più qualificata sugli interventi della prevenzione, più capace di sviluppare studi epidemiologici sugli infortuni e le malattie professionali, più impegnata nella produzione di strumentazione e tecnologie di riduzione dei rischi, più caratterizzata dalla ricerca clinica per la cura delle malattie e tumori professionali.

Perché l’Inail può essere la svolta di una vera medicina qualificata sulla prevenzione? Perché l’Inail ha incorporato un ente, l’Ispesl, l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Salute del Lavoro, e quindi non è più solo un istituto assicurativo, e perché sono stati accumulati oltre 33 miliardi di avanzi di gestione che devono essere utilizzati a vantaggio della salute e della sicurezza di tutti i lavoratori, compresi dirigenti, imprenditori e artigiani che operano fianco a fianco ai propri dipendenti. Sono 33 miliardi a destinazione d’uso vincolato, cioè possono essere usati unicamente per la salute e la sicurezza dei lavoratori. Quale migliore occasione di un forte investimento sulle misure di sicurezza contro il Coronavirus?  Tutte le aziende sotto una certa soglia (50 dipendenti? 150 dipendenti?) potranno avere gratuitamente la disponibilità dei mezzi protettivi per far fronte ai rischi del Coronavirus, mezzi forniti dall’Inail.

Inoltre il rinnovato e recente accordo tra Cgil Cisl Uil e Confindustria fornisce un buon quadro delle regole e delle modalità operative che devono presiedere ed assicurare la ripresa delle attività. Queste modalità e i suoi criteri possono essere estesi a tutti i settori nell’immediato. È necessaria una gestione di corresponsabilità condivisa, gestita con tutte le tecniche sanitarie migliori disponibili, la digitalizzazione dei dati e l’immediata localizzazione e isolamento di nuovi possibili contagiati. Vale a dire una gestione alla “sud coreana” o se preferite alla “tedesca”.

Bisogna eliminare l’autocertificazione per la mobilità riferita a spostamenti tra due regioni confinanti e limitarli, per un tempo breve, a spostamenti che possono interessare più di due regioni. Dobbiamo evitare una terribile e temibile, per la stessa democrazia, grave crisi sociale.

L’autore è esperto di Ambiente Energia Sicurezza (Associazione Nuovi Lavori)

 

1 commento

  1. In larga parte sono d’accordo..ma assolutamente bisogna agire progressivamente anche con gli allentamenti differenziati ..continuare distanziamento..continuare con certificazioni tra regioni..fino a dati epidemiologici rassicuranti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here