Dimenticate gli States e la contrapposizione tra l’asinello dei democratici e l’elefante dei repubblicani. In Italia siamo molto più complicati… e fantasiosi. Negli ultimi anni, infatti, la politica ha attinto a piene mani dalla zoologia: dalla balena bianca democristiana alle sardine, passando per la mucca bersaniana. Ecco, al netto di pecore e camaleonti, un breve (e sicuramente incompleto) “bestiario” della nostra politica.

Anatra
L’anatra zoppa (traduzione letterale dell’espressione inglese lame duck) è una delle conseguenze del voto disgiunto. Si verifica quando un sindaco, pur eletto a maggioranza, si trova in una situazione di ingovernabilità perché nel consiglio comunale la maggioranza è rappresentata dalle liste che avevano sostenuto un candidato diverso.

Asinello
Furono Arturo Parisi e Romano Prodi, nel 1999, a scegliere l’asinello come simbolo del partito “I democratici”, un chiaro riferimento al Democratic Party statunitense. Il partito, però, ebbe vita breve, e dopo 3 anni confluì nella Margherita.

Balena
Il primo ad affibbiare il soprannome “balena bianca” alla potentissima Democrazia Cristiana fu Giampaolo Pansa. Un nomignolo che non dispiaceva ai vertici democristiani, se addirittura negli anni ’80, quando votava scudocrociato un elettore su tre, fu realizzato uno spot per le elezioni europee con protagonista una simpatica balena. Lo slogan era “La balena bianca è grande, mansueta e non inquina”!

Bestia
È il noto e discusso sistema di propaganda di Salvini, creato da Luca Morisi, spin doctor della Lega. Anche in questo caso, come per l’asinello, è stato copiato un modello statunitense: “The Beast” era la struttura social usata da Obama nella prima campagna presidenziale del 2012.

Bruco
Una (ingenerosa) raffigurazione di Walter Veltroni da parte del vignettista Forattini.

Canguro
L’avrete sentito in occasione della riforma costituzionale: si tratta di un sistema parlamentare anti-ostruzionismo che consente di votare gli emendamenti accorpando quelli in tutto simili e quelli di contenuto analogo. Una volta approvato o bocciato il primo emendamento, risultano decaduti tutti gli altri.

Capitone
Basta cambiare due vocali, e l’eroico “Capitano” Salvini si è trasformato, per i suoi oppositori, in un “capitone”. Un classico esempio di come l’esposizione sui social si possa ritorcere contro.

Cinghiale
Bettino Craxi fu soprannominato il “cinghialone” dai suoi avversari politici, dopo essere stato definito così da Vittorio Feltri in un articolo sul quotidiano “L’Indipendente”.

Gattini
Il gattino che addenta una sardina è stata la (debole) risposta di Salvini al fenomeno spontaneo esploso a Bologna.

Giaguaro
Il “giaguaro da smacchiare” era Berlusconi, in una metafora coniata da Pierluigi Bersani. Una allegoria efficace e che è rimasta nella storia della comunicazione politica e non, ma che in quella occasione, erano le elezioni del 2013, non ha portato bene all’allora segretario del Pd.

Grillo
È vero, in questo caso l’animale è un cognome, ma non poteva mancare lui, il “Beppe nazionale”, il “grillo parlante” che 10 anni fa ha provocato un terremoto nella politica italiana, lanciando il Movimento 5 Stelle. Ha più volte annunciato il suo ritiro dalla politica (“Mi defilo dal Movimento perché ho un’età pazzesca, una famiglia numerosa: ho fatto il mio tempo, ho pronto uno spettacolo, forse torno in tv”, era il 2015), ma rimane saldamente il guru del M5S, insieme a Davide Casaleggio.

Gufi
Sono stati l’ossessione di Renzi, definiva così i detrattori del suo governo. Quando era Premier li tirava in ballo continuamente, addirittura l’immagine di un gufo campeggiava in una delle slide realizzate dal Pd per la nuova comunicazione del Partito.

Mucca
Ancora Bersani: “non ci siamo accorti che la mucca era in corridoio” fu una espressione citata in occasione della vittoria di Trump.

Passerotto e tacchino
Sempre lui! Bersani ha proposto la versione di un proverbio tedesco (l’equivalente del nostro “meglio un uovo oggi di una gallina domani”). Si era nel 2012 e si parlava di condoni.

Pitonessa
È il soprannome di Daniela Santanchè, esponente della destra, ora approdata a Fratelli d’Italia.

Rospo
Sempre Forattini: questa volta la “vittima” della sua matita è Lamberto Dini.

Sardine
In poche settimane, partendo dall’Emilia-Romagna, le sardine si sono diffuse in tutta Italia. È un movimento di protesta anti Salvini, nato come reazione ad un evento della Lega con lo stesso Salvini e la candidata Bergonzoni. Il Paladozza, dove era in programma la manifestazione leghista, può contenere 5.570 persone. I 4 fondatori del movimento si erano posti come obiettivo di mettere insieme 6 mila persone. Il resto è storia: il 14 novembre in piazza Maggiore a Bologna le sardine, ben stipate, erano 15 mila. L’invito, diffuso sui social, recitava: “Nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto. Crea la tua sardina e partecipa alla prima rivoluzione ittica della storia”.

Trota
“Il mio delfino? Non direi, per ora è una trota!”. E’ stato suo padre Umberto Bossi ad affibbiare questo soprannome al figlio Renzo, in risposta a chi gli chiedeva se poteva ambire a guidare la Lega, una sorta di successione dinastica della sua leadership. Sappiamo tutti come è finita…

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