“La questione del lavoro è il fulcro del Passo sociale che andrà stipulato per superare la pandemia”. Lo ha detto oggi il presidente di Res, Pier Paolo Baretta, in una intervista pubblicata sul Corriere del Veneto in occasione del Primo Maggio.

“Ci attende un clima molto forte di ristrutturazioni aziendali – ha aggiunto – tra chi sarà costretto a chiudere e chi, invece, progetterà un nuovo rilancio. Tutto questo provocherà delle conseguenze sul piano sociale, poiché le disuguaglianze sono inevitabilmente destinate ad aumentare. Per questo insisto sul fatto che il lavoro dovrà essere al centro dell’azione. Stiamo entrando in una nuova fase, in cui bisogna essere pronti alla ripartenza passando da un approccio con cui si son giustamente privilegiate le forme di tutela, come la Cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti, a un altro che preveda un rilancio della dinamica del lavoro e del relativo mercato”.

E sul termine del divieto di licenziamento, fissato per il 30 giugno: “Non bisogna agire in maniera indiscriminata e generalizzata, ma introducendo criteri selettivi, settore per settore, perché mai come oggi il lavoro non è tutto uguale. Bisogna riformare gli ammortizzatori sociali, operando una valutazione di quanto accaduto negli ultimi 15 mesi: sono cambiati i mestieri e le professioni, e la spinta delle tecnologie ha modificato radicalmente anche il modo di lavorare, introducendo una pratica come lo smart working che è destinata a rimanere a lungo”.

Infine l’ex sottosegretario ha fatto un passaggio su Quota 100 e sulle pensioni: “Nel nuovo Patto sociale ci dovrà essere anche un capitolo dedicato alla costruzione di una forte flessibilità in uscita del lavoro, modulata sulle diverse esigenze dei singoli casi”.

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