Il recente intervento del Presidente Mattarella in occasione della laurea “honoris causa” conferitagli dall’Università di Marsiglia, ancora una volta ci dà la forza e le ragioni per continuare a credere che solo un’Europa più forte e coesa può consentirci di non diventare residuali sulla scena internazionale e conservare, anche per i nostri figli e nipoti, la pace, il ruolo internazionale e i livelli di benessere che, come europei, abbiamo costruito dal dopoguerra ad oggi.

Le parole di Mattarella sono state talmente potenti che, proprio in questi ultimi giorni, hanno suscitato la dura reazione del Cremlino che, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha definito “blasfeme” le considerazioni del nostro Presidente.
Mattarella ha descritto puntigliosamente il ruolo che tutte le istituzioni internazionali, nonostante contraddizioni e incertezze, hanno sempre svolto in favore della Pace e della stabilità del mondo. Quando esse sono state delegittimate, come nel caso della Società delle Nazioni dopo la prima guerra mondiale, prevalsero i nazionalismi e si sfaldarono l’ordine internazionale, il riconoscimento delle frontiere, il sacrificio dei principi di giustizia e legittimità internazionale. L’Accordo di Monaco del 1938, nel vano tentativo di contenere le aspirazioni espansioniste della Germania nazista gli concesse l’annessione dei Sudeti, regione della Cecoslovacchia. Ma questo accordo, anziché contenere i nazisti, li spinse a ritenere che potevano conquistare l’Europa e l’Unione Sovietica. Fu il tragico errore che portò il mondo alla seconda guerra mondiale.
Il Presidente ha quindi voluto mettere in guardia il mondo a non ripetere lo stesso drammatico copione con la Russia di Putin che ha attaccato l’Ucraina. Ma la lezione di storia di Mattarella è andata avanti ricordando come fu costruito, dopo la sconfitta del nazifascismo, un nuovo ordine mondiale. Nasce così l’ONU e con essa un complesso sistema di organismi internazionali che hanno l’obiettivo di regolare pacificamente le controversie di varia natura tra gli Stati. Un sistema che, nonostante i suoi limiti e la sua eccessiva burocrazia, nonostante numerosi conflitti locali, ha garantito settanta anni di pace mondiale e di convivenza tra le Nazioni, evitando il confronto armato tra potenze nucleari.
L’Unione Europea, che ha le sue origini in quel contesto, si propose tuttavia di non essere soltanto un consesso internazionale di mediazione tra gli Stati. Essa, progressivamente, ha definito e realizzato la cessione dí sovranità su diverse materie dagli Stati membri alla stessa UE, determinando così non soltanto la sostanziale unificazione del mercato interno, ma anche definendo gli standard di libertà e di democrazia dei suoi membri.
Purtroppo oggi, anche la UE subisce i contraccolpi della crisi di legittimità che tutti gli organismi internazionali stanno subendo a causa dei risorgenti nazionalismi. Questi stanno riproponendo la logica del più forte come metodo per la regolazione degli interessi e dei conflitti. Siamo entrati in un’epoca in cui le grandi potenze globali (USA, CINA, RUSSIA) e le medie potenze regionali (IRAN, ARABIA SAUDITA, TURCHIA, INDIA, ISRAELE, COREA del SUD e del NORD) stanno ridefinendo i loro ruoli e le loro aree di influenza economica, territoriale e persino valoriale, esclusivamente sulla base dei rapporti di forza tra loro e con il resto del mondo. Qui ed ora l’EUROPA si gioca il suo destino.
E’ chiaro a tutti che i singoli Stati europei non hanno nessuna chance di poter giocare un ruolo da protagonisti nello scenario internazionale, al massimo possono fungere da comprimari, ma,molto più probabilmente, il destino che ci attenderebbe in questo scenario e’ quello che il Presidente Mattarella ha definito un “vassallaggio felice”.
Abbiamo il dovere verso le future generazioni, di non abbandonarci a questa triste prospettiva. Abbiamo la responsabilità di mostrare al mondo intero che i valori e le politiche dell’Europa sono a favore di un multilateralismo rispettoso delle culture e delle aspirazioni di tutti i popoli della Terra, che il colonialismo e il neocolonialismo di cui gli Stati europei sono stati protagonisti, non appartiene più al sentire e alle politiche della UNIONE EUROPEA.
La domanda è: ne abbiamo la forza e la volontà? La mia risposta è che ne avremmo la forza ma la volontà è debole. Questa debolezza è dimostrata da diversi Stati europei che malati di nazionalismo e di sovranismo a fasi alterne (tra cui purtroppo anche l’Italia del governo Meloni), tentano di proporsi come interlocutori diretti dei grandi attori globali. La paura, alimentata da questi governi, spaventa gli europei e, spesso, li porta a rinchiudersi nelle loro piccole certezze e agiatezze, sottovalutando da un lato le politiche di asservimento economico, politico e militare che le potenze globali stanno mettendo in campo e, dall’altro, la volontà di riscatto e di riequilibrio cui il cosiddetto “Sud globale” sta dimostrando di voler ambire.

Ciononostante abbiamo ancora la forza per non doverci rassegnare al declino. Un’Europa che ritrovi il suo slancio originario, che compia ulteriori passi verso una più completa integrazione, può ambire ad essere una protagonista nel mondo multipolare. Siamo ancora il più grande mercato del mondo, abbiamo un discreto livello tecnologico (anche se dobbiamo recuperare dei gap in alcuni settori), abbiamo uno stile di vita ed un welfare che sono un modello per tutto il mondo ma che, se vogliamo mantenerlo, abbisogna di politiche di integrazione dei migranti.

Abbiamo infine una potenza militare che se fosse realmente integrata, potrebbe consentire all’Europa non solo di badare alla propria sicurezza ma anche di proporsi, per dirla ancora con Mattarella, come “un saldo riferimento per le politiche di pace e crescita comune. Una custode e una patrocinatrice dei diritti della persona, della democrazia, dello Stato di diritto”. Il passo necessario per poter ambire a questo ruolo è costruire una comune politiche estera a partire dal Mediterraneo, dal Medio Oriente, dall’Est europeo.
E’ dovere di tutti i democratici europei, non importa se di sinistra o liberali, se cristiani o laici o di altre confessioni religiose, far si che l’Unione Europea riesca a fare questo salto di qualità nella sua integrazione e nelle sue aspirazioni. Forse di fronte agli sfrontati attacchi delle oligarchie economiche e tecnologiche che si stanno mettendo al servizio delle autocrazie mondiali, l’Europa potrà trovare la capacità di non condannarsi ad un destino ininfluente.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here